Il residenziale cresce, ma lo storage su larga scala resta lontano dai target 2030

A marzo 2026 l’Italia ha raggiunto 11,4 GWh di accumulo elettrochimico collegato a impianti fotovoltaici. Il dato, elaborato da Italia Solare sulla piattaforma Gaudì di Terna, fotografa un totale di circa 919.000 sistemi installati nel paese, per una capacità complessiva di 18,8 GWh e una potenza nominale di 7,73 GW. Sono cifre che, lette in fila, restituiscono l’immagine di un paese in piena transizione, con la diffusione dei sistemi di accumulo in forte accelerazione.

Ma basta scorporare quei numeri per accorgersi che il quadro è più complicato. Dietro la cifra record si nasconde un’Italia spaccata in due: da un lato un residenziale che macina installazioni a ritmi sostenuti, dall’altro uno storage su scala industriale che arranca, lontano anni luce dai target che il paese si è dato per il 2030.

Il balzo silenzioso dell’accumulo domestico

La fotografia di Italia Solare racconta un comparto residenziale in salute. I 18,8 GWh complessivi censiti a fine marzo 2026 — di cui oltre la metà direttamente collegati a impianti fotovoltaici — sono il risultato di un’adozione capillare, trainata in buona parte dalle detrazioni fiscali e dalla convenienza economica di abbinare una batteria al proprio impianto domestico. Un accumulo diffuso, distribuito, che nelle intenzioni dovrebbe contribuire a ridurre i picchi di prelievo dalla rete e a stabilizzare un sistema elettrico sempre più attraversato da fonti rinnovabili intermittenti.

Il problema è che questa corsa è quasi esclusivamente residenziale. Già a novembre 2024, 864 MW — poco più di 800 megawatt su un totale di 5,1 GW installati — erano riconducibili a impianti utility scale. In pratica, la quasi totalità della capacità di accumulo italiana era fatta di piccoli sistemi domestici, mentre i grandi impianti collegati direttamente alla rete di trasmissione restavano una frazione trascurabile. Sedici mesi dopo, la musica non è cambiata: il residenziale continua a tirare, l’utility scale resta al palo.

Il paradosso dei GW mancanti

Il divario non è solo una curiosità statistica: è un problema strutturale che allontana l’Italia dagli obiettivi che si è data. Entro il 2030 il paese dovrebbe arrivare a 11 GW di potenza e 58 GWh di capacità di stoccaggio su scala industriale. Significa moltiplicare per quasi tredici volte quei fatidici 864 MW censiti a novembre 2024. Con il residenziale che, per quanto in salute, da solo non basta: le batterie in cantina non possono sostituire la funzione di regolazione e bilanciamento che solo impianti connessi alla rete di trasmissione possono garantire.

Le ragioni del paradosso sono molteplici. Da un lato, l’iter autorizzativo per i grandi impianti di accumulo resta complesso e frammentato, con tempi che scoraggiano gli investitori. Dall’altro, mancano ancora segnali di prezzo chiari: senza un quadro regolatorio che remuneri in modo prevedibile i servizi di rete, il business case degli impianti utility scale fatica a chiudersi. È il motivo per cui, mentre il residenziale galoppa grazie a incentivi diretti e risparmi in bolletta, i grandi progetti aspettano.

Eppure la domanda di flessibilità è destinata a esplodere. Con la penetrazione del fotovoltaico che continua a crescere — a marzo 2026 i 919.000 sistemi di accumulo censiti erano quasi tutti collegati a impianti solari — la necessità di stoccare energia per usarla quando il sole non c’è diventerà sempre più pressante. Senza un salto di scala, il rischio è che il fotovoltaico si trovi a produrre nei momenti sbagliati, deprimendo i prezzi e vanificando parte del valore degli investimenti.

La fabbrica delle idee

In questo scenario, chi ha investito in ricerca e sviluppo su tecnologie scalabili potrebbe trovarsi avvantaggiato quando il mercato dell’utility scale inizierà a muoversi. Tra i pochi che già vincono c’è chi ha puntato tutto sul know-how. È il caso di SolaX Power Italia, che ha inaugurato la nuova sede italiana e ha reso noto di impiegare oltre mille persone esclusivamente in ricerca e sviluppo: più di un terzo del personale complessivo dell’azienda. Una cifra che da sola segnala quanto il gruppo stia scommettendo sull’innovazione di prodotto per presidiare un mercato in evoluzione.

I conti, per ora, danno ragione alla strategia. Il fatturato 2025 di SolaX Power Italia è stato superiore a quello del 2023 e del 2024, in un contesto di mercato che, come visto, resta segnato da forti asimmetrie. L’azienda sembra aver intercettato la domanda residenziale senza perdere di vista la prospettiva industriale, costruendo un portafoglio tecnologico che potrà essere messo a frutto quando la domanda di storage su larga scala si materializzerà.

Il vero banco di prova, però, arriverà con le aste MACSE — il meccanismo che Terna utilizzerà per assegnare capacità di accumulo utility scale tramite contratti di lungo termine. Le prime assegnazioni sono attese nei prossimi mesi. Saranno quelle a dire se l’Italia riuscirà a colmare il divario tra i gigawattora installati nei garage e quelli che servono alla rete, oppure se il paese continuerà a essere un campione di batterie in cantina senza una strategia all’altezza dei target dichiarati. La capacità che verrà effettivamente contrattualizzata nelle aste del 2027 sarà il numero da tenere d’occhio. E il giudizio su quanto fatto finora andrà misurato su quella distanza: tra gli 11,4 GWh di oggi e i 58 GWh che servirebbero domani.