Il progetto da 1,6 gigawatt nel Mare del Nord non basta a colmare il buco lasciato dall’asta fallita dell’agosto 2025
A fine luglio, RWE ha annunciato che la prima elettricità dal parco eolico offshore Nordseecluster A è stata immessa nella rete tedesca. Seicentosessanta megawatt di nuova capacità installata a circa cinquanta chilometri dall’isola di Juist, nel Mare del Nord. Un traguardo tecnico che l’azienda ha celebrato come si conviene a un progetto da oltre un miliardo di euro. Eppure, proprio mentre le turbine cominciavano a produrre, il quadro dell’eolico offshore tedesco restava inchiodato a una verità scomoda: l’obiettivo dei 30 gigawatt installati entro il 2030 non sarà raggiunto.
Un record che non basta
Il Nordseecluster A dovrebbe essere completamente collegato alla rete all’inizio del 2027. La seconda fase — Nordseecluster B — aggiungerà altri 900 megawatt, con operazioni commerciali previste per l’inizio del 2029. A regime, i due parchi genereranno circa 6,5 terawattora di elettricità all’anno, una produzione paragonabile al consumo annuo di quasi due milioni di famiglie tedesche. Numeri solidi, che farebbero del Nordseecluster uno dei complessi eolici offshore più grandi d’Europa.
Ma il contesto in cui questa elettricità entra in rete è tutt’altro che rassicurante. L’associazione di categoria BWO ha avvertito già nei mesi scorsi che l’obiettivo di 30 GW entro il 2030 sarà mancato. Le cause sono due: ritardi accumulati nelle connessioni alla rete e, soprattutto, il fallimento dell’asta dell’agosto 2025, in cui non è arrivata alcuna offerta. Mancano all’appello diversi gigawatt che avrebbero dovuto essere assegnati proprio in quella tornata. Il Nordseecluster A, per quanto imponente, copre solo una frazione di quel buco.
La scommessa norvegese
Il Nordseecluster non è soltanto un impianto: è una joint venture che ha attirato uno dei maggiori investitori istituzionali del pianeta. RWE detiene il 51% del progetto, mentre il restante 49% è in mano a Norges Bank Investment Management, il fondo sovrano norvegese che gestisce i proventi del petrolio di Oslo. Annunciato nel marzo 2025, l’accordo tra RWE e Norges Bank Investment Management prevede un esborso di circa 1,4 miliardi di euro da parte di NBIM per entrare sia nel Nordseecluster sia nel progetto danese Thor. È il genere di cifra che segnala quanto il capitale istituzionale — paziente, trentennale, poco incline alle mode — abbia cominciato a prendere posizione nell’eolico offshore europeo.
La decisione finale di investimento per l’intero Nordseecluster, da 1,6 gigawatt complessivi, era stata presa da RWE già nel maggio 2024, prima ancora che il fondo norvegese formalizzasse il proprio ingresso. L’arrivo di NBIM non ha modificato la tempistica del progetto, ma ne ha cambiato la natura finanziaria: con un partner che ragiona in orizzonti che vanno ben oltre il singolo ciclo politico, il Nordseecluster diventa un banco di prova per un modello in cui il capitale dei fondi sovrani si innesta sulle competenze industriali di un grande utility europeo.
Le turbine scelte per entrambe le fasi del cluster sono fornite da Vestas. Per la fase B, la produzione di alcuni componenti è già iniziata; l’installazione delle fondazioni comincerà l’anno prossimo, seguita dalle 60 turbine previste per il 2028. Il cronoprogramma, al momento, sembra essere rispettato. Ma rispettare i tempi del singolo progetto non basta a colmare il ritardo sistemico che la BWO denuncia.
La corsa ai gigawatt
Se il Nordseecluster A è il primo passo, l’ambizione di RWE è tarata su una scala molto diversa. Nel novembre 2024, il COO dell’azienda ha dichiarato che l’avvio della fase B ha portato il portafoglio di progetti offshore in esecuzione a 4,8 GW. L’obiettivo dichiarato da RWE è triplicare la capacità operativa offshore entro il 2030, passando da circa 3,3 gigawatt attuali a 10 gigawatt. Significa installare, in poco più di cinque anni, più del doppio di quanto costruito finora. Un ritmo che richiederebbe condizioni di mercato, autorizzative e infrastrutturali ben diverse da quelle che hanno affossato l’asta del 2025.
Per avere un termine di paragone: oggi il più grande parco eolico offshore tedesco in funzione è He Dreiht, sviluppato da EnBW, con i suoi 960 megawatt entrati in esercizio alla fine del 2025. Quel primato è destinato a essere messo in discussione dal Nordseecluster una volta che entrambe le fasi saranno completamente operative — ma bisognerà attendere il 2029 per vederlo realizzato. Dieci gigawatt entro il 2030 significherebbero, per RWE, superare di un ordine di grandezza qualunque altro operatore offshore tedesco. Resta da vedere se la Germania saprà creare le condizioni per trasformare queste ambizioni private in un obiettivo nazionale condiviso.
Il Nordseecluster è un passo nella direzione giusta. Ma il vero test per l’eolico offshore tedesco saranno i prossimi bandi di gara, a cominciare dall’asta prevista per il 2027: senza un meccanismo capace di attrarre offerte e senza una rete in grado di accogliere la potenza installata, anche i progetti più solidi resteranno isole in un mare di occasioni mancate. Tenere d’occhio la progressione di RWE verso i 10 gigawatt aiuterà a capire se la partita è ancora aperta.




