Il bando da 7 milioni si inserisce nella strategia europea del Critical Raw Materials Act
La mappa delle priorità
Il perché di questa scelta è scritto nei documenti che hanno definito le filiere prioritarie. Secondo quanto comunicato da Finlombarda, le tematiche sono individuate sulla base di quattro livelli di programmazione: il Programma Regionale di Gestione dei Rifiuti, il Programma Nazionale di Gestione dei Rifiuti, la Strategia Nazionale per l’Economia Circolare e, per la filiera del recupero delle materie prime critiche, il Critical Raw Materials Act, il regolamento UE 2024/1252. L’aggancio con la normativa europea è esplicito e segnala un allineamento che va oltre la scadenza del singolo bando.
La logica è quella di filiera. Non si finanzia il singolo progetto in astratto, ma interventi che si inseriscono in un ecosistema produttivo già mappato come strategico. Rispetto alla prima edizione, che concentrava le risorse su plastica e tessile, l’estensione ai materiali critici cambia la natura del bando: non più solo riduzione dei rifiuti, ma anche sicurezza degli approvvigionamenti. È un salto di scala che porta la politica regionale dentro una partita fin qui giocata quasi esclusivamente a Bruxelles.
Il bando è finanziato dal PR Lombardia FESR 2021-2027 e la sua approvazione formale è arrivata nei giorni scorsi, con il decreto n. 9121 del 7 luglio 2026. L’architettura finanziaria resta quella dei fondi strutturali europei, ma la regia è regionale. Un equilibrio che permette a Regione Lombardia di muoversi con una certa agilità, almeno sulla carta, nel declinare le priorità europee sul tessuto produttivo locale.
Ottobre, la prova dei fatti
La finestra per presentare domanda si aprirà il 6 ottobre 2026 e si chiuderà il 5 novembre: quattro settimane per preparare i progetti. Un mese non è molto, soprattutto per le piccole e medie imprese che non hanno strutture interne dedicate alla progettazione europea. Il rischio, già osservato in altre misure analoghe, è che le risorse vengano intercettate da una cerchia ristretta di aziende strutturate, lasciando indietro proprio quel tessuto diffuso di PMI che il bando dichiara di voler sostenere.
L’assessore regionale all’Ambiente e Clima, Giorgio Maione, ha sottolineato che con questa iniziativa la Regione Lombardia conferma il proprio ruolo di guida nell’economia circolare, sostenendo «con risorse e strumenti concreti le nostre imprese che vogliono innovare». Il segnale politico è chiaro, ma il vero banco di prova sarà il tiraggio del bando: quanta parte dei 7 milioni verrà effettivamente richiesta? E con quale qualità progettuale?
Il contesto regionale offre alcuni punti di ancoraggio. L’Osservatorio per il Clima, l’Economia Circolare e la Transizione Ecologica, attivato nell’ottobre 2018 e rinnovato a maggio 2023, fornisce un quadro di monitoraggio che potrebbe aiutare a calibrare le politiche. Ma l’esistenza di un osservatorio non garantisce di per sé la capacità delle imprese di tradurre gli indirizzi strategici in progetti cantierabili. La prima edizione del bando, quella da 5 milioni, era stata prorogata fino al 3 settembre 2024: un segnale che la domanda non aveva saturato immediatamente l’offerta, o che i tempi di preparazione erano più lunghi del previsto.
Il punto, per chi osserva il mercato dell’economia circolare lombarda, non è se i 7 milioni verranno spesi. È come verranno spesi, e da chi. La partita si gioca sulla capacità di trasformare le risorse in innovazione di processo e di prodotto, in un contesto in cui i materiali critici richiedono competenze tecniche e filiere di recupero ancora poco mature in Italia. Non sarà l’ultimo bando: l’asticella, con ogni probabilità, si alzerà ancora. Ma il dato da monitorare nelle prossime settimane sarà il tiraggio di ottobre. Perché un bando ben finanziato ma poco utilizzato non è un successo: è un’occasione persa.




