Lo studio per l’infrastruttura elettrica è stato affidato a Entr e Unitech Power Systems

1,5 miliardi di sterline. È la cifra che il progetto Bellrock stima verranno spesi nella catena di approvvigionamento scozzese. Un impegno economico ribadito ad aprile scorso, in occasione della presentazione della domanda di consenso per l’area di sviluppo, e adesso tradotto in un passaggio tecnico concreto: nei giorni scorsi Nadara, uno dei maggiori produttori indipendenti di energia rinnovabile in Europa, ha affidato a Entr – la divisione di consulenza di Aker Solutions – e alla sua controllata Unitech Power Systems gli studi per l’infrastruttura elettrica del parco eolico offshore Bellrock, 120 chilometri al largo dell’Aberdeenshire, in Scozia.

Il parco ha una capacità installata prevista fino a 1,8 GW e appartiene alla schiera dei grandi impianti eolici galleggianti che stanno ridisegnando il Mare del Nord. Dietro i numeri, però, c’è una catena di promesse occupazionali e industriali che merita di essere guardata da vicino, perché è su quelle promesse che si gioca la reputazione – e forse la sostenibilità politica – dell’intera asta ScotWind.

Più che pale: un conto da 2.500 posti di lavoro

Il dato da cui partire non è la potenza, ma l’impatto sulla manifattura locale. Il progetto Bellrock, stando ai documenti depositati presso Marine Scotland, prevede che la sola fase di costruzione dell’infrastruttura del parco attivi un picco di oltre 2.500 posti di lavoro in Scozia e più di 3.800 nell’intero Regno Unito. Sono cifre che raccontano molto della struttura economica di queste operazioni: le turbine galleggianti richiedono fondazioni, ancoraggi, cavi e stazioni elettriche che pesano sulla filiera della meccanica pesante e dell’elettrotecnica, settori dove la Scozia può ancora giocare un ruolo da protagonista se riesce a trattenere la commessa.

Va ricordato che 1,8 GW di capacità installata, per un impianto eolico offshore, non equivalgono a 1,8 GW di produzione continua. Il fattore di capacità nel Mare del Nord si aggira tipicamente attorno al 40-50%, il che significa che Bellrock potrebbe generare fra 6 e 8 TWh all’anno – abbastanza per coprire il fabbisogno di circa due milioni di famiglie britanniche. Ma il passaggio dalla potenza nominale all’energia effettivamente immessa in rete dipende da una lunga catena di decisioni ingegneristiche: ed è qui che entrano in gioco gli studi appena commissionati a Entr e Unitech, che dovranno disegnare l’architettura elettrica per trasportare quell’energia fino alla terraferma riducendo al minimo le perdite e i costi di connessione.

Non è un dettaglio da poco: in un’asta come ScotWind, dove i progetti si contendono porzioni di mare e, in prospettiva, contratti per differenza, la credibilità tecnica dell’infrastruttura elettrica può fare la differenza tra un annuncio e un cantiere vero. E su questo piano la presenza di Aker Solutions, attraverso la controllata Unitech – specializzata in ingegneria dei sistemi di potenza – segnala l’intenzione di Nadara di portare Bellrock allo stadio successivo.

Da BlueFloat a Nadara: il cambio di regia

A scommettere su Bellrock oggi non è più la joint venture originaria tra BlueFloat Energy e Renantis, che nel 2022 si era aggiudicata l’area nell’ambito del leasing ScotWind. Lo scorso anno Nadara ha rilevato la quota di BlueFloat nei progetti eolici galleggianti nel Regno Unito e in Italia, diventandone l’unico proprietario. Nadara, nata dalla fusione tra Renantis e Ventient Energy, ha oggi una capacità installata combinata di 4,2 GW e un portafoglio di sviluppo di 18 GW: numeri che la collocano tra i player europei di peso, ma anche tra quelli che devono dimostrare di saper trasformare la pipeline in megawatt reali senza inciampare nelle strozzature della supply chain.

Il passaggio di proprietà ha semplificato la governance del progetto e ha probabilmente accelerato le scadenze: la domanda di consenso, presentata ad aprile, è ora in fase di determinazione, e l’affidamento degli studi elettrici a luglio suggerisce che Nadara ha intenzione di muoversi con un calendario serrato, per quanto consentito dalla macchina autorizzativa scozzese.

La corsa al gigantismo: Bellrock contro Ossian

Con i suoi 1,8 GW, Bellrock è tra i più grandi parchi eolici galleggianti proposti nelle acque del Regno Unito, ma non il maggiore in assoluto. Nello stesso perimetro di ScotWind si muove Ossian, che arriva a 3,6 GW, il doppio esatto. La differenza di scala non è soltanto un primato statistico: un impianto da 3,6 GW richiede un investimento proporzionalmente più elevato e implica una pressione ancora maggiore sulla disponibilità di navi posacavi, banchine e manodopera specializzata. In questo senso, Bellrock potrebbe giocare la carta della maggiore agilità esecutiva, a patto che la fase autorizzativa non si incagli.

La decisione sul consenso, attesa nei prossimi mesi, è il vero spartiacque. Se arriverà un via libera, i miliardi promessi alla filiera scozzese smetteranno di essere soltanto una stima da presentazione e diventeranno commesse da assegnare. Fino a quel momento, ogni numero – dai 1,5 miliardi di spesa locale ai 2.500 posti di lavoro – resta un’ipotesi ben argomentata, ma ancora sospesa sull’esito di un procedimento amministrativo.