Il documento governativo mette in dubbio la fattibilità e l’utilità del target di 50 GW per il 2040
3,3 TWh di elettricità all’anno, il 3 per cento del fabbisogno dei Paesi Bassi. Due giorni fa, un nuovo parco eolico olandese ha iniziato a immettere in rete la sua prima corrente verde, e questi sono i numeri che lo accompagnano. Per raggiungere i 50 GW di capacità eolica offshore promessi per il 2040, però, servirebbero oltre sessanta impianti come Hollandse Kust West VI. E intanto un documento del governo stesso mette in dubbio che quell’obiettivo sia davvero raggiungibile, o utile.
Un gigante nel Mare del Nord
Il parco eolico Hollandse Kust West VI, che si estende davanti alla costa olandese con 52 turbine da 15 MW ciascuna, ha cominciato la costruzione in mare nel dicembre 2025 con l’installazione del primo monopalo. Lunedì scorso, il 6 luglio, Next Kraftwerke ha iniziato a commercializzare la prima energia verde di Ecowende, il consorzio formato da Shell ed Eneco che si era aggiudicato la concessione già il 15 dicembre 2022. Una volta a regime, l’impianto genererà 3,3 TWh l’anno, sufficienti a coprire circa il 3 per cento della domanda elettrica nazionale.
Numeri che impressionano, ma che vanno letti nella scia di quanto già fatto. Prima di lui, Hollandse Kust Zuid (1.509 MW, 139 turbine) era già entrato in funzione nel 2023, primo parco eolico offshore al mondo a fare a meno di sussidi pubblici. L’ingegneria e la finanza di progetto hanno fatto passi da gigante, insomma. Resta però il termometro della distanza che separa il presente dalle promesse.
La scommessa dei 50 GW
Il governo olandese ha fissato per il 2040 un obiettivo di 50 GW di capacità eolica offshore, una cifra che equivale a quasi settanta parchi come Hollandse Kust West VI. Eppure, un documento governativo depositato nei mesi scorsi taglia corto: al momento non è né fattibile né necessario arrivare a quella potenza. Basterebbe fare un rapido calcolo: HKW VI contribuisce con 760 MW; per 50.000 MW ce ne vorrebbero 66. La zona Hollandse Kust West è stata ampliata da due a tre siti nel 2022, e la gara per il lotto VIII è attesa fra il 2026 e il 2027. Ma anche se si riuscisse ad accelerare, la distanza fra il passo concreto e la tabella di marcia resta colossale.
Il documento governativo non si limita a constatare l’insufficienza dei numeri. Mette in discussione l’utilità stessa del target, lasciando intendere che la domanda di elettricità e le alternative a disposizione – dall’idrogeno allo stoccaggio – potrebbero rendere superfluo un simile spiegamento di pale in mare. Così, mentre la macchina della transizione macina chilometri, dall’aia del governo arriva un segnale di frenata.
La partita europea
In Germania, il colosso He Dreiht di EnBW, con 960 MW, ha iniziato a produrre già nel novembre 2025, conquistando il primato di più grande parco offshore tedesco. Poche settimane fa, poi, Vestas ha annunciato di aver installato la sua centesima turbina V236-15.0 MW, proprio nel progetto polacco Baltic Power da 1,2 GW. Mentre il Mare del Nord si riempie di pale, i Paesi Bassi si preparano all’appuntamento con il lotto VIII di Hollandse Kust West. La gara, attesa tra il 2026 e il 2027, dirà se il paese intenda davvero tenere il ritmo o se, come il documento governativo lascia intendere, si comincerà a ripensare la rotta.
L’ambizione olandese sull’eolico offshore è una corsa a ostacoli o una bolla pronta a sgonfiarsi? La risposta, probabilmente, arriverà nei prossimi mesi, ma i conti, intanto, cominciano a non tornare.




