L’iniezione di capitale permette di triplicare la capacità installata annuale in Europa orientale
Tre nuovi parchi eolici — Frumușița, Vector e Pecineaga Nord-Est — hanno ottenuto le autorizzazioni di installazione dall’autorità rumena ANRE e i cantieri sono già stati aperti. Una notizia che, letta da sola, sembrerebbe l’ennesimo tassello della transizione nell’Europa orientale. Ma il retroscena finanziario la trasforma in qualcosa di più: l’annuncio dello scorso aprile con cui Blackstone Infrastructure ha impegnato fino a 2 miliardi di euro in Eurowind Energy ha cambiato la scala di ciò che questa azienda può mettere in campo. Tre parchi autorizzati in pochi mesi sono solo il primo effetto visibile di un’operazione che punta a moltiplicare per tre o quattro la capacità installata ogni anno, stando alle parole di Jens Rasmussen, amministratore delegato di Eurowind Energy, che parla esplicitamente di «install three to four times more solar and wind energy as well as batteries versus our current pace».
Il fondo che moltiplica
La cifra fa impressione: fino a 2 miliardi di euro da uno dei più grandi gestori di infrastrutture al mondo. Non è un fondo di venture capital che scommette su una startup, ma Blackstone Infrastructure, abituata a muovere capitali pesanti su asset fisici con rendimenti prevedibili. L’investimento è stato strutturato per dare a Eurowind la potenza di fuoco necessaria ad accelerare su un portafoglio di progetti che spazia dall’eolico onshore al solare fotovoltaico, fino allo stoccaggio con batterie e al biogas. Già la presentazione ufficiale dell’operazione chiariva che la società danese, con sede a Hobro e circa 700 dipendenti distribuiti su sedici mercati europei, viene considerata una piattaforma capace di scalare rapidamente la pipeline di sviluppo. Non si tratta di costruire qualche parco in più: l’obiettivo è triplicare o quadruplicare il ritmo attuale di messa in esercizio, portando nuova capacità rinnovabile sulla rete con una cadenza che finora era appannaggio esclusivo delle utility continentali.
Per decifrare la portata dell’operazione bastano due dati. L’anno scorso, a giugno 2025, Eurowind aveva già investito 174,8 milioni di euro nel suo più grande impianto solare in Romania, a Vișina, nella contea di Dâmbovița. E nell’agosto 2024 aveva incassato permessi per quasi 1 GW di nuovi progetti, in un colpo solo. Ora, con Blackstone alle spalle, quel flusso di autorizzazioni e investimenti può tradursi in cantieri reali molto più in fretta. Resta una domanda: chi è Eurowind per meritare un assegno di queste dimensioni?
La piattaforma nascosta
Eurowind Energy è stata fondata nel 2006 a Hobro, Danimarca, da Jens Rasmussen, Søren Rasmussen e Jakob Kortbæk. Per anni ha operato lontano dai riflettori, costruendo un portafoglio fatto di sviluppo proprio e di acquisizioni mirate da giganti che decidevano di ritirarsi da certi mercati. Il caso più emblematico è quello di EnBW, uno dei maggiori gruppi energetici tedeschi, che nel 2026 ha ceduto a Eurowind le sue piattaforme rinnovabili in Danimarca e Svezia, dopo averle già venduto le attività di servizio danesi in una tranche precedente. EnBW lo ha detto con chiarezza: si ritira dallo sviluppo e dalla gestione di progetti eolici e solari nei mercati nordici per concentrare le risorse sulla Germania e sulla trasformazione delle infrastrutture energetiche tedesche. Per Eurowind, invece, quei mercati sono strategici.
Lo schema si è ripetuto più volte. Fin dal 2022 la società aveva rilevato progetti di sviluppo onshore da Vattenfall, altro colosso che ristrutturava il portafoglio. Il risultato è un’azienda che opera in sedici paesi europei con un organico di circa 700 persone, capace di gestire internamente l’intera catena: sviluppo, costruzione, gestione e manutenzione. Non è una utility tradizionale, né un puro sviluppatore che vende progetti appena ottenuti i permessi. Eurowind trattiene gli asset e li gestisce, accumulando un portafoglio che oggi può crescere a una velocità completamente diversa grazie al capitale di Blackstone. La combinazione è esplosiva: una pipeline ereditaria arricchita dalle dismissioni dei grandi gruppi, più la liquidità per trasformarla in megawatt reali.
Il cantiere rumeno
La Romania è il banco di prova immediato. Le autorizzazioni ANRE per Frumușița, Vector e Pecineaga Nord-Est hanno sbloccato i lavori in un paese dove Eurowind aveva già piantato la prima turbina nel parco eolico Pecineaga da 48 MW, nel novembre 2024. Aggiungendo il maxi-impianto solare di Vișina e i permessi per quasi 1 GW ottenuti nell’estate 2024, il quadro rumeno da solo giustifica una parte consistente dell’accelerazione promessa. Non sono progetti sulla carta: sono cantieri con pale in fase di montaggio e pannelli in fase di posa, sostenuti da un quadro autorizzativo già definito.
Per chi installa e gestisce impianti, il messaggio è netto. L’afflusso di capitale non si limita a finanziare nuovi sviluppi: accorcia il tempo che intercorre tra il permesso e l’allaccio alla rete. La sfida per gli operatori di sistema e per le imprese di costruzione e manutenzione non è più se questi progetti arriveranno, ma quando esattamente dovranno essere integrati. E la risposta, a giudicare dal ritmo con cui Eurowind sta aprendo i cantieri, è: molto prima di quanto il mercato si aspettasse.




