Bruxelles propone regole comuni mentre 16 paesi segnalano code di connessione

Circa 120 gigawatt di progetti rinnovabili già maturi, tra cui un milione e mezzo di impianti domestici, rischiano di non ottenere un accesso tempestivo alla rete elettrica entro il 2030. La Commissione europea, intanto, propone di ridurre gli oneri di rete per alcune categorie di consumatori e per le imprese energivore. Il problema è la rete, e la risposta politica parte dal prezzo per usarla. Per capire quanto regga questa promessa conviene guardare la nuova panoramica di ENTSO-E sulle tariffe di trasmissione, l’associazione dei gestori europei delle reti di trasmissione, relativa al 2024 e al 2025 e presentata in una nota pubblicata l’8 ottobre. Non è una notizia del giorno, ma è il quadro più completo disponibile su quanto costa la rete e su chi la paga.

Lo sconto sulla rete che non c’è

Il 17 luglio la Commissione ha presentato una proposta per tagliare gli oneri di rete a favore di determinati gruppi di consumatori e delle aziende ad alta intensità energetica. Il testo, siglato COM/2026/600, fa parte dell’Electrification Action Plan. L’obiettivo dichiarato è rendere le bollette elettriche «a prova di futuro», secondo la formula ripresa anche da ENTSO-E nella sua presa di posizione sulla proposta della Commissione. Bisogna però distinguere: per ora si tratta di una proposta legislativa, non di una norma vincolante. Prima che qualcuno veda una bolletta più leggera dovrà essere negoziata, approvata e poi applicata dai singoli Stati.

Nel frattempo la rete fatica ad assorbire ciò che le si chiede. Secondo la pagina della Commissione dedicata alle reti europee, a metà del 2026 almeno 16 paesi dell’Unione avevano code per la connessione alla rete elettrica. Da qui viene la stima dei 120 GW di progetti a rischio. Ridurre gli oneri, cioè la parte della bolletta che paga la costruzione e la gestione delle reti, presuppone di sapere quanto costano davvero quelle reti e come quel costo viene diviso tra gli utenti. La domanda è se l’Europa lo sappia.

Trentasei paesi, nessuna regola comune

I rapporti di ENTSO-E rispondono solo in parte. Analizzano il design, la struttura e il livello delle tariffe di trasmissione in oltre 36 paesi europei. La pubblicazione è annuale: l’edizione sul biennio 2022-2023 parlava di oltre 37 paesi. La conclusione principale non riguarda un numero. Le tariffe di trasmissione, scrive ENTSO-E, restano un elemento fondamentale del mercato interno dell’elettricità, ma non esiste un unico modo di recuperare i costi della trasmissione. Ogni sistema nazionale ha costruito il proprio.

Le tariffe sono così diverse che per confrontarle ENTSO-E deve ricorrere a un artificio. Per ogni paese partecipante calcola una «Unit Transmission Tariff» (UTT), una tariffa unitaria costruita su un utente della rete standardizzato, con un profilo di consumo ipotetico uguale ovunque. Serve a mettere i paesi uno accanto all’altro nonostante le differenze tra le strutture nazionali. Ma è un indicatore di laboratorio: dice quanto pagherebbe un utente tipo, non quanto paga davvero un’acciaieria in un paese o una famiglia in un altro.

Conta anche che cosa entra nel conto. L’analisi comprende i costi dei gestori dei sistemi di trasmissione, i TSO: infrastrutture, servizi di sistema e perdite di rete. Dove rilevante, include anche costi regolati che con i TSO non hanno a che fare, come i contributi ai regimi di sostegno, i prelievi regolatori e i cosiddetti stranded costs, cioè gli investimenti che non si riescono più a recuperare. In pratica, sotto la voce «oneri di rete» finiscono cose molto diverse, e in proporzioni che cambiano da paese a paese. Se per confrontare le tariffe serve un utente immaginario, resta da capire su quale base verrà calibrata una riduzione decisa a livello europeo. E a carico di chi.

Chi chiede certezza, chi difende l’autonomia

Gli interessati hanno posizioni nette. Cefic, l’associazione dell’industria chimica europea, sostiene che gli oneri di rete stanno diventando una voce di costo sempre più volatile, tale da minacciare l’elettrificazione dell’industria e la sua competitività. Per un’impresa che deve decidere se sostituire una caldaia a gas con un forno elettrico, l’incertezza sul costo della rete pesa quanto il prezzo dell’energia. Dal punto di vista dell’industria, uno sconto sugli oneri sarebbe anche una garanzia di stabilità.

I regolatori vedono la questione in un altro modo. Nella dichiarazione del CEER sulla proposta legislativa, il Council of European Energy Regulators osserva che il testo «riafferma principi esistenti ma rischia di indebolire l’indipendenza dei regolatori nazionali nell’applicarli». Detto più semplicemente: le regole di fondo non cambiano molto, ma Bruxelles si riserverebbe più voce sul modo in cui le autorità nazionali fissano le tariffe. È proprio la competenza che ha prodotto il mosaico descritto da ENTSO-E, e che oggi rende necessario un indicatore artificiale per leggerlo.

Resta senza risposta la domanda distributiva. Uno sconto sugli oneri non elimina il costo della rete, lo sposta. Possono pagarlo gli altri utenti, con tariffe più alte per chi non rientra nelle categorie agevolate. Possono pagarlo gli investimenti, se i gestori incassano meno proprio quando dovrebbero spendere di più. Oppure possono farsene carico i regolatori, chiamati ad applicare una scelta presa altrove.

La proposta della Commissione seguirà il suo percorso legislativo, ma il termine che conta è un altro. Se l’industria otterrà oneri più bassi, bisognerà capire chi finanzierà la rete che oggi tiene in attesa 120 GW di rinnovabili, e chi deciderà come farlo, se Bruxelles o le autorità nazionali. La scadenza da tenere d’occhio è il 2030.