La benzina italiana resta E5, ma l’etanolo è quasi assente per l’obbligo del 3%.

Chi fa il pieno in Italia compra una benzina formalmente E5. Stando ad Assodistil, però, nella pratica quel pieno equivale a un contenuto di etanolo prossimo allo zero; sono 19 i Paesi che utilizzano già alla pompa la benzina E10 con il 10% di etanolo. Come si spiega questo divario? Nei mesi scorsi Assodistil ha ribadito la sua richiesta in un articolo pubblicato da Staffetta Quotidiana: confermare la traiettoria di crescita dell’obbligo di immissione di biobenzine, come il bioetanolo, dal 3% al 5% dei consumi di benzina entro il 2030.

Alla pompa: perché l’Italia è rimasta all’E5?

La sigla E5 non dice quanto etanolo trovi nel serbatoio: indica il tetto massimo che la benzina può contenere, appunto il 5%. In Italia quel tetto, nella pratica, non viene sfruttato. Non è una questione di motori o di distributori: la differenza sta negli obblighi di immissione delle biobenzine, che il decreto legislativo 199/2021 ha fissato al 3% entro il 2025. Altrove l’asticella è più alta: la E10 porta il tetto al 10%. Come si è arrivati a questo punto?

La richiesta: applicare una traiettoria già scritta

Dietro quel divario c’è una partita normativa non ancora chiusa. La progressione dal 3% al 5% entro il 2030 non è un’idea nuova: è il percorso avviato dal Decreto Ministeriale del 16 marzo 2023, che recepisce la Direttiva europea RED III. Il primo gradino, l’obbligo del 3% entro il 2025, era stato fissato dal decreto legislativo 199/2021.

In vista dell’imminente emanazione di un provvedimento, Assodistil chiede di confermare quella traiettoria e di introdurre misure capaci di sostenere la produzione italiana ed europea di bioetanolo rispetto alle importazioni. In concreto, AssoDistil ha chiesto al governo di portare l’obbligo di immissione di biocarburanti nei consumi di benzina dal 3% attuale al 5% entro il 2030. La strada, in altre parole, esiste già. Cosa frena, allora, il passaggio?

Importazioni in crescita: la posta in gioco

La richiesta di Assodistil non è solo una questione ambientale: è una partita industriale con numeri in movimento. Le importazioni di bioetanolo per uso carburante sono passate da 621.954 tonnellate nel 2023 a 967.354 tonnellate nel 2025, con un aumento del 55%. Gli Stati Uniti sono stati il maggiore esportatore, con il 44% delle importazioni totali nel 2025, seguiti da Canada, Ucraina e Regno Unito.

Sul fronte opposto c’è chi chiede di non toccare il minimo. L’UNEM ha indicato come strada il mantenimento dell’obbligo minimo del 3%, rispettando ovviamente l’obbligo totale ma lasciando alle aziende la scelta in funzione delle strategie industriali e commerciali. Tradotto: obbligo fermo al 3%, e ogni azienda libera di miscelare di più solo se le conviene.

Per chi fa il pieno, la posta è questa: una benzina quasi priva di etanolo se si resta all’obbligo attuale, oppure una miscela progressivamente più ricca se la traiettoria verso il 5% verrà confermata. La partita si chiuderà con il prossimo provvedimento, e i numeri delle importazioni mostrano che il tempo non è neutro: nel 2025 l’Unione europea ha importato 967.354 tonnellate di bioetanolo, con una dipendenza crescente dagli Stati Uniti.

Il pieno che fai oggi riflette una scelta di politica industriale non ancora compiuta. Se la traiettoria verso il 5% verrà confermata, nei prossimi anni la pompa potrebbe cambiare; in caso contrario, l’import continuerà a crescere e la benzina italiana resterà quasi priva di etanolo. Vale la pena osservare il prossimo decreto.