Il recepimento anticipato della direttiva Ue estende le competenze di Arera anche al settore dell’idrogeno
Venerdì 3 luglio il Consiglio dei ministri ha approvato in via definitiva il decreto legislativo di recepimento della direttiva (UE) 2024/1788, la direttiva originale nota anche come direttiva Green Gas. La scadenza per il recepimento è fissata al 5 agosto 2026: l’Italia chiude la partita con oltre un mese di anticipo, un tempo che nel ciclo legislativo italiano non è mai scontato, soprattutto per un provvedimento che ridisegna l’architettura dei mercati del gas naturale, del gas rinnovabile e dell’idrogeno.
La direttiva, adottata dal Parlamento europeo e dal Consiglio il 13 giugno 2024, rifonde e abroga la precedente direttiva 2009/73/CE sul mercato del gas e modifica la direttiva (UE) 2023/1791. Non si tratta di un semplice aggiornamento: il testo estende per la prima volta il perimetro regolatorio europeo all’idrogeno, affiancandolo al gas rinnovabile e al gas naturale in un quadro normativo unico. L’approvazione italiana, arrivata a ridosso della pausa estiva, è un segnale politico chiaro.
Un mese di anticipo
L’ARERA si allarga
Il cambiamento più rilevante contenuto nel decreto riguarda l’assetto istituzionale. Il testo designa ARERA come autorità nazionale di regolazione anche per l’idrogeno, estendendo formalmente le sue competenze oltre il perimetro tradizionale del gas naturale e dell’energia elettrica. Il Capo X della direttiva (UE) 2024/1788 riformula quanto previsto dal vecchio Capo VIII della direttiva 2009/73/CE e impone a ciascuno Stato membro di designare un’unica autorità di regolazione a livello nazionale. Finora l’idrogeno in Italia è stato oggetto di strategie, piani e progetti — dal PNRR ai bandi IPCEI — ma non aveva un regolatore dedicato. L’estensione delle competenze di ARERA colma questo vuoto.
Per gli operatori la conseguenza pratica è chiara: d’ora in poi esisterà un interlocutore unico per questioni che prima erano disperse tra più enti o semplicemente non regolate — tariffe, accesso alle infrastrutture, unbundling e vigilanza. Non è un’invenzione italiana ma un obbligo comunitario, e il decreto lo attua in modo netto, senza ambiguità. ARERA sarà il regolatore dell’idrogeno esattamente come lo è già per il gas naturale. Un elemento che dovrebbe ridurre l’incertezza normativa, condizione essenziale perché i progetti di produzione e trasporto passino dagli studi di fattibilità ai cantieri.
La scommessa dell’idrogeno
Dall’atto normativo alla realtà dei fatti, però, il percorso resta in salita. L’Italia ha recepito la direttiva Green Gas in anticipo, ma il mercato dell’idrogeno deve ancora nascere. Oggi la produzione di idrogeno verde nel paese è prossima allo zero: i progetti annunciati sono numerosi, le pipeline di finanziamento sono attive, ma gli elettrolizzatori installati sono pochi e di taglia contenuta. Il quadro regolatorio è una condizione necessaria, non sufficiente.
La direttiva impone agli Stati membri di costruire un mercato dell’idrogeno che funzioni con regole simili a quelle del gas naturale: accesso regolato alle reti, separazione tra produzione e distribuzione, tariffe supervisionate. Il problema è che le reti dedicate all’idrogeno sono in gran parte da costruire. Le società di trasporto hanno avviato progetti di riconversione di tratte esistenti e di nuovi hydrogen backbone, ma i tempi sono lunghi e gli investimenti miliardari.
I prossimi mesi saranno decisivi per capire se lo sprint regolatorio italiano si tradurrà in un vantaggio reale. Gli operatori aspettano ora i decreti attuativi di secondo livello — quelli che tradurranno i principi generali in procedure operative, criteri tariffari e specifiche tecniche. La rapidità con cui il ministero e ARERA riusciranno a produrre questi testi sarà il primo indicatore della capacità di passare dalla regolazione agli investimenti.
La direttiva è stata adottata a Bruxelles il 13 giugno 2024: sono passati poco più di due anni, un tempo breve per un provvedimento che ridisegna l’architettura giuridica di un intero settore. L’Italia ha dimostrato di saper correre sul piano normativo. Ora deve dimostrare che la stessa determinazione può essere applicata alla fase esecutiva. Perché la vera scadenza non era il 5 agosto 2026, ma il giorno in cui il primo elettrolizzatore di taglia industriale entrerà in funzione collegato a una rete regolata. E quella data non è ancora stata scritta su nessun calendario.
Il vero test per la direttiva Green Gas non sarà la data di recepimento, ma la capacità di attrarre i primi investimenti. L’asticella è già alta.




