L’asta AR8 potrebbe sbloccare fino a 30 miliardi di sterline di investimenti privati

Quella bolletta ferma al 2023

Chiunque paghi una bolletta elettrica si sarà chiesto almeno una volta: perché, con tutto questo parlare di rinnovabili, i costi non scendono? La risposta è più complicata di un “mancano le pale eoliche”, e ha molto a che fare con come i governi comprano l’energia del futuro. In Gran Bretagna, il meccanismo si chiama Contracts for Difference (CfD), e funziona così: lo Stato garantisce un prezzo fisso per l’elettricità prodotta da nuovi impianti rinnovabili. Se il prezzo di mercato è più basso, chi produce incassa un conguaglio; se è più alto, restituisce la differenza. In teoria, è un sistema che dà stabilità a chi investe e protegge chi consuma da rincari improvvisi. In pratica, tutto dipende da come si disegna l’asta.

Già nel 2023, l’asta AR5 aveva fatto flop: il governo fu criticato per aver fissato un prezzo di esercizio amministrativo troppo basso per rendere sostenibili i progetti eolici offshore, e non arrivò una sola offerta. Un buco nell’acqua che ha rallentato tutto, mentre le bollette restavano alte. Poi, lo scorso febbraio, il quadro è cambiato: l’asta AR7 ha assegnato un record europeo per l’eolico offshore con 8,4 GW, e in totale ha aggiudicato contratti per 14,7 GW di capacità, distribuendo 201 progetti. Mai così tanti. Ma quest’anno qualcosa è cambiato: l’asta AR7 ha fatto il pieno di progetti. Perché questa volta, con l’AR8, dovrebbe andare ancora meglio?

Il trucco delle ‘domande in sospeso’

Per capirlo, bisogna guardare dentro il meccanismo delle aste. L’AR8 si distingue per un dettaglio procedurale che può spostare miliardi: il processo di “domande in sospeso”. In una gara normale, chi non viene ammesso può fare ricorso (i cosiddetti Tier 1 e Tier 2 appeals), e i risultati slittano. Ma qui il governo si è preso due date per decidere se usare una scorciatoia: il 7 ottobre 2026, il dipartimento per la Strategia energetica e Net Zero (DESNZ) comunicherà se è intenzionato ad attivare il processo; il 15 ottobre, lo confermerà ufficialmente. Se scatterà il via libera, i vincitori dell’AR8 saranno annunciati tra il 5 e il 7 gennaio, anziché entro fine anno. È uno slittamento di poche settimane, ma per gli investitori è un segnale concreto: il governo è disposto a prendersi il tempo necessario per non sprecare progetti validi solo per un cavillo burocratico.

Perché questa flessibilità è così importante? Basta guardare i numeri dell’asta precedente. Secondo Energy UK, l’AR7 aveva procurato una capacità record di 14,7 GW da 201 progetti, annunciati lo scorso 10 febbraio. Non era solo eolico offshore: c’erano fotovoltaico, eolico onshore, conversione di rifiuti. Ma il balzo vero l’aveva fatto il vento in mare, che da zero offerte in AR5 era passato a quasi 8,4 GW. Ora, con l’AR8, la finestra per presentare domanda si era aperta lo scorso 20 luglio e si chiuderà nei prossimi giorni. Se il governo sceglierà di attivare il processo di domande in sospeso, i risultati slitterebbero a gennaio. Ma cosa significa questo per i soldi veri?

Dai miliardi alle bollette

I numeri sono da capogiro. Energy UK stima che l’asta AR8 possa sbloccare tra 20 e 30 miliardi di sterline di investimenti privati solo nell’eolico offshore. Non è una cifra astratta: significa turbine, cavi, navi per l’installazione, posti di lavoro nei porti e nelle fabbriche. Significa anche energia che, una volta costruita, ha un costo marginale vicino allo zero. Ogni megawattora eolico che entra nel sistema spiazza gas importato: meno esposizione ai capricci dei mercati internazionali, prezzi all’ingrosso più bassi, e alla fine bollette più leggere per famiglie e imprese. È un processo lento — non vedremo l’effetto domattina — ma è l’unico modo strutturale per far scendere la spesa energetica senza dipendere da sussidi a pioggia.

Quanto lento? Dipende da quanti ricorsi ci saranno. Nel caso più rapido, con tutti i progetti ammessi subito, i contratti potrebbero essere firmati entro il 31 dicembre 2026. Nello scenario più lungo, con tutti i gradi di appello esauriti, si arriverebbe al 17 marzo 2027. Qualche mese di differenza, che però per un’azienda che deve ordinare acciaio e prenotare navi è tempo prezioso. E più certezza c’è sulle date, più facile è ottenere finanziamenti dalle banche, che detestano i ritardi burocratici quanto i costruttori.

Il punto vero, per chi paga la bolletta, è che questa asta non compra semplicemente “più rinnovabili”: compra rinnovabili a un prezzo bloccato per quindici anni. È qui che l’interesse di chi investe si allinea con chi consuma. Se il governo riesce a portare a termine l’AR8 senza gli errori dell’AR5, riempirà il portafoglio di contratti a prezzi fissi che faranno da scudo nelle prossime crisi energetiche. E questa volta, a differenza del 2023, c’è una pipeline di progetti pronti: lo dimostra il record di AR7, e lo conferma il numero di sviluppatori che stanno presentando offerta in questi giorni.

Il percorso è tracciato: prima del 15 ottobre sapremo se la svolta è davvero vicina. Per chi oggi fatica a pagare le bollette, quella data potrebbe segnare l’inizio di un futuro meno caro.