Il divario con l’Europa si allarga: a luglio il prezzo italiano ha superato del 25,9% il secondo mercato più caro
Hai presente il momento in cui apri la bolletta e ti chiedi se sia il caso di abbassare il frigo d’estate? Luglio 2026 ha reso quella domanda molto più concreta. Mentre accendevamo condizionatori e ventilatori, il prezzo mensile all’ingrosso dell’elettricità ha toccato 157,04 euro per MWh, il livello più alto da marzo 2023. E non era solo una questione di costi: la domanda italiana di energia elettrica ha raggiunto 32.430 GWh in un solo mese, il valore mensile più alto degli ultimi 26 anni.
Un record che racconta di un Paese che consuma tanto e paga caro, mentre fuori dai propri confini le cose vanno diversamente.
La forbice con l’Europa è ormai strutturale. Nel 2025 il prezzo medio italiano dell’elettricità è stato di 116 euro per MWh, contro una media UE di 85. A luglio 2026 il divario si è allargato ancora: il differenziale con il mercato nordico è stato triplo, e rispetto al secondo mercato più caro tra i principali europei abbiamo pagato il 25,9% in più. Tradotto: anche quando il gas sale per tutti, l’Italia è quella che lo sente di più. Secondo l’analisi di AleaSoft, i futures sul gas TTF Front-Month hanno superato i 53,99 euro per MWh a luglio, il 20% in più di giugno, spinti anche da l’attacco alla nave metaniera Al-Rekayyat e dai bassi livelli delle riserve europee. Ma la dipendenza dal gas spiega solo una parte della storia. L’altra parte è che produciamo poca energia dove la consumiamo, e continuiamo a comprarla da un mercato che ci penalizza.
Cento euro che partono dal tetto del vicino
È qui che arriva la notizia di agosto: Gelsia ha aperto la fase di adesione alla CER della Brianza. CER sta per Comunità Energetica Rinnovabile, un nome tecnico per un meccanismo semplice: più cittadini, condomini o imprese si mettono insieme per produrre, consumare e condividere elettricità da fonti rinnovabili, restando collegati alla stessa cabina primaria. Quando l’energia immessa da un impianto viene consumata nella stessa fascia oraria da un altro membro della comunità, scatta la contabilizzazione come energia condivisa, che dà accesso agli incentivi per l’autoconsumo diffuso. In pratica: se il signor Rossi produce col suo fotovoltaico alle 13 e la signora Bianchi accende la lavatrice nello stesso momento, quella corrente non passa dalla rete nazionale e non paga gli oneri di sistema. E lo Stato riconosce un premio per questo scambio.
I numeri sono meno astratti di quanto sembri. Il beneficio aggiuntivo per i produttori può arrivare fino a 0,05-0,06 euro per ogni kWh condiviso; il ristoro per i consumatori si colloca tra 0,06 e 0,07 euro per kWh, secondo le stime della Fondazione La Tua CER. Gelsia calcola che il beneficio economico per una famiglia media possa raggiungere circa 100 euro l’anno. Non sono cifre che cambiano la vita, ma sono soldi reali che arrivano senza dover installare nulla sul proprio tetto. Basta consumare nelle ore giuste. E in un contesto in cui l’aumento dei prezzi del gas e dei diritti CO₂ spinge all’insù le tariffe per tutti, quei 100 euro diventano uno scudo parziale ma immediato contro la povertà energetica.
Quello che i bonus statali non dicono
Mentre si discute di nuovi bonus e proroghe, l’analisi semestrale dell’Enea segnala che nel primo semestre 2026 la domanda elettrica italiana è cresciuta del 2,5%. Consumiamo di più non solo perché fa caldo, ma perché elettrifichiamo riscaldamenti e trasporti. È una buona notizia per l’ambiente, ma diventa un boomerang se non aumentiamo la produzione locale e rinnovabile. Il paradosso è che il sistema degli incentivi nazionali è ancora pensato per il singolo: detrazioni per il fotovoltaico, bonus caldaia, sconti in bolletta. La CER ribalta la prospettiva: invece di tamponare una bolletta alta con un assegno, crea le condizioni per abbassarla strutturalmente, distribuendo il valore tra chi produce e chi consuma nello stesso quartiere.
Va detto con onestà che non conviene sempre. Se vivi in un condominio senza impianti nelle vicinanze, o se i tuoi consumi sono concentrati la sera quando il sole è calato, il beneficio si riduce. La CER funziona bene per chi può spostare elettrodomestici e ricariche nelle ore centrali della giornata. Famiglie con persone in casa di giorno, piccole imprese artigiane, uffici con orari flessibili: sono loro i candidati ideali. Per chi invece fa lavatrici e forni solo dopo cena, quei 100 euro diventano molti meno. Ma il punto non è diventare tutti produttori. È che il modello CER trasforma la prossimità fisica in un asset economico: la cabina primaria a cui sei allacciato smette di essere un dettaglio tecnico e diventa il perimetro della tua comunità di scambio.
Perché la Brianza non è un caso isolato
La CER della Brianza arriva dopo esperienze simili in Emilia-Romagna, Piemonte e Veneto, ma ha un peso specifico perché nasce in uno dei territori più energivori d’Italia, dove la densità di piccole e medie imprese rende il profilo di consumo particolarmente adatto al meccanismo. Non serve essere ambientalisti convinti per aderire: serve solo avere un contratto di fornitura nella zona giusta e un po’ di attenzione a quando si usano gli elettrodomestici. Il resto lo fa la piattaforma di gestione, che contabilizza automaticamente gli scambi e distribuisce gli incentivi.
Quello che sta succedendo in Brianza è la dimostrazione che si può rispondere a un mercato elettrico impazzito senza aspettare il prossimo decreto. Non c’è nessuna rivoluzione verde in corso, solo un po’ di buonsenso applicato alla geografia delle cabine elettriche. Se nei prossimi mesi il prezzo del gas continuerà a ballare—e con le tensioni geopolitiche attuali è probabile—avere una CER attiva nel proprio comune potrebbe fare la differenza tra una bolletta che fa male e una che fa un po’ meno male. Per chi è in Brianza, la fase di adesione è già partita. Per chi è altrove, vale la pena informarsi se nel proprio Comune esista già un progetto simile, o se qualcuno lo stia mettendo in piedi. Perché la domanda non è più se l’energia costerà cara anche domani, ma se quando arriverà la prossima bolletta avremo già qualcuno con cui condividerla.




