Un cavo posato a 2.150 metri sotto il livello del mare non ammette errori. È il dato da cui partire per capire il Tyrrhenian Link, la linea elettrica che collegherà Sardegna, Sicilia e Campania con due rami da 970 chilometri complessivi e 1.000 MW di potenza per ciascuna sezione, come ricostruisce l’approfondimento di Renewable Matter. Non è solo una linea elettrica: è un test su scala reale per tutta l’ingegneria HVDC del Mediterraneo.

Il primato dei 2.150 metri non è un numero da guinness

Il progetto prevede due rami per complessivi 970 chilometri e 1.000 MW per ogni sezione. Con un investimento di 3,7 miliardi di euro, di cui 1,9 miliardi finanziati dalla BEI e 500 milioni dal PNRR attraverso REPowerEU, il Tyrrhenian Link ha già visto un passaggio operativo: a maggio 2025 è stata completata l’installazione del primo dei due cavi del ramo orientale, tra Sicilia e Campania. Nello stesso quadro rientra l’Adriatic Link, che collegherà Abruzzo e Marche con un cavo in corrente continua da 250 chilometri, di cui oltre 200 sottomarini, per una capacità di 1.000 MW.

Ma il dato che spiega la difficoltà reale è un altro. Durante la posa del primo ramo della sezione occidentale, la profondità ha raggiunto 2.150 metri sotto il livello del mare: un nuovo record mondiale, come indicato nella cronologia del progetto Terna. Una volta completata, la connessione tra Sicilia (Termini Imerese, Palermo) e Sardegna (Terra Mala, Cagliari) fisserà il record per la massima profondità di installazione di un cavo sottomarino in alta tensione HVDC, secondo il comunicato Nexans. A quelle profondità, ogni scelta tecnica diventa una scommessa, e il margine per gli errori si misura in millimetri.

Ma un record di questo tipo ha un costo che nessun singolo paese vuole sostenere da solo.

L’eccezione CEF: 307 milioni per un corridoio con la Tunisia

Se il record tecnico è un primato italiano, il finanziamento è un’eccezione europea. Qui entra in gioco Elmed, la linea elettrica che collegherà Italia e Tunisia: 220 chilometri di cavo sottomarino con una capacità di 600 MW. Per il collegamento, il comunicato di Hitachi Energy indica un investimento complessivo di 1.420 milioni di euro, di cui 307 milioni stanziati dalla Commissione europea tramite il Connecting Europe Facility (CEF), il programma di sovvenzioni gestito da CINEA. Per la prima volta l’Unione Europea ha finanziato un progetto che coinvolge un paese non membro.

La cifra CEF non è solo un contributo finanziario: è un segnale geopolitico. Finanziare un corridoio elettrico con la Tunisia significa accettare che la decarbonizzazione europea passa anche da cavi che attraversano i confini dell’Unione. E mentre l’Europa impara a finanziare oltre i propri confini, nel Mediterraneo orientale si prepara un progetto che sposta l’asticella ancora più in là.

Great Sea Interconnector: il prossimo record è già in cantiere

Il record del Tirreno va contestualizzato con un dato ancora più estremo. Nexans, leader mondiale nella progettazione e produzione di sistemi in cavo, si è aggiudicata un contratto da 1,43 miliardi di euro per la sezione del Great Sea Interconnector che collega Grecia e Cipro, come riporta il comunicato ufficiale. Il cavo HVDC da 525 kV sarà il più lungo e profondo interconnettore al mondo: una lunghezza bipolare di 2×900 chilometri e profondità superiori a 3.000 metri.

Sullo sfondo, un nuovo collegamento HVDC tra Grecia e Italia viene presentato come un progetto infrastrutturale chiave che rafforza la posizione di Italia e Grecia come hub elettrici nel Mediterraneo, secondo il comunicato di IPTO e Terna. Il primato attuale è temporaneo: i numeri del Great Sea Interconnector lo dicono senza ambiguità.

Per chi installa o gestisce reti, il messaggio è chiaro: il record di 2.150 metri è già superato sulla carta da profondità oltre 3.000, e la capacità di posa e i contratti da 1,43 miliardi stanno ridisegnando il Mediterraneo. I numeri del Tyrrhenian Link e di Elmed mostrano che l’HVDC non è più solo una tecnologia sperimentale, ma una filiera con cantieri, contratti e record continui.