Il GSE non poteva imporre la rinuncia al ricorso, violando la riserva di legge del Ministero

La risposta è arrivata il 3 luglio 2026, quando il Consiglio di Stato ha dichiarato nullo il Regolamento GSE del 6 febbraio 2026, secondo la recente sentenza 5158/2026 del Consiglio di Stato. Un colpo di spugna su una clausola che, nei fatti, trasformava un’opportunità di definizione agevolata in una trappola senza via d’uscita.

Il tranello nascosto nelle comunicazioni GSE

Lo scorso febbraio, il GSE aveva pubblicato un Regolamento che avrebbe dovuto semplificare la gestione delle violazioni sui certificati bianchi. L’idea di base poteva sembrare ragionevole: offrire alle imprese la possibilità di chiudere rapidamente le contestazioni accettando una decurtazione dei titoli, evitando contenziosi lunghi e costosi. Ma c’era un dettaglio che ha fatto sobbalzare sulla sedia chiunque abbia dimestichezza con il diritto amministrativo, e non solo.

Il Regolamento, elaborato in seguito alle interlocuzioni con il MASE, conteneva al punto 4 una disposizione che faceva venire i brividi: presentare l’istanza di decurtazione equivaleva ad accettare senza riserve la violazione contestata e, soprattutto, a rinunciare a qualsiasi possibilità di ricorso in sede giudiziale. In pratica, il messaggio era: ti offriamo uno sconto sulla pena, ma se accetti non potrai più dimostrare di avere ragione. Una scelta che metteva le aziende di fronte a un bivio crudele: subire una decurtazione, magari contestabile nel merito, oppure rischiare anni di battaglie legali con la prospettiva di sanzioni ancora più pesanti.

Ma questa clausola è legittima? Il Consiglio di Stato ha finalmente dato una risposta.

La bocciatura del Consiglio di Stato e le ragioni profonde

La sentenza 5158/2026 non è un semplice richiamo formale. I giudici di Palazzo Spada hanno azzerato l’intero Regolamento perché ritengono che il GSE abbia travalicato i limiti delle proprie competenze. Il GSE, infatti, è una società per azioni a capitale interamente pubblico: non è una pubblica amministrazione in senso stretto, e non può emanare atti che abbiano la forza di comprimere diritti fondamentali come la tutela giurisdizionale. La disciplina dei controlli, secondo l’art. 42, comma 6, del d.lgs. n. 28/2011, è riservata al Ministro, che deve definirla con proprio decreto. Non può essere una società, per quanto pubblica, a stabilire le regole del gioco, men che meno quando quelle regole azzerano il diritto di difesa.

Per capire come si sia arrivati a questo punto, bisogna fare un passo indietro. Il sistema dei certificati bianchi, nella sua conformazione moderna, è stato introdotto dall’art. 7 del d.lgs. 30 maggio 2008, n. 115 e da ultimo aggiornato dal D.M. 21 luglio 2025. È un meccanismo complesso che premia i risparmi energetici reali, ma che ha mostrato falle profonde. Già nel 2021, un’indagine coordinata da Eurojust aveva smantellato una maxi frode da 27 milioni di euro: certificati di efficienza energetica ottenuti illegalmente, con oltre 14 milioni di euro di proventi riciclati attraverso conti bancari in vari paesi europei. Una ferita profonda per le finanze pubbliche e per la credibilità dell’intero sistema.

È in questo clima di legittima preoccupazione che il GSE ha forzato la mano, cercando di blindare il procedimento sanzionatorio con una clausola che annullasse il diritto di difesa. La reazione delle imprese oneste, però, non si è fatta attendere: chi opera correttamente non può essere costretto a pagare per le colpe dei furbetti, e soprattutto non può essere privato della possibilità di dimostrare la propria correttezza.

Ora si può respirare: cosa cambia per le aziende

La sentenza non è solo una vittoria giuridica astratta, ma ha effetti immediati sulla vita delle imprese. Da oggi, nessuna comunicazione del GSE potrà più costringere un’azienda a scegliere tra l’accettazione passiva di una violazione e la rinuncia a ogni forma di ricorso. Chi riceve una contestazione potrà valutare con il proprio legale la fondatezza delle accuse, decidere se accettare la decurtazione oppure opporsi, oppure ancora accettare la proposta ma riservandosi di impugnare altri aspetti della vicenda. La decisione torna a essere, come dovrebbe sempre essere, una scelta strategica informata e non una resa obbligata.

Il sistema dei certificati bianchi continua a funzionare, ma ora con una garanzia in più per chi rispetta le regole: non si può più essere costretti a subire senza poter contestare. Non è un liberi tutti per chi sbaglia o per chi froda, ma un ritorno alla normalità per chi opera nella legalità.