Il progetto da 240 milioni di euro sorgerà accanto alla raffineria Isab di Priolo, con produzione commerciale prevista nella prima

Hai sentito parlare dell’idrogeno verde: forse ti è sembrato l’ennesima promessa tecnologica, soprattutto dopo che decine di progetti sono stati cancellati in Europa. Ma se ti dicessi che in Sicilia stanno costruendo un impianto che potrebbe cambiare il modo in cui viene raffinata la benzina che metti nel serbatoio? A Priolo, nel siracusano, il progetto HYNEGO sta andando avanti nonostante tutto: un impianto di elettrolisi da 100 MW che produrrà idrogeno rinnovabile per il più grande complesso petrolchimico dell’area. E nei giorni scorsi si è aperta una nuova fase, con l’uscita del partner svizzero Axpo e l’avvio di trattative per una nuova partnership.

Un settore che arranca

Per capire la portata di questo progetto, bisogna prima guardare alla situazione del settore idrogeno. Nel 2025 sono stati cancellati pubblicamente circa 50 progetti in Europa. Tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, l’industria europea dell’idrogeno è tornata alla fase pilota: gli investitori hanno iniziato a ritirarsi, spaventati da costi ancora alti e da una domanda che tarda a decollare. Insomma, l’entusiasmo di qualche anno fa si è molto raffreddato. E allora perché Priolo va avanti?

La scommessa da 240 milioni

La risposta è in un sito industriale che conosciamo bene, quello di Priolo-Augusta, dove da quasi un secolo il petrolio detta le regole. Qui nascerà il più grande elettrolizzatore d’Italia e uno dei più grandi d’Europa, con una capacità iniziale di 100 MW. Parliamo di un impianto che richiederà più di 200 milioni di euro di investimento e che fornirà idrogeno verde alla raffineria ISAB, la più grande dell’area, con un accordo di fornitura a lungo termine.

Il progetto HYNEGO è nato nel 2021 da un’iniziativa di ENEGO, una piattaforma di investimenti francese attiva nella transizione energetica. Già nella primavera del 2024, Axpo aveva firmato un accordo di cooperazione con ENEGO per studiare la fattibilità dell’impianto, che si inserisce nella cosiddetta “hydrogen valley” tra Catania e Siracusa. La scorsa settimana, Axpo è uscita dal progetto e si sta negoziando una nuova partnership continuativa. Secondo Alfonso Morriello, gli investimenti complessivi per l’hub di Priolo sono nell’ordine dei 240-250 milioni di euro.

L’impianto sarà costruito in un’area adiacente al complesso petrolchimico e la produzione commerciale di idrogeno rinnovabile è prevista nella prima metà del 2030. I tempi non sono brevi, ma i numeri sono concreti: 100 MW di elettrolisi non sono un progetto pilota, sono scala industriale. E il fatto che il progetto vada avanti mentre altri arretrano dice qualcosa di importante sulla solidità dell’iniziativa.

Dalla raffineria alla tua bolletta

L’impianto di Priolo non è un caso isolato: fa parte di una strategia nazionale che potrebbe presto toccare i prezzi dell’energia e il lavoro in settori ad alta intensità di emissioni. La Commissione Europea ha approvato il piano italiano da 6 miliardi di euro per la produzione di idrogeno verde. Secondo la Commissione Europea, l’obiettivo è sostenere 200.000 tonnellate di idrogeno verde all’anno tramite contratti per differenza bidirezionali: un meccanismo che garantisce un prezzo stabile ai produttori, riducendo il rischio per chi investe.

E il territorio intorno a Priolo si sta già muovendo. Lo scorso maggio, Ludoil Capital ha firmato un accordo per acquisire la partecipazione di Goi Energy in Isab, la società che possiede la raffineria di Priolo Gargallo, riportando in mani italiane un asset strategico. L’idrogeno prodotto dall’impianto HYNEGO servirà proprio a decarbonizzare i processi di raffinazione, con un impatto diretto sull’impronta ambientale dei carburanti che usiamo ogni giorno.

Per dare un termine di paragone, in Abruzzo sta nascendo il progetto Valle Peligna, uno dei più grandi impianti di idrogeno in Italia con un elettrolizzatore da 30 MW alimentato da un impianto solare da 45 MWp, capace di produrre fino a 12 tonnellate di idrogeno al giorno. Priolo, con i suoi 100 MW, è più del triplo.

Cosa significa tutto questo per chi paga una bolletta o fa il pieno alla macchina? Significa che la transizione energetica sta entrando in una fase diversa: non più solo annunci e progetti pilota, ma impianti che producono e contratti che legano la produzione a settori che l’idrogeno lo useranno davvero, come le raffinerie. Se il meccanismo dei contratti per differenza funzionerà, il costo dell’idrogeno verde potrà scendere progressivamente, e con esso il costo dei prodotti industriali che lo utilizzano. Non domani, ma nella prima metà del prossimo decennio sì.

La prossima volta che sentirete parlare di idrogeno, non pensate a un futuro lontano: a Priolo stanno già gettando le fondamenta. E anche se non lo vediamo, potrebbe essere l’inizio di un cambiamento che arriva fino alle nostre case.