La Cina supera i 4.000 TWh da rinnovabili mentre gli Usa pagano per uscire dall’eolico offshore e il GWEC si
Quando apri la bolletta elettrica e vedi che il prezzo oscilla ancora con i capricci del gas, ti viene da chiederti se tutte quelle pale eoliche servano davvero a qualcosa. La realtà è che l’eolico oggi produce energia a costi imbattibili, ma tra autorizzazioni, reti e dazi spesso resta bloccato sulla carta. E mentre in Cina si macinano record, negli Stati Uniti si preferisce pagare per non fare, mentre in Europa qualcuno sta riorganizzando la macchina globale per sbloccare la situazione.
Quando l’eolico costa meno del gas, ma la burocrazia ti paga per andartene
Partiamo dai numeri. Secondo il 15° piano quinquennale cinese per le rinnovabili, nel 2025 la Cina ha superato i 4.000 TWh di generazione elettrica da fonti pulite. Una potenza che fa impressione, ma non basta a far calare la bolletta in Europa se i progetti non si costruiscono.
Nel Regno Unito, invece, l’eolico sta dimostrando di poter competere con i combustibili fossili senza sconti. Il nuovo record di generazione eolica offshore registrato nel 2025 è stato accompagnato da un’asta che, come ha spiegato il CEO di RenewableUK Tara Singh, ha portato con sé oltre 30 miliardi di sterline di investimenti privati.
«L’ultima asta ha dimostrato che l’eolico onshore costa la metà di nuove centrali a gas e l’offshore il 40% in meno».
Numeri che in Italia farebbero gola, considerato il peso del gas in bolletta.
Ma proprio mentre l’evidenza dei costi si fa schiacciante, gli Stati Uniti danno un segnale opposto. Il governo federale ha raggiunto un accordo da 1,2 miliardi di dollari con RWE per l’abbandono delle concessioni eoliche offshore nell’Atlantico e nel Pacifico. RWE aveva già investito più di un miliardo di dollari, ma ha concluso che non esiste alcun percorso autorizzativo nel prossimo futuro, come si legge nell’intesa con il Dipartimento degli Interni. TotalEnergies, da parte sua, ha annunciato il reindirizzamento dei fondi verso investimenti in petrolio e gas, chiudendo di fatto la partita.
Quando la burocrazia diventa un muro invalicabile, i capitali emigrano dove il ritorno è più rapido.
Il vento mette casa a Lisbona
In questo scenario, il Global Wind Energy Council ha deciso di cambiare pelle. Nelle ultime ore l’associazione ha nominato Rebecca Williams come Deputy CEO, forte del lavoro del GWEC nell’offshore globale costruito in anni di cooperazione tra industria, investitori e governi. E ha spostato il baricentro operativo: il team di politica globale del GWEC ora ha sede a Lisbona, non più a Bruxelles o altrove. Un trasloco che è anche un atto geopolitico, perché mette l’eolico al centro di una Penisola Iberica che sta diventando hub rinnovabile.
Con Williams arrivano innesti mirati: specialisti in reti, permessi, commercio e supply chain – João Esteves per le infrastrutture di rete, Benoit Moreaux per le procedure autorizzative, Juan Tomas per gli aspetti commerciali e Nina Melkonyan per la catena di fornitura. Quattro pilastri che rispondono esattamente ai colli di bottiglia che hanno fatto naufragare progetti anche promettenti.
«Siamo in un decennio trasformativo – ha dichiarato Ben Backwell, CEO di GWEC – e questi cambiamenti ci mettono in una posizione forte per affrontare le sfide di breve e lungo termine». Williams ha aggiunto che la priorità sarà la rimozione delle barriere e lo sblocco di progetti bancabili.
E la mia bolletta?
Dietro questo rimpasto organizzativo c’è un messaggio molto concreto per chi, a fine mese, conta i kilowattora. L’eolico non è più una questione di “energia pulita” in astratto, ma di convenienza economica e di agilità burocratica. Il lavoro dei nuovi specialisti GWEC servirà a dialogare con i governi per ridurre i tempi delle autorizzazioni, a negoziare standard commerciali che non impongano dazi killer sulle turbine e a far sì che le reti elettriche siano pronte ad accogliere nuovi impianti. Se funzionerà, l’effetto sarà un’accelerazione dei progetti in Europa e anche in Italia, dove le procedure restano un imbuto.
Per il cittadino non si tratta di un appello a cambiare fornitore domattina, ma di un segnale: l’eolico costa già meno del gas, e la vera partita non si gioca più sulla tecnologia, ma su permessi, reti e diplomazia. Con il GWEC che mette radici a Lisbona e un’expertise finalmente all’altezza dei colli di bottiglia, nei prossimi anni potremmo vedere meno parchi bloccati in tribunale e più pale che girano. E quando il vento gira senza ostacoli, la bolletta respira un po’ meglio.




