Il PPA off-site di Edison e Sapio certifica l’origine rinnovabile dell’elettricità per l’elettrolizzatore di Porto Marghera
Ve lo siete mai chiesti, salendo su un autobus che sfoggia il bollino «idrogeno»? Tutto quel verde — la scritta «zero emissioni», l’orgoglio ecologico del trasporto pubblico — dipende in realtà da qualcosa di molto prosaico: un contratto. Per la precisione, un PPA off-site, cioè un accordo di lungo periodo che obbliga un produttore a fornire elettricità certificata da fonti rinnovabili a chi la consuma. Lo scorso 21 luglio Edison Energia e Sapio hanno firmato un contratto PPA off-site pluriennale per il nuovo impianto di idrogeno di Porto Marghera. La fornitura è partita il primo luglio e durerà diversi anni.
Se l’autobus è a idrogeno, è davvero pulito?
La domanda è legittima. L’idrogeno non si trova in natura già confezionato: va prodotto, e per farlo serve energia elettrica. Se quell’energia viene da centrali a gas o a carbone, l’autobus che gira per la città sta semplicemente spostando le emissioni da sotto il tubo di scappamento a qualche ciminiera lontana. Il punto, quindi, non è l’idrogeno in sé, ma chi produce l’elettricità che lo genera.
Ed è qui che il contratto tra Edison e Sapio fa la differenza. Tutta l’energia destinata all’elettrolizzatore di Marghera arriverà da otto impianti idroelettrici e fotovoltaici di Edison, con una potenza complessiva installata di quasi 50 MW. Significa che ogni chilo di idrogeno prodotto in quello stabilimento sarà certificato come green, tecnicamente un RFNBO — acronimo che sta per «combustibile rinnovabile di origine non biologica». In parole povere: niente fonti fossili, solo acqua e sole. La certificazione non è un dettaglio burocratico: è l’unica garanzia che il bollino «idrogeno» sul bus corrisponda davvero a un vantaggio ambientale misurabile.
90 autobus e un elettrolizzatore da 5 MW: i numeri dietro la Hydrogen Valley
Quei megawatt non restano sulla carta. Lo scorso 16 luglio, all’interno del Parco delle Energie Innovative e Rinnovabili di Porto Marghera, Sapio ha inaugurato un impianto dotato di un elettrolizzatore da 5 megawatt, capace di produrre idrogeno verde destinato — tra gli altri usi — alla mobilità urbana. Dentro lo stesso perimetro sorgerà una stazione di rifornimento per la nuova flotta di 90 autobus del trasporto pubblico di Venezia, che potranno fare il pieno senza emettere altro che vapore acqueo.
L’investimento complessivo ammonta a circa 20 milioni di euro, di cui quasi 17 finanziati attraverso il Pnrr. Sono soldi pubblici, e proprio per questo il meccanismo del PPA off-site è importante: vincola contrattualmente il produttore di energia a garantire l’origine rinnovabile dell’elettricità per tutta la durata della fornitura. Non è una dichiarazione d’intenti, ma un impegno verificabile, che trasforma un finanziamento una tantum in una filiera sostenibile sul lungo periodo.
Per chi vive a Venezia o ci arriva ogni giorno, il beneficio è tangibile: 90 autobus che non emettono ossidi di azoto né polveri sottili, con un rumore ridotto rispetto ai mezzi diesel. E per chi abita altrove, Marghera diventa un modello replicabile. La formula è chiara: fondi pubblici per l’infrastruttura iniziale, un contratto di fornitura rinnovabile per tenerla in funzione, e una flotta di mezzi pubblici come cliente-àncora che garantisce domanda stabile.
Non solo Edison e Sapio: la sfida tra giganti per l’idrogeno pulito
La firma tra Edison e Sapio non è un caso isolato, ma l’ultimo tassello di una tendenza che coinvolge i principali player del settore. Già nel 2024 Air Liquide aveva siglato oltre 2.500 GWh all’anno di PPA a basse emissioni di carbonio in Asia, Europa e Sud America, un record per il gruppo francese. A dicembre 2025, in Italia, SIAD e A2A hanno chiuso un accordo da 87,6 GWh annui per nove anni, con un mix composto per circa il 70% da eolico e per il 30% da fotovoltaico. Il messaggio è coerente: i produttori di gas industriali — proprio quelli che alimentano i processi più energivori — stanno facendo a gara per blindare forniture rinnovabili a lungo termine, e il PPA off-site è diventato lo standard di chi vuole dimostrare, contratti alla mano, che il proprio idrogeno è davvero verde.
Ecco perché, la prossima volta che vedrete un autobus a idrogeno, saprete cosa guardare. Non il bollino sulla carrozzeria, non lo slogan dell’amministrazione: cercate il contratto. Se esiste un PPA off-site che lega l’elettrolizzatore a impianti rinnovabili certificati — come quello tra Edison e Sapio, con otto centrali tra fotovoltaico e idroelettrico — allora potete salire con la ragionevole certezza che quel mezzo non sta solo spostando l’inquinamento da un’altra parte. Il modello Marghera, con i suoi 90 autobus, 5 megawatt di elettrolisi e 17 milioni di fondi Pnrr ben ancorati a un impegno pluriennale, potrebbe presto replicarsi in altre città italiane. E quando succederà, saprete riconoscerlo.




