Pnrr: al target di 2,3 miliardi di metri cubi entro il 2026 subentra un obiettivo di spesa da 2,2 miliardi.
La bolletta del gas di ottobre pone una domanda concreta: se il gas che arriva in rete può essere prodotto da impianti come i quattro rifinanziati con 76 milioni di euro, conviene fidarsi? Secondo il comunicato diffuso l’8 settembre da ING, ING e UniCredit hanno strutturato un finanziamento senior in formula project finance per rifinanziare un portafoglio di impianti a biometano in Italia, detenuto tramite il fondo Ecualia Capital. Non è una questione da addetti ai lavori: è la domanda di chi deve decidere se il biometano in rete è una voce concreta della transizione o solo una promessa.
Quel gas “rinnovabile” in bolletta esiste davvero?
Dietro quella voce c’è un’infrastruttura reale. Il portafoglio comprende quattro impianti situati nell’Italia settentrionale e centrale, con una capacità complessiva di circa 1.800 Smc/h, che trasformano sottoprodotti agricoli e zootecnici in biometano 100% rinnovabile immesso nella rete nazionale del gas. Una volta pienamente operativi, i quattro impianti dovrebbero produrre complessivamente circa 160 GWh di biometano rinnovabile all’anno, un volume equivalente al consumo medio annuo di gas di circa 10.500 famiglie italiane.
Lo stesso portafoglio dovrebbe evitare ogni anno circa 31.500 tonnellate di emissioni di CO₂, sostituendo il gas naturale di origine fossile. Gli impianti beneficiano del sistema di tariffe incentivanti gestito dal GSE, il soggetto responsabile degli incentivi alle energie rinnovabili in Italia, che garantisce un flusso di ricavi stabile e regolamentato nel lungo periodo. Se il biometano è reale, conviene allora chiedersi chi lo possiede e chi incassa.
Chi mette i soldi e chi incassa
Gli asset sono detenuti tramite il fondo Ecualia Capital di Bankinter Investment e Plenium Partners. L’operazione non nasce dal nulla: secondo il portale Bioenergy News, amplia le partecipazioni italiane di Ecualia Capital nel biometano, che già includevano progetti con una capacità combinata di circa 750 Smc/h. Bankinter Investment e Plenium Partners condividono una piattaforma di investimenti alternativi già dal 2017 e hanno annunciato piani per integrare le attività di asset management in una piattaforma combinata con circa 14 miliardi di euro di masse in gestione, subordinatamente all’approvazione regolamentare.
Non è beneficenza: è un mercato che si consolida. Secondo Hydronews, la società tedesca Vorn Bioenergy ha definito con il fondo britannico Equitix l’acquisizione di Enerfarm, entità che controlla 5 impianti per la produzione di biometano nel Nord Italia e un impianto di compostaggio associato. La scommessa privata, però, regge solo se il quadro pubblico non cambia le regole: qui entra in gioco il Pnrr.
Il Pnrr cambia obiettivo: conviene ancora il biometano?
La macchina da 76 milioni viaggia su incentivi GSE, quindi su regole pubbliche. Il Pnrr fissava lo sviluppo di almeno 2,3 miliardi di metri cubi di biometano entro fine giugno 2026. Poi, secondo quanto scriveva l’8 settembre Riciclanews, il governo ha rivisto gli obiettivi del Pnrr sul biometano, sostituendo il target produttivo di 2,3 miliardi di metri cubi con un obiettivo di spesa da 2,2 miliardi di euro.
Per produttori, famiglie e imprese il punto non è se il biometano funzioni: gli impianti dell’operazione annunciata a inizio settembre dimostrano che la tecnologia c’è e che i capitali privati la giudicano finanziabile. Il punto è se le regole resteranno leggibili. Un obiettivo di spesa non premia necessariamente i metri cubi immessi in rete, ma sposta l’attenzione su quanto si investe: per chi deve decidere se produrre o se fidarsi del gas rinnovabile in bolletta, la variabile più importante è la stabilità degli incentivi, più del singolo impianto.
Il biometano non è quindi una scommessa tecnologica, ma una scommessa regolatoria: vale la pena seguire non i singoli annunci, ma la coerenza tra obiettivi pubblici e contratti privati. Per chi paga la bolletta e per chi produce, la vera energia rinnovabile è la prevedibilità.




