Il prezzo dell’idrogeno a basse emissioni resta sopra i 5 dollari al chilo, mentre il CBAM entra nella fase definitiva

Una tonnellata di ammoniaca convenzionale vale circa 1,8 tonnellate di CO2 — un costo di conformità significativo nel sistema ETS europeo. Per renderla pulita servirebbe idrogeno a basse emissioni di carbonio intorno a 2 dollari al chilo, ma il mercato viaggia sopra i 5. È in questo spread di pochi dollari che si gioca il futuro dell’azoto europeo. Lo documenta un’analisi sulla transizione dell’ammoniaca europea pubblicata lo scorso 19 agosto su World Fertilizer.

La soglia dei 2 dollari

Il parametro è semplice da formulare e duro da accettare: la produzione europea di ammoniaca pulita diventa economicamente competitiva solo quando il costo dell’idrogeno a basse emissioni di carbonio scende a circa 2 dollari al chilo, un livello nettamente inferiore alle attese per l’idrogeno rinnovabile. Le proiezioni riportate nell’analisi collocano l’idrogeno prodotto da elettrolisi rinnovabile vicino a 5 dollari al chilo o sopra, per effetto dei costi di capitale degli elettrolizzatori e del prezzo elevato dell’elettricità in molti mercati europei. Lo spread tra 2 e 5 dollari è, in pratica, la distanza tra un’ammoniaca decarbonizzata e un’ammoniaca che continua a emettere.

Non è una questione di chimica. Gli studi di ingegneria ed economia condotti da Kinetics Process Improvements (KPI) — conversione completa per un impianto europeo da 1.600 tonnellate al giorno, progettazione di sistemi di cattura e stoccaggio della CO2, integrazione di idrogeno blu e verde — confermano che la transizione è tecnicamente fattibile ma economicamente dipendente dalla disponibilità di idrogeno ed elettricità a prezzi competitivi. Se l’idrogeno non scende sotto i 2 dollari al chilo, la partita per i produttori europei si sposta sulla concorrenza con la produzione fossile a costi inferiori.

Il paradosso del CBAM

Le proiezioni sull’idrogeno pulito non si muovono abbastanza in fretta, ma il quadro regolatorio europeo è già cambiato. Il Carbon Border Adjustment Mechanism ha operato in fase transitoria dal 2023 al 2025; dal 1° gennaio 2026 si applica nel regime definitivo. Il passaggio al meccanismo pieno avviene però mentre la capacità produttiva interna mostra segni di tensione: Yara ha ridotto l’utilizzo della capacità europea di ammoniaca a circa il 35% a causa dei prezzi record del gas, tagliando una capacità annua equivalente a 3,1 milioni di tonnellate di ammoniaca e 4,0 milioni di tonnellate di prodotti finiti.

I volumi di importazione di ammoniaca nell’UE, segnala l’analisi, erano già aumentati tra il 2024 e il 2025, con una tendenza che ci si attende prosegua. E il paradosso si chiude qui: lo strumento pensato per livellare il costo del carbonio tra produttori interni e importatori entra a regime quando le importazioni sono in crescita e la capacità locale è compressa. Sospenderlo, senza fermare la riduzione delle quote del sistema ETS UE, ridurrebbe — come ha avvertito Svein Tore Holsether, CEO di Yara — la competitività dei produttori europei. Senza quel meccanismo, i produttori UE resterebbero esposti alla concorrenza di chi non paga il carbonio.

Il conto sul campo

Dal paradosso regolatorio si passa al conto economico. Già da gennaio 2026, le aziende dell’UE devono acquistare certificati CBAM corrispondenti al contenuto di carbonio dei fertilizzanti importati. I prezzi di questi certificati saliranno, secondo le proiezioni, a 140 euro per tonnellata di CO2 equivalente entro il 2030, allineandosi al prezzo del sistema ETS. Non è un costo marginale: è il trasferimento, alla frontiera, del prezzo del carbonio che l’Europa ha scelto di applicare anche alle merci in ingresso.

Le conseguenze sui numeri dell’agricoltura sono quantificate in una simulazione pubblicata sul Journal of Agricultural Economics: l’uso complessivo di fertilizzanti azotati minerali nell’UE dovrebbe diminuire del 22%, in parte sostituiti dal letame. La combinazione tra la graduale eliminazione delle quote gratuite e il CBAM è proiettata a raddoppiare i prezzi dei fertilizzanti azotati minerali, con un taglio della produzione interna dell’UE di circa il 21,4%, una riduzione delle importazioni di circa il 37% e una contrazione del reddito agricolo di circa il 7,7%.

Un segnale che il mercato dell’ammoniaca pulita non sia del tutto assente arriva da CF Industries, che ha segnalato la vendita di carichi di ammoniaca a basse emissioni certificate a un prezzo premium rispetto all’ammoniaca convenzionale a clienti in Africa e in Europa. Il premium riconosciuto mostrava che una domanda disposta a pagare di più per il prodotto certificato esisteva, ma si tratta di un segnale puntiforme rispetto al saldo complessivo. Per l’agricoltura europea, nei numeri della simulazione, il passaggio al regime definitivo del CBAM si traduce in un reddito in calo di quasi 8 punti.

In sostanza, il CBAM non funziona come un interruttore. È un trasferimento di costi che raddoppia i prezzi dei fertilizzanti azotati, contrae produzione e importazioni e lascia il reddito agricolo in calo di quasi 8 punti, mentre l’ammoniaca pulita resta una promessa tecnica appesa al prezzo dell’idrogeno. Fino a quando il costo dell’idrogeno a basse emissioni non scenderà sotto i 2 dollari al chilo, il divario tra ammoniaca convenzionale e pulita continuerà a essere una questione di aritmetica, non di volontà.