Il progetto da 1,56 GW complessivi è solo una parte del piano tedesco, ma il rapporto del settore prevede già
Nella giornata di ieri, 21 luglio, il parco eolico Nordseecluster A ha immesso per la prima volta elettricità nella rete tedesca. Poche settimane dopo l’installazione della prima turbina, i 660 megawatt di potenza installata hanno iniziato a produrre. È un’entrata in funzione significativa, la più rilevante per RWE nel Mare del Nord tedesco, ma arriva in un momento in cui il quadro complessivo dell’offshore tedesco è tutt’altro che rassicurante: il nuovo rapporto della Fondazione tedesca per l’energia eolica offshore ha già sentenziato che l’obiettivo dei 30 GW al 2030 non sarà raggiunto.
L’innesto di Nordseecluster A
I numeri sono imponenti se presi singolarmente. Nordseecluster A, con i suoi 660 MW, è solo la prima metà di un progetto complessivo che RWE sta sviluppando al largo dell’isola di Juist. La seconda fase, Nordseecluster B, aggiungerà altri 900 MW e dovrebbe entrare in esercizio commerciale all’inizio del 2029. A regime, i due parchi genereranno insieme circa 6,5 terawattora di elettricità all’anno. Per dare un ordine di grandezza, è più o meno il consumo domestico annuo di una città come Monaco di Baviera.
L’avvio della produzione è arrivato a poche settimane dal completamento dell’installazione della prima turbina, un ritmo che segnala una certa maturità nella catena logistica e di connessione. L’obiettivo dichiarato è avere l’intero Cluster A completamente collegato alla rete entro l’inizio del 2027. Ma questo traguardo, per quanto concreto, è solo un tassello di un mosaico molto più grande e ancora incompleto. Perché la Germania, nonostante questi giganti marini, resta lontana dai suoi obiettivi.
Il miraggio dei 30 GW
I numeri del Nordseecluster (1,56 GW a regime) sono imponenti, ma vanno messi in prospettiva. Il gigante danese Ørsted ha già installato nei mari tedeschi circa 2,5 GW di capacità eolica offshore, un dato consolidato dall’inizio del 2026. Ed EnBW ha appena completato i lavori per He Dreiht, un parco da 960 MW con 64 turbine situato a circa 90 chilometri a nord-ovest di Borkum e 110 chilometri a ovest di Helgoland, che entrerà in funzione entro l’estate di quest’anno. Sommando questi progetti, la capacità installata cresce, ma resta lontanissima dalla traiettoria che servirebbe.
È qui che il paradosso tedesco si fa evidente. La Fondazione tedesca per l’energia eolica offshore, nel suo rapporto sullo stato del settore, conclude che l’obiettivo dei 30 GW al 2030 non sarà raggiunto. Il verdetto arriva proprio mentre nuovi parchi iniziano a immettere elettricità in rete. Il problema non è la mancanza di progetti in pipeline, ma la velocità con cui passano dalla carta alla produzione. Tra iter autorizzativi, connessioni alla rete e colli di bottiglia nella supply chain, il ritmo effettivo di installazione è inferiore a quello che servirebbe: per centrare il target 2030, la Germania dovrebbe installare in media oltre 2 GW all’anno fino alla fine del decennio. Nel 2026, con Nordseecluster A ed He Dreiht, arriverà forse a sfiorare la metà di quella cifra.
Eppure, mentre il governo annuncia nuovi target e rivede le aste, dietro le turbine si muove un capitale paziente che ragiona su orizzonti temporali diversi da quelli della politica: chi sta scommettendo sul lungo periodo, e con quali strumenti?
La partita finanziaria
Dietro le pale c’è un gioco di quote e controlli che racconta molto del mercato europeo delle rinnovabili. La Norges Bank Investment Management, il fondo sovrano norvegese che gestisce i proventi del petrolio di Oslo, ha rilevato il 49% dei progetti Nordseecluster e Thor (quest’ultimo in Danimarca) per circa 1,4 miliardi di euro. L’operazione si è conclusa a giugno 2025. RWE mantiene il 51% e il controllo operativo su costruzione e gestione per l’intero ciclo di vita dei parchi.
L’ingresso di NBIM non è l’unica mossa finanziaria rilevante in questa partita. Per arrivare all’assetto attuale, RWE ha prima rilevato la quota del 49% detenuta dalla canadese Northland Power nel Nordseecluster, diventando proprietaria al 100% dei quattro parchi che compongono il progetto. Solo dopo ha aperto al capitale norvegese, in un’operazione che le ha permesso di monetizzare parte dell’investimento mantenendo il timone tecnico e operativo. Per NBIM, invece, si tratta di una scommessa su flussi di cassa stabili e regolamentati nel lungo periodo: l’eolico offshore tedesco non è un investimento speculativo, ma un’asset class da reddito fisso con un orizzonte temporale che si misura in decenni.
La domanda ora è se questa iniezione di capitale paziente basterà ad accelerare un settore che, nonostante tutto, continua a navigare a vista. Con il Nordseecluster B previsto per il 2029, il vero numero da tenere d’occhio è il gap tra i 30 GW promessi e la capacità reale installata anno dopo anno. La prossima scadenza è l’inizio del 2027, quando il Cluster A sarà pienamente operativo: a quel punto mancheranno meno di tre anni al traguardo del 2030, e ogni gigawatt non ancora in costruzione sarà un gigawatt che non arriverà in tempo.




