Il progetto LEONE riunisce cinque realtà venete per trenta mesi di ricerca su componenti e materiali degli elettrolizzatori, con l’obiettivo
C’è un numero che misura meglio di tante slide la distanza tra i proclami sull’idrogeno verde e la realtà: 27 tonnellate al giorno. È la produzione italiana a febbraio di quest’anno secondo gasworld Intelligence, un dato minuscolo se messo accanto ai piani che puntano a superare le 1.500 tonnellate giornaliere entro il 2030. Per un’impresa veneta che valuta l’idrogeno come alternativa al gas, il dubbio non è tecnologico ma pratico: i progetti in partenza servono a colmare quel vuoto o soltanto a raccontarlo? Nei giorni scorsi, con il supporto dell’UE, è stato lanciato il progetto di ricerca LEONE, guidato dal gruppo Pietro-Fiorentini: cinque realtà venete, trenta mesi di lavoro e un bando regionale da 5 milioni di euro in cui il progetto ricade.
Il peso di 27 tonnellate al giorno
Il dato è scomodo perché non racconta un futuro lontano: è il punto di partenza reale. Se l’obiettivo è portare online oltre 1.500 tonnellate al giorno entro il 2030, il rapporto tra ambizione e realtà è di circa 55 a 1. In mezzo ci sono anche norme appena diventate operative: il decreto attuativo italiano sull’idrogeno verde è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 20 gennaio ed è entrato in vigore il 4 febbraio. Chi deve decidere se mettere un elettrolizzatore accanto ai propri consumi di gas guarda a due cose: quanto costa oggi e chi sarà in grado di fornirlo domani. Su entrambe, l’Italia parte indietro.
Proprio per questo, qualcuno in Veneto ha deciso di non aspettare i tempi di Bruxelles. La domanda non è più se l’idrogeno verde arriverà, ma se quando arriverà ci sarà una filiera locale in grado di consegnarlo a un prezzo sensato.
Un cantiere di trenta mesi, non un annuncio
È la parte concreta della storia. Sotto la guida di Pietro-Fiorentini, il consorzio riunisce cinque organizzazioni della regione — tra cui Athena, 2RZ e l’Università di Padova — per un programma di ricerca industriale e innovazione della durata di trenta mesi, cofinanziato da Regione Veneto attraverso il PR FESR 2021–2027, Azione 1.1.1 sub B – Idrogeno, nell’ambito della Strategia di Specializzazione Intelligente S3 2021–2027. Il lavoro si concentra su componenti di stack, materiali per il balance of plant, celle, membrane, elettrodi e altri sistemi di supporto: in altre parole, sui pezzi che determinano quanto un elettrolizzatore costa da costruire, quanto dura nel tempo e quanti materiali preziosi consuma.
Non si parte da zero, almeno per il gruppo capofila. Hyter, azienda operante nel settore dell’idrogeno dal 2011, è entrata nel Gruppo Pietro Fiorentini nel luglio 2021 e ha già guidato il progetto SIRIUS, vincitore di un bando MITE sulla ricerca sull’idrogeno, con un finanziamento superiore ai due milioni di euro (2.128.891,25 €). Resta da capire se trenta mesi basteranno a incidere sui costi finali, perché la partita non si gioca solo nei laboratori veneti.
L’ironia dei costi
Dai laboratori veneti alla geografia industriale il passo è breve. Secondo l’IEA, lo scorso giugno la Cina deteneva il 60% della capacità manifatturiera globale di elettrolizzatori, contro il 20% dell’Europa e il 10% degli Stati Uniti. E il divario non è solo quantitativo: nel 2025 installare un elettrolizzatore di produzione cinese in Cina costava tra 500 e 1.100 dollari per kW, mentre per i sistemi prodotti fuori dalla Cina si andava da 1.900 a 2.500 dollari per kW. In pratica, lo stesso componente può costare più del triplo a seconda di dove viene fabbricato. È un’ironia difficile da ignorare: mentre il Veneto avvia un progetto di trenta mesi, la Cina produce sei elettrolizzatori su dieci e a costi nettamente più bassi.
Per chi fa impresa in Veneto, LEONE non è una promessa ma una scadenza. I prossimi trenta mesi diranno se l’idrogeno verde può diventare una voce di costo energetico competitiva o se il divario con la Cina è già troppo largo. Non serve aspettare l’idrogeno del futuro: serve capire subito se questo progetto tocca davvero la bolletta.




