L’acquisizione da 99,4 milioni di sterline ha cambiato la capacità negoziale dell’azienda

Nel 2025, in tutta Europa, sono stati contrattati appena 500 megawatt di capacità eolica offshore attraverso power purchase agreement aziendali. Cinquecento megawatt: meno della potenza di una singola grande wind farm, meno di quanto basterebbe a tenere acceso il dibattito sulla transizione energetica in una qualsiasi capitale europea. Secondo i dati raccolti da S&P Global Energy, si tratta di un valore che fotografa un mercato anemico, quasi fermo. È in questo deserto che, nei giorni scorsi, Good Energy ha annunciato il più grande contratto di fornitura della sua storia, un PPA da 400 GWh firmato con Ørsted. La notizia non è solo il contratto, ma chi lo ha reso possibile.

Il deserto dei PPA eolici

Il dato dei 500 MW contrattati in un anno intero su scala continentale va letto con attenzione. Non si tratta di potenza installata — quella continua a crescere, spinta dalle aste pubbliche e dagli obblighi normativi — ma di volumi scambiati direttamente tra produttori e grandi acquirenti privati attraverso contratti di lungo termine. Il PPA aziendale è lo strumento con cui un’azienda compra energia rinnovabile direttamente da chi la produce, scavalcando in parte i mercati all’ingrosso, e nel 2025 questo canale per l’eolico offshore si è quasi prosciugato. Le ragioni sono note a chi segue il settore: costi di costruzione ancora alti, tassi di interesse che non danno tregua, incertezza sui prezzi futuri dell’elettricità. Il risultato è che pochi sviluppatori sono disposti a vendere a termine a prezzi che gli acquirenti considerano accettabili, e pochi acquirenti sono disposti a comprare a termine a prezzi che gli sviluppatori considerano sostenibili. Uno stallo.

Eppure, proprio in questo contesto, un fornitore britannico relativamente piccolo come Good Energy è riuscito a strappare un accordo che, per i suoi standard, non ha precedenti.

Il colpo di Good Energy

L’intesa con Ørsted vale 400 GWh — un volume che, per dare un ordine di grandezza, equivale a circa quattro volte il precedente accordo tra le due società, firmato nel 2023, che garantiva a Good Energy 110 GWh all’anno dalla wind farm Hornsea 1, nel Mare del Nord. Il nuovo PPA, ha spiegato la stessa Good Energy, sosterrà l’espansione della società sia verso le utenze domestiche sia verso i grandi consumatori, inclusi i data center. Non è un dettaglio: i data center stanno diventando il motore più aggressivo della domanda di energia pulita in Europa, e avere un contratto di questa portata significa potersi sedere a quei tavoli.

Ma la vera chiave di lettura è un’altra. Il 27 gennaio 2025 Good Energy è stata acquistata per 99,4 milioni di sterline da Esyasoft, società con base a Dubai che fa capo alla International Holding Company di Abu Dhabi, presieduta dallo sceicco Tahnoun bin Zayed Al Nahyan, figura centrale dell’establishment economico emiratino. L’acquisizione, formalizzata a inizio 2025, ha cambiato la capacità finanziaria e negoziale di un’azienda che fino a quel momento era un fornitore indipendente attento alla sostenibilità, fondato da Dale Vince, con un posizionamento più da pioniere etico che da peso massimo del mercato energetico. Con i capitali di Abu Dhabi alle spalle, Good Energy ha potuto guardare a un PPA da 400 GWh non come a un azzardo, ma come a un’operazione coerente con una nuova scala di ambizioni.

Ørsted, dal canto suo, è il più grande sviluppatore di eolico offshore al mondo e ha nel Regno Unito un portafoglio che include alcuni dei parchi più produttivi del pianeta. Walney Extension, inaugurato il 6 settembre 2018 al largo della Cumbria, fu all’epoca il più grande parco eolico offshore del mondo. L’azienda danese conosce bene il mercato britannico e sa valutare la solidità di una controparte. Il fatto che abbia scelto di vincolarsi a Good Energy — ora parte della galassia IHC — con un contratto di queste dimensioni segnala che la nuova proprietà è stata presa sul serio.

L’operazione ha anche un valore di mercato più ampio. Dimostra che in un momento in cui i PPA offshore languono, l’ingresso di capitali mediorientali pazienti e abbondanti può sbloccare transazioni che altrimenti non si farebbero. Non è una dinamica nuova in termini assoluti — gli investitori del Golfo sono presenti nel settore energetico europeo da anni — ma vederla applicata a un PPA aziendale di questa scala, con un acquirente relativamente piccolo diventato improvvisamente credibile, è un segnale che merita attenzione.

La soglia dei 110 euro

Guardando avanti, c’è un numero che aiuta a mettere a fuoco lo scenario. Precedenti rapporti di S&P Global Energy indicano che i PPA aziendali decennali per progetti eolici offshore nel Regno Unito con messa in servizio prevista per il 2028 sono attesi intorno a 110 EUR/MWh. È una soglia elevata, figlia proprio di quei costi di costruzione e di capitale che hanno congelato il mercato nel 2025. Ma è anche una soglia che, se confermata, rende i PPA offshore britannici un asset interessante per chi ha liquidità da investire e un orizzonte temporale lungo — esattamente il profilo di un fondo sovrano o di una holding come IHC.

Se i prezzi resteranno sopra quella linea — e tutto, dai tassi ai costi delle materie prime, suggerisce che resteranno alti ancora per un po’ — il mercato europeo dei PPA eolici offshore potrebbe attrarre una nuova ondata di capitali mediorientali. Good Energy, con il suo contratto record, è il primo caso di studio di questa traiettoria. Non è detto che sia l’ultimo.