Dal 2021 PAD RES e Kajima legano i due impianti di Koszalin a un mercato da 25,5 GW

Lo scorso 7 ottobre Kajima, insieme al partner PAD RES, principale sviluppatore polacco di energia pulita, ha energizzato due parchi solari da 24 MW complessivi nella contea di Koszalin, in Pomerania Occidentale. A un mese dall’energizzazione, quei 24 MW su circa 28 ettari sembrano una notizia minore. Ma i numeri dell’annuncio ufficiale pubblicato da Kajima raccontano altro: circa 26.000 MWh di produzione annua stimata, equivalente al fabbisogno elettrico di circa 10.000 famiglie; una connessione alla rete di Energa-Operator S.A.; e un contraente EPC, Nomad Electric, già specializzato sui servizi di ingegneria e costruzione per impianti rinnovabili utility-scale.

È il modulo base della nuova fase del fotovoltaico polacco: non più una corsa ai gigawatt annunciati, ma impianti di taglia media costruiti, connessi e in grado di passare di mano con una filiera EPC specializzata. Per capire perché bastano i dati tecnici del progetto, la catena societaria che lo ha prodotto e un numero di sistema: 25,5 GW.

Dentro i due impianti: 24 MW su 28 ettari

I due impianti occupano circa 28 ettari complessivi e sono collegati alla rete elettrica di Energa-Operator S.A. In termini di densità si tratta di circa 0,86 MW per ettaro: un valore ragionevole per il fotovoltaico a terra di questa fascia, dove la distanza tra le file serve a limitare le ombre reciproche e a consentire la manutenzione. La produzione annua stimata è di circa 26.000 MWh, che su 24 MW di capacità significa circa 1.080 ore equivalenti a piena potenza; tradotto in consumi, coprirebbe il fabbisogno elettrico di circa 10.000 famiglie.

A conferma, la scheda di progetto pubblicata da PAD RES riporta per Farma PV Koszalin una potenza complessiva di 24 MW e una superficie di 28 ettari: gli stessi numeri dell’annuncio di energizzazione. Sul fronte realizzativo, Nomad Electric ha agito come contraente EPC su entrambi i progetti, fornendo servizi completi di ingegneria e costruzione per impianti rinnovabili utility-scale. In pratica, un unico soggetto responsabile di progettazione, approvvigionamento e realizzazione fino alla connessione.

È questo il punto da non perdere: quei 24 MW non nascono dal nulla, ma da una catena di controllo e compravendita che vale più della potenza installata.

Da PAD RES a Kajima (e ritorno): la filiera polacca si consolida

Il progetto di Koszalin è l’ultimo anello di una catena societaria attiva dal 2021. Già nel settembre 2021, Griffin — insieme alla società paneuropea di investimento immobiliare e sviluppo Kajima Europe — aveva acquisito una partecipazione di maggioranza in PAD RES. A partire dal 2022, PAD RES ha acquisito 13 progetti per una capacità complessiva di 450 MW con condizioni di connessione alla rete già definite.

E lo sviluppatore non si limita a comprare. Çalık Renewables, azienda turca, è entrata nel mercato energetico polacco rilevando da PAD RES Group un portafoglio solare da 255 MW: i progetti Sztum e Stargard, impianti pienamente operativi nelle regioni della Pomerania e della Pomerania Occidentale, come riportato da IPE Real Assets. La somma investita non è stata resa nota.

Se la filiera si consolida, la domanda diventa un’altra: cosa resta da guadagnare in un Paese che ha già superato i 25 GW? La risposta arriva dai dati di sistema.

25,5 GW e il paradosso del valore

Secondo i dati raccolti da Polskie Sieci Elektroenergetyczne (PSE), l’unico gestore della rete di trasmissione polacco, la capacità solare totale del Paese ha raggiunto i 25,5 GW alla fine dello scorso anno. È un livello che cambia i conti: con oltre 25 GW già installati, i margini non stanno più nell’aggiungere pannelli al parco, ma nel rendere operativi, bancabili e rivendibili gli impianti già connessi o pronti alla connessione.

È qui che si manifesta il paradosso del valore. Chi progetta o gestisce un impianto in Polonia oggi non sta scegliendo soltanto quanto crescere, ma quale qualità di asset mettere a terra: costi di costruzione certi e sotto controllo con un EPC unico, tempi di connessione alla rete, valore di rivendita una volta che l’impianto è in esercizio. La cessione dei 255 MW da PAD RES a Çalık Renewables è un esempio concreto: il valore si sposta sull’impianto già operativo, con i rischi di sviluppo già assorbiti da chi lo ha costruito.

Per un contraente EPC come Nomad Electric, questo significa lavorare su un prodotto ripetibile: impianti di taglia media, ingegneria standardizzata, connessione trattata come vincolo di progetto e non come incognita finale. Per chi installa o gestisce, la domanda non è più “quanto installo”, ma “quanto vale il mio impianto una volta connesso”. È una differenza sottile, che separa un mercato in espansione da una filiera matura.

In Polonia il fotovoltaico non è più una corsa ai gigawatt: è un mercato di asset. Il trade-off concreto, per chi progetta o gestisce, è tra costi di costruzione certi, tempi di connessione e valore di rivendita. I 24 MW di Koszalin, con Nomad Electric come EPC e una connessione a Energa-Operator già in esercizio, sono il modello di impianto che ora fa la differenza.