Irlanda: 3.000 MW di solare installato, ma la rete non trasporta tutta l’energia prodotta.

Chi vive in Irlanda conosce bene la scena: una giornata di vento teso, le pale che girano senza sosta sulle colline, e poi una bolletta che non sembra accorgersene. Viene spontaneo chiedersi dove finisca tutta quella corrente prodotta a basso costo. La risposta, come hanno mostrato le cronache del settore energetico irlandese negli ultimi mesi, è meno ovvia di quanto si pensi. Il paese produce sempre più elettricità pulita, dal vento e ora anche dal sole, ma una parte non arriva mai nelle case e nelle aziende. Per famiglie e imprese la domanda da farsi non è più quanta energia rinnovabile ci sia, ma quanta ne arrivi davvero alla presa di corrente.

Da 2 a oltre 3.000 megawatt: il sole che nessuno si aspettava

Se si allarga lo sguardo oltre le pale eoliche, si scopre un dato che smonta un luogo comune piuttosto diffuso, cioè che l’Irlanda, con il suo cielo spesso coperto, non sia un paese adatto al fotovoltaico. Secondo il comunicato del Department of Climate, Energy and the Environment, con cui il ministro O’Brien ha annunciato il superamento della soglia dei 3 gigawatt, poco più di dieci anni fa nel paese erano installati appena 2 megawatt di capacità solare. Oggi si superano i 3.000. Detto in altri termini: in circa un decennio la potenza solare è cresciuta di oltre mille volte, passando da una cifra simbolica a una presenza concreta nel mix elettrico.

Non si tratta solo di capacità installata sulla carta. Lo scorso maggio è arrivato un traguardo misurabile: stando al resoconto di EirGrid sui record della prima metà del 2026, lunedì 25 maggio il solare di scala industriale, quello degli impianti collegati direttamente alla rete, ha toccato un nuovo picco, contribuendo con 1.222 megawatt all’elettricità del paese. Davanti a numeri del genere, la conclusione più naturale sarebbe che ogni nuovo megawatt pulito si traduca in corrente consumata, e quindi prima o poi in un risparmio. Non è così, e lo dimostra proprio la fonte più importante del paese.

Il vento che soffia a vuoto

Il vero pilastro dell’elettricità irlandese pulita resta l’eolico. Secondo l’analisi di Wind Energy Ireland, l’associazione del settore, dall’inizio dell’anno il vento ha fornito più di un terzo dell’energia elettrica del paese. È una quota enorme, che da sola basterebbe a raccontare quanto sia cambiato il sistema energetico irlandese. Eppure è proprio qui che si vede il limite più evidente.

Nei primi sei mesi del 2026, sempre secondo Wind Energy Ireland, il 15 per cento dell’elettricità più economica prodotta in Irlanda è andato sprecato. Non per un guasto o per mancanza di vento, ma perché la rete esistente, scrive l’associazione, «semplicemente non era abbastanza forte da trasportare tutta l’energia prodotta dai nostri parchi eolici fino alle case e alle imprese irlandesi». In pratica, nei momenti di maggiore produzione, le linee non riuscivano a far viaggiare tutta la corrente generata, e una parte delle turbine doveva essere frenata o fermata.

Per chi paga la bolletta il problema è molto concreto. L’energia eolica, una volta costruito l’impianto, costa poco da produrre: il vento è gratis. Quando quella corrente non può essere usata, il sistema deve coprire la domanda con altre fonti, di solito più care. È come avere il frigorifero pieno e dover comunque fare la spesa al negozio sotto casa perché non si riesce ad aprire lo sportello. Quindici kilowattora su cento della corrente più conveniente persi per strada non sono un dettaglio tecnico: sono un pezzo del vantaggio economico delle rinnovabili che non arriva a destinazione. E dato che il collo di bottiglia è la rete, e le reti non si rafforzano dall’oggi al domani,
resta da capire cosa possano fare nel frattempo una famiglia o un’impresa.

Produrre e conservare sotto il proprio tetto

Se la corrente fatica a viaggiare dai parchi eolici alle città, ha senso produrla e accumularla il più vicino possibile a dove si consuma? È esattamente il ragionamento dietro le richieste avanzate dal settore solare in vista del Budget 2027. Come riporta Business Plus nel suo articolo su Solar Ireland, l’associazione ha chiesto al governo di affrontare una serie di ostacoli, tra cui una riforma della RCT, la ritenuta fiscale applicata nel settore delle costruzioni, e sostegni per il solare sui tetti e per le batterie.

La logica è semplice. Un impianto fotovoltaico sul tetto di una casa o di un capannone produce energia che viene consumata sul posto, senza dover attraversare chilometri di linee già congestionate. Una batteria permette di spostare quell’energia nel tempo: la si accumula nelle ore di sole e la si usa la sera, quando i consumi salgono. Meno dipendenza dalla rete nei momenti critici significa anche meno energia che rischia di restare bloccata. Va detto con onestà che si tratta di richieste: quali misure finiranno davvero nel Budget 2027, e con quali importi, è un’altra questione, e la fonte non dice nulla sugli esiti.

Per il lettore il criterio pratico è questo: finché la rete resta il punto debole del sistema, pannelli sul tetto e batterie non sono un vezzo ecologico, ma uno dei modi per usare davvero l’energia che si produce. Chi sta valutando un impianto farebbe bene a seguire da vicino quali sostegni per solare domestico e accumulo verranno confermati, e a chiedersi non solo quanta energia può produrre il proprio tetto, ma quanta riuscirà a consumarne direttamente, senza affidarsi a una rete che, nella prima metà dell’anno, ha lasciato per strada una parte della corrente più economica del paese.