Un investimento che anticipa di otto anni l’avvio, puntando sulla futura scarsità di collegamenti tra i due mercati energetici.
Un miliardo di dollari canadesi per un cavo che non trasporterà elettroni prima del 2034. Lo scorso 29 luglio, Elia Group e CPP Investments hanno annunciato l’acquisizione di Tarchon, un interconnector sottomarino tra Germania e Regno Unito, da Copenhagen Infrastructure V gestita da Copenhagen Infrastructure Partners. CPP Investments ha impegnato un miliardo di dollari canadesi per una quota di maggioranza; Elia, tramite WindGrid, ha una partecipazione di minoranza del 25%. La transazione dovrebbe chiudersi entro la fine del 2026. Ma la costruzione nel Regno Unito non può iniziare prima del 2030, e le operazioni commerciali sono previste per il 2034.
Il prezzo della pazienza
Perché qualcuno paga oggi un miliardo per un progetto che scatterà tra otto anni? Nel dettaglio, l’annuncio parla di un collegamento HVDC da 1,4 GW. Il sito del progetto stima che il sistema potrà trasferire fino a 1,8 GW di elettricità tra il Regno Unito e la Germania in entrambe le direzioni, una capacità in grado di rifornire fino a 1,9 milioni di famiglie. La scommessa non è su un ritorno rapido: è sulla scarsità di interconnessione tra i due Paesi negli anni Trenta. Questa distanza temporale cambia il modo in cui va letta la cifra: non è il prezzo di un’infrastruttura pronta, ma un impegno a finanziare un progetto che deve ancora ottenere i permessi e che inizierà a operare tra otto anni.
Il capitale paziente e il paradosso dell’uscita di CIP
Dietro Tarchon c’è una storia di portafoglio. Alla fine del 2022, un portafoglio di interconnector sottomarini da 4,2 GW è passato quasi interamente a Copenhagen Infrastructure Partners, che lo ha rilevato dallo sviluppatore britannico Volta Partners. Il portafoglio comprende tre progetti: Aminth verso la Danimarca, Cronos verso il Belgio e Tarchon verso la Germania; all’epoca si indicava una decisione finale di investimento nel 2026 e un inizio delle operazioni tra il 2030 e il 2032. Per Tarchon, oggi, la costruzione nel Regno Unito non può partire prima del 2030 e l’avvio commerciale è indicato al 2034.
Il paradosso è duplice. CIP vende prima di costruire, avendo rilevato i progetti in sviluppo nel 2022 e cedendo Tarchon prima dei permessi definitivi. I compratori, dal canto loro, si impegnano per un miliardo di dollari canadesi prima che la transazione abbia il via libera regolatorio, atteso solo entro fine anno. Se il capitale è così paziente, la vera incognita è se la rete fisica del Regno Unito sarà pronta a ricevere questa capacità.
La rete che già c’è e quella che verrà
La Gran Bretagna ha già 11,7 GW di capacità di interconnessione già operativa o in costruzione. LionLink e Tarchon potrebbero aggiungere ulteriori 3,2 GW. Il confronto va fatto con NeuConnect, lungo 725 km e da 1,4 GW, il primo collegamento diretto tra i mercati energetici del Regno Unito e della Germania: Tarchon si inserisce in questo solco, ma non è il primo e non sarà l’ultimo.
Il dato da tenere d’occhio non è il miliardo di dollari canadesi, ma la data del via libera regolatorio: se entro fine 2026 le condizioni si chiudono, Tarchon smette di essere un’opzione e diventa un impegno. Fino ad allora, è solo un miliardo in attesa.




