La configurazione AID consente a un singolo produttore e a un singolo consumatore di condividere energia virtualmente, senza reti private
Oltre 11,3 milioni di kWh condivisi ogni anno, senza costruire una rete dedicata. È il dettaglio tecnico che separa il progetto Marsica da una comunità energetica rinnovabile: qui non c’è una pluralità di soggetti che si scambiano energia, ma un solo produttore e un solo consumatore collegati dalla rete di distribuzione nazionale, a patto di trovarsi nell’area della stessa cabina primaria. La configurazione si chiama Autoconsumo Individuale a Distanza, AID. Lo scorso luglio, Comunità Energetiche S.p.A. (COM E) ha reso noti i numeri dell’iniziativa con il Consorzio Acquedottistico Marsicano: 10 impianti fotovoltaici, 8,8 MWp di potenza installata, oltre 11,3 milioni di kWh condivisi ogni anno. Ed è, a oggi, la più grande configurazione AID in Italia.
Un solo produttore, un solo consumatore: la meccanica dell’AID
L’Autoconsumo Individuale a Distanza è una configurazione introdotta dal Decreto CACER che permette a un singolo produttore e a un singolo consumatore di condividere energia rinnovabile — in questo caso fotovoltaica — utilizzando la rete di distribuzione elettrica nazionale esistente. Non servono reti private, né lo scambio fisico diretto tra chi produce e chi preleva: l’energia immessa in rete viene associata virtualmente ai prelievi dell’utenza finale. Nel progetto Marsica, il produttore è COM E e il consumatore è il Consorzio Acquedottistico Marsicano.
Il vincolo che rende possibile tutto questo è geografico. La condizione fondamentale affinché l’energia possa essere condivisa virtualmente è che i punti di connessione in prelievo — i POD dell’utenza — e gli impianti di produzione siano ubicati nell’area geografica sottesa alla medesima cabina elettrica primaria. In pratica, i dieci impianti e l’utenza del Consorzio devono insistere sulla stessa porzione di rete. È per questo che un solo produttore e un solo consumatore possono condividere 11,3 milioni di kWh senza un solo trasporto fisico dedicato: la condivisione è un calcolo energetico, non un movimento di corrente.
La differenza rispetto a una comunità energetica è nella struttura dei soggetti. L’AID è, per definizione, una configurazione bilaterale: un produttore e un consumatore. Non c’è una pluralità di membri che decide come ripartire produzione e prelievi, ma un accordo diretto tra due parti. Il numero ridotto di controparti non è una semplificazione: cambia la natura del modello.
Il Decreto CACER e i limiti di potenza: perché ora
La risposta al perché questa configurazione si sia affermata adesso è regolatoria. Il Decreto CACER — il DM 414/2023 — è in vigore dal 24 gennaio 2024 e ha definito le nuove modalità di concessione di incentivi per impianti a fonti rinnovabili inseriti in configurazioni di comunità energetiche, incluse quelle di autoconsumo individuale a distanza. È questo quadro a rendere economicamente sostenibile un progetto come quello Marsica, che altrimenti sarebbe solo un impianto fotovoltaico collegato a un’utenza senza un meccanismo di valorizzazione dedicato.
I limiti di potenza, poi, spiegano perché il modello non riguardi solo le grandi imprese. Secondo Emilio Sani, per le PMI non è previsto alcun limite di potenza per l’autoconsumo a distanza, mentre le grandi imprese possono realizzare impianti fino a 6 MW. In altre parole, il meccanismo è aperto a soggetti di dimensioni diverse: la soglia non è tanto la taglia dell’impianto, quanto la posizione rispetto alla cabina primaria.
Il valore che resta sul territorio e il vincolo da verificare
Il passaggio dal quadro regolatorio al territorio è immediato. La configurazione accede agli incentivi ventennali previsti dal decreto, con una quota della tariffa premio fino al 45% da destinare a iniziative con finalità sociali con ricadute dirette sui territori che ospitano gli impianti. Tradotto: i Comuni della Marsica vedranno una parte del valore economico restare sul territorio, finanziando progetti sociali. Non è una ricaduta simbolica: la quota è scritta nel meccanismo incentivante.
Ma c’è un trade-off operativo che chi installerà impianti simili dovrà tenere presente. La condivisione virtuale richiede che i punti di prelievo e gli impianti di produzione ricadano nell’area della medesima cabina primaria. Non è un vincolo aggirabile con la tecnologia: è la condizione posta dalla norma perché l’energia possa essere condivisa virtualmente. Chi progetta un AID deve quindi partire dalla verifica della cabina primaria di appartenenza, prima ancora di ragionare su moduli, inseguitori o soluzioni di accumulo.
Per chi installa, la lezione è chiara. L’Autoconsumo Individuale a Distanza non è una CER e non richiede una rete propria, ma impone di verificare la cabina primaria di appartenenza. Se il vincolo è rispettato, il fotovoltaico diventa uno strumento di politica sociale oltre che di produzione. Il progetto Marsica, con i suoi 10 impianti e gli 11,3 milioni di kWh condivisi ogni anno, è la più grande applicazione italiana di questo modello previsto dal Decreto CACER.




