A pesare sono i numeri: 320 MW di potenza flessibile necessari fino al 2033 e 27 parchi industriali bloccati
Immagina di aver chiesto più potenza per il tuo capannone a Utrecht nelle ultime settimane: la risposta può essere “non prima del 2033”. Non è un guasto, è la nuova normalità della rete. A spiegarlo è la pagina di Stedin pubblicata il 1° settembre 2026 sulla capacità disponibile nella provincia di Utrecht: dal 1° luglio 2026, nell’area che comprende città di Utrecht, Woerden, De Ronde Venen, Zeist e Houten le nuove connessioni o quelle più pesanti per aziende e famiglie sono possibili solo se la rete è stata ampliata o se si libera spazio.
Il semaforo rosso sulla rete di Utrecht
Il semaforo non riguarda solo le grandi industrie. La regola vale anche per famiglie e imprese locali che chiedono un allaccio nuovo o più pesante: senza rete ampliata o capacità liberata, l’attesa può sconfinare nel 2033. Per i grandi consumatori, il blocco delle nuove connessioni non è una novità: secondo la fonte risultava già in vigore da due anni. E il conto economico comincia a farsi pesante: secondo la stima riportata da RTV Utrecht, il danno si colloca tra 75 e 225 milioni di euro all’anno, per esempio perché non si aggiungono più uffici e le aziende internazionali potrebbero non potersi più insediare. Ma perché proprio Utrecht, mentre in altre province si è evitato il blocco totale?
I numeri dietro il semaforo rosso
La risposta sta nei numeri. Già nel 2024 una ricerca su larga scala di capacità elettrica flessibile tra i grandi utenti commerciali nella provincia di Utrecht aveva prodotto troppo poco per ridurre la pressione sulla rete. Il fabbisogno indicato per gli anni a venire è di 320 MW di potenza flessibile fino al 2033, l’equivalente di 160.000 famiglie. Secondo TenneT, gli ampliamenti della rete ad alta tensione necessari per risolvere la congestione dovrebbero essere completati nel 2033, ma in caso di contrattempi si può arrivare al 2035. Nel frattempo i gestori di rete investiranno 15 miliardi di euro all’anno fino al 2028 incluso.
L’impatto sul territorio si vede anche nei numeri: circa 27 parchi industriali nella provincia di Utrecht non potevano essere sviluppati a causa del blocco delle connessioni. In Flevopolder e in Gelderland, invece, un blocco ampio è stato evitato grazie a misure incisive per usare la rete in modo più intelligente ed espanderla più rapidamente. Il governo olandese ha riconosciuto che, nonostante le azioni avviate, in una parte della provincia di Utrecht era necessaria una pausa temporanea per mantenere sicura la rete elettrica.
Cosa si può fare mentre la rete si amplia
La risposta non è un semplice sì o no: dipende dal tipo di progetto e dalla sua posizione. I progetti di edilizia abitativa già registrati e approvati possono andare avanti in Gelderland e nella Flevopolder, purché compatibili con la rete elettrica locale; la costruzione di nuove abitazioni pianificata può comunque proseguire ovunque. Per chi è in attesa, il quadro può migliorare prima del 2033. Il governo olandese ha annunciato un pacchetto di modifiche legislative simile alla vecchia Crisis- en herstelwet per dimezzare i tempi di realizzazione di nuove connessioni elettriche.
Una parte consistente dei 14.000 imprese e istituzioni in lista d’attesa per un allaccio elettrico potrebbe uscire dalla coda nei prossimi anni, anche grazie a un piano di governo, gestori di rete e imprese per usare meglio lo spazio disponibile. Per i nuovi allacciamenti pesanti nell’area 1a, però, il vincolo resta quello di partenza: si procede solo con l’ampliamento della rete o con lo spazio liberato. In altre parole, se hai un progetto già approvato e compatibile, può andare avanti; se devi chiedere più potenza a Utrecht, preparati a tempi lunghi, ma con le nuove regole che promettono di dimezzarli. La rete non si sblocca da sola: serve monitorare gli spazi liberati e le deroghe.




