Capacità installata giù del 58% nei dodici mesi a giugno 2026, con crollo dell’82% nel trimestre
Quando hai il fotovoltaico sul tetto ma il contatore continua a girare la sera, la domanda torna sempre: conviene aggiungere una batteria? Secondo gli ultimi dati di ANIE Rinnovabili, ripresi da un’analisi sul mercato degli accumuli elettrici, in Italia sempre meno famiglie e imprese rispondono di sì: nei dodici mesi terminati a giugno 2026 la nuova capacità installata è diminuita del 58%.
Il dubbio in garage: conviene ancora accumulare?
La scena è sempre la stessa: l’impianto produce nelle ore centrali, ma i consumi domestici si concentrano la mattina e la sera. Senza batteria, l’energia non autoconsumata finisce in rete. Non è un dettaglio: nel 2025 circa 0,8 TWh di energia rinnovabile non ha potuto essere utilizzata integralmente, come indicato in un’analisi sul ruolo degli accumuli. Eppure la spinta che aveva gonfiato il mercato residenziale si va esaurendo: dopo il boom del 2023, la spinta del Superbonus sul fotovoltaico residenziale non basta più a trainare le installazioni. Quella che sembra una scelta familiare è in realtà il sintomo di una frenata che i numeri rendono evidente.
I numeri del crollo: dal Superbonus ai target mancati
Il dato più duro arriva dal secondo trimestre: tra aprile e giugno 2026 la capacità aggiuntiva è crollata dell’82% rispetto allo stesso periodo del 2025, sempre secondo ANIE Rinnovabili. Al 30 giugno 2026 risultavano installati in Italia 941.911 sistemi di accumulo, esclusi gli impianti di pompaggio. Nei primi sei mesi dell’anno sono entrati in esercizio 60.030 nuovi sistemi, per 593 MW di potenza e 1.349 MWh di capacità aggiuntiva.
Numeri che stridono con gli scenari. Già nel Documento di Descrizione degli Scenari 2024 di Terna e Snam, il confronto con lo scenario PNIEC Policy indicava che mancano circa 2 GWh di accumuli distribuiti e 50 GWh di sistemi centralizzati. Guardando al 2030, gli scenari di sviluppo del sistema elettrico italiano stimano un fabbisogno di accumulo elettrochimico complessivo nell’ordine di circa 71 GWh, di cui circa 57 GWh solo di utility-scale e circa 14 GWh relativi a operatori di piccola taglia. Secondo ANIE, l’Italia ha un totale di 19,3 GWh installati.
Anche il confronto europeo conferma la frenata: SolarPower Europe segnala che l’Italia ha installato 5,0 GWh di stoccaggio a batteria, con un calo del 18% dovuto a ritardi nei sistemi di incentivazione e a un mercato residenziale in contrazione.
Aspettare incentivi o agire subito? La scelta informata
Se il contesto è questo, il passo successivo è decidere. Da una parte ci sono i ritardi nei sistemi di incentivazione, segnalati anche da SolarPower Europe; dall’altra c’è un fabbisogno che non aspetta: 71 GWh al 2030 e un gap già indicato di 2 GWh di accumuli distribuiti e 50 GWh centralizzati rispetto allo scenario PNIEC Policy. Per chi ha già un impianto, il punto non è se il mercato ripartirà, ma se conviene continuare a cedere energia in rete senza usarla appieno.
I dati disponibili non permettono di stabilire una convenienza univoca per ogni famiglia: molto dipende dai profili di consumo, dalle tariffe e dalle regole di scambio. Ma il segnale è chiaro: l’accumulo non è un accessorio da inseguire quando arrivano i bonus. È il ponte tra produrre e usare davvero l’energia che il tetto genera. Il crollo delle installazioni non dice di rinunciare, dice di valutare per bene cosa conviene, senza farsi guidare solo dall’incentivo.




