Il Comune siciliano cerca una comunità energetica già pronta a cui aderire, nonostante possieda già 570 kW di fotovoltaico pubblico

Ti arriva la bolletta di agosto, la guardi e pensi che con tutto questo sole forse potresti coprire metà dei consumi senza pagare un centesimo. Poi ti ricordi che vivi in un condominio, che il tetto non è solo tuo e che mettere d’accordo otto famiglie su un impianto fotovoltaico sembra più complicato che vendere l’auto usata a un parente. Ecco, moltiplica questa sensazione per un intero comune e arrivi dritto a Caltanissetta.

Il Comune nisseno ha pubblicato ad agosto un avviso esplorativo per una CER già costituita a cui aderire come socio o membro partecipante, in veste di consumatore e, potenzialmente, anche di produttore. Tradotto: Caltanissetta non vuole crearne una, la cerca già fatta. La notizia ha fatto sorridere molti addetti ai lavori ma racconta benissimo il momento delle comunità energetiche in Italia: tutti dicono che sono il futuro, quasi nessuno sa da dove partire.

Un Comune pieno di pannelli cerca un partner

La parte paradossale è che Caltanissetta di impianti fotovoltaici ne ha già. Da una distinta comunale sulla gestione degli impianti emergono 19 installazioni per una potenza complessiva di 570,90 kW. C’è persino il fotovoltaico dello stadio Marco Tomaselli, appena ripristinato dopo un guasto da infiltrazioni. Eppure la manifestazione di interesse pubblicata non dice quali impianti o quali utenze il Comune voglia inserire nella CER. Potrebbero essere scuole, uffici, impianti sportivi. Non si sa.

L’unico elemento concreto è la previsione di un sistema di accumulo da 116.055 euro, pensato per usare di sera l’energia prodotta di giorno, nell’ambito degli investimenti della FUA Sicilia Centrale.

È un dettaglio importante perché smonta l’idea che il solare di comunità funzioni solo quando c’è il sole: senza batterie, la CER diventa un condominio litigioso dove tutti vorrebbero l’energia gratis ma solo in certe ore.

Non è un problema solo italiano

Dall’altra parte del mondo, la Nuova Zelanda scopre che le unità solari plug-in restano illegali nonostante siano permesse in diversi altri paesi: pannelli da balcone che attacchi a una presa di casa, niente permessi né burocrazia. Il governo ha anche avviato un lavoro su l’accesso ai dati dei contatori intelligenti, con l’idea di semplificare la scelta del fornitore e multare gli upgrade inutili. In pratica, anche loro si stanno accorgendo che il problema non è la tecnologia ma l’architettura normativa e informativa attorno al consumatore.

L’Australia muove su un altro fronte ancora: il ministro Bowen ha parlato di “missing middle” del solare per indicare le case a media densità — schiere, appartamenti, condomini — dove il fotovoltaico stenta a decollare. E ha lanciato l’offerta Solar Sharer che dal 1° luglio 2026 garantisce tre ore di elettricità gratis al giorno durante il picco di produzione solare. Non è un bonus o un incentivo fiscale: è energia regalata a chi è in fascia oraria giusta.

Cosa cambia per te

In Italia, intanto, il PNRR ha previsto un contributo a fondo perduto fino al 40% per impianti rinnovabili in Comuni sotto i 5.000 abitanti, ma esiste anche una strada per i Comuni più grandi che partecipano a le comunità energetiche già attive. E se presenti un progetto che include la costituzione o l’adesione a una CER con dentro almeno un Comune, ottieni un punteggio premiale nei nuovi bandi per l’affitto di terreni pubblici a scopo solare.

Per un cittadino, oggi, la scelta più intelligente non è comprare pannelli sperando nella CER del quartiere. È informarsi se il proprio Comune ha già avviato una manifestazione di interesse. Se non l’ha fatto, chiedere in municipio se c’è un’idea di accumulo — perché è quello il pezzo che fa la differenza fra un progetto che sta in piedi e uno che funziona solo nelle slide. E se vivi in un condominio, ricordati che il problema del “tetto non è mio” è esattamente ciò che Australia e Nuova Zelanda stanno provando a risolvere per milioni di persone. Qui da noi ci arriveremo, ma senza aspettare che qualcuno bussi alla porta con la CER già pronta.