Sedamyl e Il Tiglio usano il DL Agricoltura per estendere l’autoconsumo oltre il sito produttivo.

Hai presente la bolletta del gas? C’è una bolletta che non arriva nelle case: è quella dello stabilimento Sedamyl di Saluzzo, che dallo scorso giugno ha iniziato a utilizzare tutto il biometano prodotto dalla cooperativa Il Tiglio. L’azienda lo ha comunicato nelle scorse settimane, e l’accordo è tra i primi del suo genere siglati in Italia, redatto secondo le norme del DL Agricoltura.

Tradotto in pratica: il sito di Saluzzo preleverà dalla rete nazionale circa 2,2 milioni di metri cubi di biometano all’anno, certificati tramite Garanzie di Origine (GO), pari a oltre 22 GWh di energia. L’intesa consentirà di evitare l’emissione di circa 4.000 tonnellate di anidride carbonica di origine fossile. Cifre da stabilimento industriale, non da appartamento, ma il meccanismo è lo stesso che potrebbe valere per altre imprese energivore.

Dalla frutta del 1949 al gas della cooperativa

Sedamyl spa, fondata nel 1949 come distilleria di frutta a Saluzzo, in provincia di Cuneo, è oggi un’azienda energivora: consuma molta energia per i suoi processi produttivi. Fino a poco tempo fa quella energia arrivava in gran parte dal metano fossile. Da giugno una parte della bolletta è cambiata: al posto del gas estratto dal sottosuolo c’è il biometano della cooperativa Il Tiglio, immesso nella rete nazionale.

Qui però c’è un dettaglio che stona. Di solito, quando si parla di autoconsumo, si pensa ai pannelli sul tetto che alimentano la stessa abitazione. Il biometano della cooperativa, invece, viene prodotto altrove e consumato nello stabilimento Sedamyl. Come fa un gas prodotto da un’altra parte a essere considerato autoconsumato?

L’autoconsumo a distanza (e la rete che lo trasporta)

La risposta sta in una norma del DL Agricoltura. L’articolo 5-bis estende la definizione di biometano autoconsumato anche al biometano consumato in un sito diverso da quello di produzione, da parte di un cliente finale attivo nei cosiddetti settori hard to abate — quelli dove tagliare le emissioni è più difficile — che abbia sottoscritto con il produttore un contratto di compravendita del biometano, il cosiddetto corporate BPA o CBPA. In parole semplici: se un’azienda energivora compra biometano e lo consuma in un altro sito rispetto a dove viene prodotto, ai fini normativi conta come se lo avesse prodotto e usato in casa.

Però perché il meccanismo funzioni serve la rete. Ed è qui che entra in gioco Italgas, che a metà luglio ha attivato a Saluzzo una nuova connessione di biometano alla rete di distribuzione del gas. L’infrastruttura, totalmente digitalizzata, consentirà di immettere nel network locale circa 2,4 milioni di metri cubi all’anno. In pratica, la norma ha allargato i confini dell’autoconsumo, e la rete fisica lo rende concretamente possibile.

Il biodigestore interno e la gara che si allarga

Se il biometano può viaggiare fino allo stabilimento, il passo successivo è produrlo dove serve. Sedamyl ci sta già lavorando: già nel dicembre 2024 aveva richiesto l’approvazione comunale per un biodigestore interno che, utilizzando i materiali di scarto del ciclo produttivo, produrrà metano da riutilizzare come fonte di energia per lo stabilimento di Saluzzo, come riporta la Nuova Gazzetta di Saluzzo. In pratica, gli scarti della lavorazione tornerebbero sotto forma di energia.

E non è un caso isolato. Anche il mercato si sta muovendo: Edison ha firmato uno dei primi contratti di acquisto di biometano in Italia, con una durata di 15 anni e un volume di circa 3 milioni di metri cubi all’anno a partire dal 2025, biometano prodotto da scarti agricoli. Il segnale è chiaro: il biometano non è solo una nicchia ambientale, ma un mercato in costruzione.

Per un’impresa energivora, il prossimo passo è guardare ai propri scarti e ai contratti di biometano. La normativa e la rete esistono già, il mercato si sta muovendo, e accordi come quello tra Sedamyl e Il Tiglio dimostrano che il meccanismo funziona. Resta una domanda per chi osserva la transizione: quando conviene muoversi? La risposta, come sempre, dipende dai numeri — e qui i numeri cominciano a esserci.