Un investitore ha appena firmato un contratto da 7,5 milioni per 22 MW di fotovoltaico a Bologna

«Il fotovoltaico? Troppo complicato per la mia azienda». È un pensiero che attraversa la testa di tantissimi piccoli e medi imprenditori italiani, soprattutto quando sentono parlare di iter autorizzativi, connessioni alla rete, costi iniziali. Eppure, nei giorni scorsi, in provincia di Bologna qualcuno ha appena firmato un contratto per 22 megawatt di nuovi pannelli. L’EPC contractor veneto Espe ha sottoscritto due nuovi contratti con un independent power producer per la realizzazione di due impianti fotovoltaici a terra, con strutture a inseguitore solare, per una potenza complessiva di 22,1 MW e un valore di 7,5 milioni di euro. Lavori che saranno completati entro il 2027. Se un investitore professionale mette sul tavolo oltre 7 milioni per un singolo progetto, forse conviene aggiornare l’idea che abbiamo del fotovoltaico in Italia.

Un dubbio che frena (e i numeri che lo sciolgono)

Il dubbio del «troppo complicato» è comprensibile, ma i numeri raccontano una storia diversa. I due nuovi impianti bolognesi, che sorgeranno su terreni in provincia, non sono esperimenti pionieristici: sono progetti industriali con tempi e costi certi, finanziati da un independent power producer che punta a rientrare dall’investimento vendendo l’energia prodotta. E non è un caso isolato: oggi il portafoglio ordini complessivo del gruppo Espe, con esecuzione prevista entro fine 2027, ammonta a circa 124,4 milioni di euro. Il 98% di questi lavori riguarda esattamente il fotovoltaico. C’è una domanda che corre, insomma, e corre su binari molto concreti: cantieri, moduli, cabine elettriche, collaudi. Niente che un’impresa ben organizzata non possa gestire, se affiancata dal partner giusto. Ma cosa rende un’azienda il partner giusto?

La cassetta degli attrezzi: esperienza e soluzioni «plug-and-play»

Dietro la firma di Bologna non c’è una scommessa sul futuro, ma una cassetta degli attrezzi costruita in più di vent’anni. Espe ha installato il suo primo impianto fotovoltaico chiavi in mano già nel 2003, quando i moduli solari in Italia si contavano quasi sulle dita di una mano. Era un piccolo impianto da 17 kWp, ma ha segnato l’inizio di un percorso che nel 2024 ha portato l’azienda alla quotazione alla Borsa di Milano, nel segmento EGM. Non è un dettaglio da addetti ai lavori: significa che oggi Espe ha bilanci certificati, procedure di controllo qualità e una struttura pensata per gestire commesse sempre più grandi, senza improvvisazioni.

Poi ci sono le soluzioni che fanno la differenza in cantiere, quelle che semplificano la vita a chi l’impianto lo deve realizzare — o lo deve far realizzare. Le cabine elettriche prefabbricate Power Skid e Power Shelter, ad esempio, sono unità completamente assemblate e collaudate in fabbrica, pronte per essere allacciate. Arrivano in cantiere, si posano, si collegano: niente muratori, niente opere civili che allungano i tempi e fanno lievitare i costi. È un approccio che ha già dato risultati tangibili. La scorsa estate, in Veneto, Espe ha inaugurato un impianto fotovoltaico da 17,6 MW su un’area industriale dismessa, realizzato per conto del Gruppo Chiron Energy: 24,5 GWh di energia pulita all’anno, pari al fabbisogno di oltre 9.000 famiglie, su un suolo che prima era solo cemento abbandonato. Un progetto complesso, portato a termine con una logica industriale, non artigianale.

Quando la qualità batte il ribasso

A chi pensa che nel fotovoltaico vinca sempre e solo il prezzo più basso, conviene dare un’occhiata a quanto accaduto lo scorso febbraio sulla rete autostradale italiana. Espe si è aggiudicata il Lotto 2 della gara per l’autostrada A4, indetta da Autostrada Brescia Verona Vicenza Padova S.p.A., per realizzare impianti fotovoltaici abbinati a sistemi di accumulo a batteria lungo il tracciato. Il valore della commessa è di circa 10 milioni di euro. La cosa interessante è come è stata vinta: l’aggiudicazione, ha spiegato l’azienda, è avvenuta «sulla base di criteri che hanno attribuito un peso largamente prevalente alla componente tecnico‑qualitativa, pari a circa il 90% del punteggio complessivo». In pratica, chi ha scelto ha guardato alla competenza molto più che allo sconto in offerta. Per un’impresa che sta valutando se investire nel solare, è un segnale forte: il mercato premia chi sa fare, non chi promette e basta.

Forse, per chi pensa ancora che il fotovoltaico sia un lusso per pionieri o un ginepraio burocratico, è arrivato il momento di guardare oltre il prezzo — e oltre i luoghi comuni. La transizione energetica non si fa solo con gli incentivi, ma con aziende che hanno le competenze per realizzare impianti funzionanti, rispettando tempi e budget. Per le imprese italiane, il messaggio è più terra terra di quanto sembri: il fotovoltaico è già qui, concreto e accessibile. Basta scegliere il compagno di viaggio giusto.