La notizia è arrivata a fine agosto e non ha fatto molto rumore: Galia Green Power e un consorzio di tre banche polacche hanno annunciato un accordo di finanziamento da 376 milioni di złoty per lo sviluppo di progetti di biometano. Gli istituti coinvolti sono PKO Bank Polski, Bank Gospodarstwa Krajowego e mBank. A rendere interessante l’operazione non è tanto l’importo in euro, quanto il fatto che tre banche abbiano superato la due diligence su un asset ancora giovane e su una tecnologia che deve dimostrare di reggere i conti.

La testata Renewables Now, in un articolo firmato da Rossitsa Vachkova, ha tradotto l’impegno in circa 87 milioni di euro e ha collocato la notizia nei segmenti bioenergy e altre rinnovabili, con il tema del financing. Il dato è datato 26 agosto 2026.

Il pacchetto di debito: tre banche, 376 milioni di złoty

Il punto non è la conversione in euro, ma la struttura. Galia Green Power non ha ottenuto una linea da un singolo istituto: ha firmato con un consorzio che somma PKO Bank Polski, Bank Gospodarstwa Krajowego e mBank. Questo dettaglio conta perché distribuisce il rischio e perché dice qualcosa sulla maturità percepita del progetto: quando più banche accettano di entrare nella stessa operazione, la valutazione non riguarda più un prototipo ma un perimetro di sviluppo con flussi di cassa attesi.

Per il biometano, ottenere un pacchetto di debito strutturato significa aver superato la fase in cui il finanziatore guarda soprattutto la tecnologia e cominciare a essere letto come infrastruttura energetica. Resta però una domanda inevitabile: chi copre il rischio di costruzione, la parte più esposta del ciclo di vita di un impianto?

Il perno pubblico: 188,9 milioni di euro dal Fondo di Modernizzazione

La risposta arriva da Varsavia. Il Fondo nazionale polacco per la protezione dell’ambiente e la gestione delle acque, NFOŚiGW, ha messo a disposizione 800 milioni di złoty, pari a 188,9 milioni di euro, per un programma di sostegno alla costruzione di impianti di biometano. Secondo la Banca europea per gli investimenti, il finanziamento rientra in un pacchetto da 1,4 miliardi di złoty del Fondo di Modernizzazione approvato dalla BEI.

Il contrasto con il debito bancario è netto. Da una parte c’è un consorzio che guarda ai flussi di cassa e chiede garanzie; dall’altra c’è il denaro pubblico del Fondo di Modernizzazione, che copre la fase meno bancabile dell’impianto, quella dei cantieri. Senza questa sponda, un accordo da 376 milioni di złoty difficilmente avrebbe trovato istituti disposti a muoversi: il biometano non è ancora una tecnologia con rendimenti così consolidati da essere finanziata a condizioni standard.

Gli 800 milioni di złoty vanno letti anche come segnale di capacità di assorbimento: se il Fondo mette sul piatto una somma di questa dimensione, significa che esiste una filiera di progetti ritenuta finanziabile. L’approvazione della BEI aggiunge un secondo livello di fiducia, perché porta con sé una governance europea e non un semplice sussidio nazionale.

Il campo competitivo: TotalEnergies, PGB e la piattaforma di Eiffel

Guardando il campo, la scommessa di Galia non è isolata. L’asset manager Eiffel Investment Group ha lanciato una piattaforma per sviluppare impianti di biometano in Polonia tramite il fondo Eiffel Gaz Vert, insieme a un team di quattro manager guidati dal CEO Marcin Orłowski. Dall’altra parte c’è Polska Grupa Biogazowa, che si presenta come leader di mercato nella produzione combinata di elettricità e calore da biogas e fa parte di TotalEnergies dall’aprile 2023.

Per chi installa o finanzia impianti di biometano in Polonia, la vera partita non è più la tecnologia, ma la capacità di trasformare i soldi in cantieri. Il primo test è appena cominciato: i prossimi trimestri diranno se il biometano polacco è davvero una asset class bancabile o soltanto una promessa ben finanziata.