Oltre 600 MW autorizzati in un mese, ma la distanza dai cantieri resta ampia

Venerdì 3 luglio il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha autorizzato la costruzione di
un impianto di accumulo elettrochimico (BESS) da 99 MW
nel comune di Rotello, in provincia di Campobasso. Il progetto si chiama “Molise bess”, lo firma la società Molise Bess s.r.l. ed è l’ultimo tassello di una sequenza di autorizzazioni che da settimane sta ingrossando la pipeline nazionale. Sulla carta, l’Italia aggiunge potenza di accumulo a ritmo sostenuto. Basta sollevare lo sguardo dai singoli decreti per accorgersi che il vero nodo è un altro: quanti di questi impianti stanno già uscendo dal terreno?

L’onda lunga delle autorizzazioni

L’autorizzazione di Rotello non è un caso isolato. Lo scorso 11 giugno il Mase aveva già firmato
cinque decreti per 514,6 MW complessivi
di nuovi BESS, e appena sei giorni dopo, il 17 giugno, ha aggiunto altri
due decreti per 298 MW.
Sommando il progetto molisano, in meno di un mese il ministero ha dato il via libera a oltre 600 MW di capacità di accumulo. La cifra dice che la macchina autorizzativa sta girando, e che la corsa ad accaparrarsi i siti migliori — vicini alle cabine primarie, con iter paesaggistici meno accidentati — è entrata nel vivo. È un segnale che il mercato prende forma, ma resta un segnale amministrativo: un decreto non è una trincea scavata
e un’autorizzazione unica non è un container batterie posato su una platea di cemento.

Dieci gigawattora assegnati, cantieri ancora fermi

L’interesse degli operatori si era già misurato in modo inequivocabile nell’autunno del 2025, quando
l’asta MACSE ha assegnato 10 GWh
di capacità di stoccaggio con un’offerta sovrabbondante di quattro volte rispetto alla disponibilità. Tradotto: c’è chi è disposto a investire, e pure in fretta. Eppure, a nove mesi di distanza, la percezione sul campo è diversa. Già ad aprile 2026, il Mase — come riportato da
un monitoraggio di QualEnergia — segnalava che la pipeline italiana delle batterie per la rete avanza sul piano procedurale ma la messa a terra «resta ancora limitata». In altre parole: il contatore dei decreti sale, quello dei bulldozer corre più piano.

L’obiettivo che il governo italiano si è dato, secondo
un’analisi di Rabobank, è di 15 GW di capacità BESS installata entro il 2030 per garantire la sicurezza dell’approvvigionamento. I progetti autorizzati dal Mase nelle ultime settimane valgono qualche punto percentuale di quel target, ma la distanza fra l’autorizzazione e la connessione in rete si misura in anni: servono la progettazione esecutiva, l’approvvigionamento dei moduli batteria, i collaudi, la costruzione delle opere di connessione. L’asta MACSE ha mostrato che la materia prima — la disponibilità finanziaria e tecnica — esiste. La strozzatura è un’altra.

E per chi aspetta i megawatt?

Il cronometro dei 15 GW continua a correre. Il paradosso attuale — dieci gigawattora già assegnati in asta, centinaia di megawatt autorizzati ma pochissimi cantieri realmente aperti — mette gli sviluppatori di fronte a una domanda pratica: in quale momento i decreti si trasformeranno in impianti che immettono davvero energia in rete? La fase autorizzativa è necessaria, ma da sola non smussa le ore di prezzo negativo né alleggerisce la congestione sulle dorsali. Senza un’accelerazione reale sui cantieri, il 2030 rischia di essere festeggiato con una pila di carte firmate e una manciata di container in più.