Prototipo TU Graz: +40% resa media, ma i costi ne causarono la scomparsa 20 anni fa.
Nel 2000 gli inseguitori a doppio asse sono spariti dai campi fotovoltaici perché costavano troppo. Nei giorni scorsi, sul tetto della TU Graz, un sistema a doppio asse è tornato a produrre con due numeri che ribaltano il conto: quasi il 40% di resa media in più e la capacità di piegarsi quando arriva la grandine. Secondo l’annuncio dell’Università Tecnica di Graz, il sistema FLAPTrack offre un aumento medio della resa di poco inferiore al 40% rispetto ai moduli fotovoltaici fissi. In alcune giornate il guadagno ha toccato il 56%. Nelle ore del mattino e della sera produce più del doppio dell’elettricità rispetto ai sistemi tradizionali.
La resurrezione non è una rivincita tecnologica. Fino ai primi anni 2000 il tracciamento a doppio asse era un approccio consolidato per gli impianti a terra su larga scala, quando i prezzi dei moduli erano considerevolmente più alti. Poi i prezzi sono scesi e la spesa aggiuntiva per strutture meccaniche resistenti al vento è diventata difficile da giustificare rispetto ai guadagni energetici incrementali. Oggi il mercato del tracking è dominato dai tracker a singolo asse, più semplici e robusti. Lo spiega bene la ricostruzione pubblicata da pv-magazine lo scorso luglio.
Ma la resa da sola non spiega il ritorno. Se il passato era dominato dal costo dei moduli, il presente è dominato dal costo dei sinistri. Serve guardare chi paga per le tempeste.
La grandine è diventata una variabile assicurativa
Le tempeste convettive severe hanno rappresentato almeno il 47% delle perdite assicurative globali da catastrofi nel 2025, per un totale di 60 miliardi di dollari. Il dato è di Gallagher Re, citato in un’analisi di pv-magazine dello scorso maggio. Sono numeri che cambiano la convenienza economica di un impianto fotovoltaico: non conta solo quanto produce, ma quanto costa ripararlo dopo un evento estremo. E la grandine pesa in modo specifico: secondo AXIS Capital, il 27% delle perdite da catastrofi naturali ed eventi meteorologici estremi in termini di importo dei sinistri è riconducibile proprio alla grandine.
Qui entra in gioco FLAPTrack. Il sistema è collegato a una stazione meteorologica locale e ai modelli previsionali regionali: in caso di tempesta o grandine piega i moduli uno di fronte all’altro e li distende a terra. È una protezione automatica, non una polizza, ma risponde alla stessa domanda che si pongono assicuratori e proprietari di impianti: quanto costa non piegarsi quando arriva la grandine?
Il confronto naturale è con Nextracker. Già nel 2020 l’azienda aveva presentato la modalità di stow del sistema NX Navigator, che secondo la verifica di RETC triplica la durabilità all’impatto della grandine. La differenza è che Nextracker opera su tracker a singolo asse, la tecnologia che ha vinto il mercato. FLAPTrack prova a fare la stessa cosa con un doppio asse, che in più guadagna resa. Resta da capire se questa resilienza diventerà uno standard di settore o un vantaggio competitivo solo per chi ha già la tecnologia.
Ma basta un prototipo da 1,8 kWp?
Il test sul tetto della TU Graz è reale, ma piccolo: il dimostrativo ha una capacità di 1,8 kWp ed è installato sul tetto di un edificio per uffici nel campus di Inffeldgasse. È la scala di un laboratorio, non di un parco fotovoltaico. I dati di resa sono incoraggianti, ma il passo da 1,8 kWp a un impianto a terra su larga scala è esattamente il passo che ha ucciso il doppio asse vent’anni fa: costi delle strutture, manutenzione, complessità meccanica. La domanda aperta non è se il sistema funziona — funziona — ma con quali risorse e con che tempi può uscire dal tetto di un campus.
La risposta non sta nella fisica, ma in chi firmerà le polizze e i contratti. Se gli assicuratori inizieranno a prezzare la protezione automatica come una riduzione del rischio, e se gli incentivi riconosceranno il costo della resilienza, il doppio asse potrebbe tornare nei campi. Altrimenti resterà un esperimento ben riuscito su un tetto di Graz.
Per chi installa, la domanda non è più quanto produce un modulo, ma quanto costa non piegarsi quando arriva la grandine. Il doppio asse è tornato, ma il suo destino dipende da assicuratori e incentivi, non dalla fisica.




