L’approvazione arriva dopo un anno record in cui l’Irlanda ha installato un gigawatt di solare fotovoltaico

Tre giorni fa, il progetto Straboe Solar and Energy Storage di Lightsource bp ha ottenuto l’approvazione di pianificazione dal Carlow County Council. L’impianto prevede 102 megawatt di pannelli fotovoltaici e un sistema di accumulo a batteria da 60 MW.

Il via libera arriva meno di sette mesi dopo che l’Irlanda ha chiuso il 2025 con un dato che ha sorpreso molti osservatori: un gigawatt di nuova capacità solare in un solo anno, un record assoluto. Non è un’accelerazione casuale, ma il riflesso di un mercato che sta cambiando passo, dove l’ibridazione tra generazione e stoccaggio diventa il nuovo standard.

Un GW in un anno: il sorpasso irlandese

I numeri, riportati lo scorso febbraio da PV Magazine, dicono che nel 2025 l’isola ha aggiunto 1 GW di solare. Fino a pochi anni fa la potenza cumulata restava nell’ordine delle decine di megawatt; oggi il salto ridisegna il mix elettrico nazionale e colloca l’Irlanda tra i mercati europei a più rapida crescita fotovoltaica. Lightsource bp, uno dei maggiori sviluppatori di rinnovabili su scala utility, è presente nell’isola dal 2015 e ha costruito e connesso i primi impianti solari utility-scale in Irlanda del Nord. Quell’esperienza ha permesso di accumulare conoscenza della rete e del territorio, preparando il terreno a progetti di taglia e complessità crescenti.

Straboe, con i suoi 102 MW di fotovoltaico, rappresenta circa un decimo della nuova capacità che l’Irlanda ha installato nell’intero 2025. Ma è la componente di storage a segnare il vero scarto: 60 MW di batterie, un rapporto tra accumulo e generazione che fino a ieri era raro vedere in Europa e che ora comincia a diventare il formato privilegiato.

Straboe: 102 MW di sole, 60 MW di batteria

Il progetto, localizzato nella contea di Carlow, non è soltanto un parco solare. L’abbinamento con un sistema di accumulo da 60 MW consente di immagazzinare l’energia prodotta nelle ore centrali del giorno e di reimmetterla quando la domanda — e spesso i prezzi all’ingrosso — sono più elevati. È una configurazione che risponde alle esigenze di EirGrid, il gestore di rete irlandese, alle prese con una penetrazione crescente di fonti intermittenti. Secondo le stime diffuse dalla stessa Lightsource bp, l’impianto genererà energia sufficiente ad alimentare l’equivalente di 26.400 abitazioni all’anno, evitando circa 47.100 tonnellate di CO₂ equivalente su base annua. A queste ricadute ambientali si somma un contributo diretto al territorio: 1,2 milioni di euro in fondi di sviluppo saranno versati al Carlow County Council, una forma di compensazione che gli sviluppatori stanno sempre più spesso includendo per favorire l’accettazione sociale degli impianti.

L’approvazione urbanistica rappresenta, ovviamente, un passaggio essenziale prima dell’avvio del cantiere. Ma quel che conta in prospettiva è il segnale che il progetto manda. Fino a poco tempo fa, il solare irlandese era quasi esclusivamente stand‑alone, pensato per sfruttare le ore diurne e le tariffe incentivanti disponibili. Oggi l’accoppiamento con batterie di taglia rilevante — 60 MW, più della metà della potenza fotovoltaica installata — indica che lo storage non è più un optional, ma un elemento sempre più centrale nei processi autorizzativi e finanziari. Già nel corso del 2025, diversi progetti con accumulo sono entrati in pipeline, ma Straboe è tra i primi di questa dimensione a ottenere il disco verde.

La scelta di Lightsource bp non è tuttavia un esperimento locale. La stessa ricetta si sta replicando altrove, a conferma che il modello ibrido è diventato un format esportabile.

Dall’Irlanda al Queensland: la ricetta ibrida viaggia

Non è un caso isolato. La scorsa settimana, la stessa Lightsource bp ha annunciato di aver iniziato la costruzione del progetto Lower Wonga in Queensland, Australia, un altro impianto ibrido solare‑batteria. I dettagli di potenza per Lower Wonga non sono stati ancora diffusi pubblicamente, ma l’avvio dei cantieri conferma che la formula — solare più accumulo — non è un adattamento dettato dalle specificità irlandesi, bensì una linea di sviluppo globale per l’azienda. L’Irlanda e il Queensland condividono poco in termini di latitudine e struttura di mercato, eppure la strategia è la stessa: affiancare alla generazione fotovoltaica una capacità di storage che permetta di gestire i profili di immissione e di partecipare, in prospettiva, ai mercati dei servizi di bilanciamento.

Nei prossimi mesi, il dato da tenere d’occhio non sarà soltanto la nuova capacità solare installata, ma quanta di questa sarà abbinata a batterie. Il mercato si sta muovendo più in fretta della regolazione, e la tendenza che unisce gli annunci di Carlow e del Queensland suggerisce che l’accumulo smetterà presto di essere un elemento differenziante per diventare requisito standard nelle aste e nei progetti. Chi saprà integrare lo storage fin dalla fase di sviluppo avrà un vantaggio competitivo non trascurabile.