Il contenzioso legale da mezzo miliardo di sterline mette in discussione la pianificazione dell’eolico offshore
L’ombra del vento: una scia costa mezzo miliardo
Di cosa stiamo parlando? Quando un grande parco eolico estrae energia dal vento, alle sue spalle si crea una zona di turbolenza e di vento rallentato. Se un secondo impianto si trova sottovento rispetto al primo, l’aria che lo raggiunge è più debole, e la produzione cala. Secondo le stime dei legali di Dogger Bank, l’impatto della scia generata dalle nuove turbine di Dogger Bank South potrebbe tradursi in una perdita finanziaria compresa tra 500 e 669 milioni di sterline. Una cifra che non è un danno teorico, ma il mancato guadagno atteso dalla vendita di elettricità che non sarà mai prodotta.
Due colossi nello stesso fazzoletto di mare
Per capire come si sia arrivati a questo scontro, bisogna risalire al 2008, quando la Crown Estate, l’ente che gestisce i fondali marini del Regno Unito, disegnò nel Mare del Nord la Dogger Bank Zone, la più estesa tra le zone del terzo round di licenze per l’eolico offshore, con una superficie di 8.660 chilometri quadrati. Un’area enorme, grande quanto una regione, pensata per ospitare più progetti e più operatori, nella convinzione che la coesistenza fosse possibile.
Negli anni, quella zona è stata spartita. Nel 2017 la proprietà si è divisa: SSE e Equinor hanno preso il 50% ciascuno di quello che oggi conosciamo come Dogger Bank Wind Farm, costruito in tre fasi — A, B e C — per un totale di 3,6 GW di capacità installata. RWE, invece, si è presa il progetto separato Teesside B, poi ribattezzato Sofia. La mappa non si è fermata lì: nel 2022 è stata annunciata un’espansione, Dogger Bank D, e la Crown Estate ha concesso in locazione un’ulteriore fetta di mare, chiamata proprio Dogger Bank South, da 1,3 GW. Oggi i due parchi eolici DBS West e DBS East, che compongono il progetto concorrente, hanno una capacità combinata di 3 GW.
È qui che la geografia diventa un problema finanziario. I due megaimpianti insistono sullo stesso banco di sabbia, nello stesso regime di vento. Eppure, finora, la pianificazione è andata avanti come se le scie non esistessero, o come se fosse sufficiente un generico principio di coesistenza. Il ricorso presentato ora contesta proprio questo: lo scorso 14 maggio, il governo britannico ha concesso l’ordine di consenso allo sviluppo per Dogger Bank South senza — secondo i ricorrenti — considerare adeguatamente l’effetto cumulativo che le nuove turbine avrebbero sulla produzione dell’impianto già autorizzato e in fase di realizzazione.
Chi perde e chi (forse) guadagna
Mentre gli avvocati preparano le memorie, il settore si interroga sul paradosso di un’energia pulita che rischia di danneggiarsi da sola. Se la magistratura desse ragione a SSE ed Equinor, non sarebbero solo RWE e Masdar a dover ridisegnare il progetto, ma l’intero quadro regolatorio della pianificazione offshore ne uscirebbe scosso. L’effetto scia diventerebbe un precedente legale: non più un’esternalità tecnica affrontata a colpi di studi di consulenza, ma un danno quantificabile che un giudice potrebbe riconoscere e risarcire.
La cifra del contendere — fino a 669 milioni di sterline — dà la scala del problema. Rispetto ai ricavi attesi di un parco da 3,6 GW che opera in una zona di vento eccezionale, è una percentuale significativa, che incide sul rendimento del capitale. E non è detto che il danno si fermi lì. Se la sentenza imponesse alla Crown Estate di rivedere i criteri di assegnazione delle zone, l’intero meccanismo delle aste e delle licenze potrebbe rallentare, con effetti sui prezzi dell’elettricità e sugli obiettivi di decarbonizzazione. Al contrario, se il ricorso venisse respinto, si consoliderebbe il principio che chi arriva prima non ha alcun diritto di esclusiva sul vento, e che ogni developer si accolla il rischio scia senza potersi rivalere sul vicino.
Per ora, l’unica certezza è che il vento del Mare del Nord, per decenni considerato una risorsa inesauribile e gratuita, sta diventando un bene conteso, soggetto a diritti e rivendicazioni come una licenza di estrazione. La stagione in cui le pale eoliche sorgevano senza chiedersi cosa succedesse a valle è finita. Tenete d’occhio la sentenza: potrebbe riscrivere le regole della convivenza in mare aperto.




