L’Europa punta a 50 Hydrogen Valleys entro il 2030, con 28 già finanziate in 18 paesi
Bolletta alle stelle, incentivi da decifrare e una nuova tecnologia “rivoluzionaria” ogni settimana. L’idrogeno, in particolare, è il classico argomento che sembra sempre lì lì per partire ma non decolla mai. Poi, all’improvviso, arrivano numeri che fanno meno rumore dei proclami ma sono molto più concreti. La scorsa settimana, il programma PDA ha portato a 28 il numero di Hydrogen Valleys sostenute, distribuendole su 18 paesi europei. Non è un traguardo simbolico: è un pezzo di Europa che mette altro carburante nel motore.
La scommessa silenziosa dei 28
Ecco cosa sta succedendo davvero. Con il secondo bando, il portafoglio del PDA (Project Development Assistance) si è allargato a sette paesi che prima non c’erano: Belgio, Croazia, Cipro, Repubblica Ceca, Finlandia, Lussemburgo e Romania. Sommando i due bandi, siamo a 28 Hydrogen Valleys sostenute con assistenza tecnica e risorse pubbliche. Il supporto operativo per i progetti appena selezionati partirà a settembre 2026, dopo una fase di scoping e la firma di una dichiarazione di collaborazione. Nel frattempo, la Commissione europea continua a puntare dritto all’obiettivo dichiarato: avere 50 Hydrogen Valleys in costruzione o già operative entro il 2030.
Se il traguardo può sembrare ancora lontano, basta guardare cosa è successo negli ultimi due anni per capire che la musica sta cambiando. Già nell’ottobre 2025 il primo bando della Hydrogen Valleys Facility aveva raccolto 36 domande e finanziato 15 valli in 8 paesi, dopo che nel 2023 la Commissione aveva destinato 200 milioni aggiuntivi al Clean Hydrogen Partnership tramite REPowerEU proprio per raddoppiare il numero di Hydrogen Valleys in Europa. Un rapporto pubblicato due settimane fa dalla piattaforma H2V aggiunge due dati che spiegano meglio di tante parole la fase attuale: la quota di valli operative sulla piattaforma è raddoppiata rispetto al 2024, passando dal 9% al 18%, e il 37% dei progetti ha ormai superato la decisione finale di investimento. Tradotto: non siamo più nella fase dei powerpoint e delle promesse, ma in quella dei cantieri e dei contratti.
Dall’altra parte dell’Atlantico
E infatti il contrasto è netto. Mentre l’Europa aggiunge mattoni, gli Stati Uniti ne hanno tolti parecchi. Già a marzo 2025 il Dipartimento dell’Energia aveva proposto di cancellare miliardi di dollari di finanziamenti per quattro dei sette hub regionali per l’idrogeno pulito. Nello specifico, l’amministrazione ha raccomandato di eliminare il sostegno agli hub di California, Pacific Northwest, Mid-Atlantic e Midwest. Non si tratta di semplici ritocchi al bilancio: è una marcia indietro che ridisegna la mappa della competitività su una tecnologia dove l’Europa, per una volta, sta provando a tenere il passo senza dipendere da nessuno.
Questa forbice tra le due sponde dell’Atlantico non è soltanto una curiosità geopolitica. Quando un partner commerciale come gli Stati Uniti decide di ridurre gli investimenti in un settore, si creano spazi che qualcun altro può occupare. Le imprese europee, e italiane in particolare, hanno davanti una finestra di tempo in cui la domanda di tecnologie, componenti e servizi legati all’idrogeno crescerà grazie alla spinta pubblica, con meno concorrenza americana a contendersi i mercati extraeuropei. È una dinamica che ricorda, in piccolo, quella vista con le batterie al litio qualche anno fa, quando l’Europa ha deciso di creare una filiera propria per non restare a guardare.
E tu, cosa ci guadagni?
La risposta è meno ovvia di quanto sembri. Non serve avere in tasca un brevetto sugli elettrolizzatori per intercettare quello che sta diventando un mercato concreto. L’assistenza tecnica del PDA e i finanziamenti comunitari che stanno dietro le Hydrogen Valleys significano che a partire da settembre 2026 partiranno gare, commesse e collaborazioni industriali in una ventina di paesi. Un’azienda metalmeccanica, un installatore di impianti, una software house che sviluppa sistemi di monitoraggio: tutti possono trovare spazio in una catena del valore che l’Europa vuole portare a 50 poli produttivi entro il 2030, un numero paragonabile a quello degli stabilimenti siderurgici o dei grandi impianti chimici oggi attivi nel continente.
Non stiamo parlando di scommesse tecnologiche con ritorni tra dieci anni. Stiamo parlando di progetti che hanno già ricevuto una decisione finale di investimento per oltre un terzo del portafoglio e che, nei prossimi mesi, entreranno nella fase realizzativa. Per le imprese italiane, ignorare questa accelerazione significherebbe restare fuori da un mercato che l’Europa sta costruendo con la stessa determinazione vista in passato per l’acciaio o i semiconduttori. Nel 2023 erano 9 le valli finanziate, oggi sono 28, domani saranno 50. L’idrogeno non è più solo una promessa: i progetti ci sono, i finanziamenti pure.



