Il Campidoglio punta a ridurre le emissioni di oltre il 70% su mille edifici scolastici

Bambini col cappotto in classe, termosifoni tiepidi e spifferi che gelano le dita. Per migliaia di famiglie romane non è un’immagine d’altri tempi: è l’inverno in molte scuole della capitale, dove l’80% degli edifici scolastici rientra nelle classi energetiche E, F e G e quasi tutti sono combustibili fossili. Il Campidoglio spende circa 25 milioni di euro all’anno solo per la gestione energetica delle scuole, soldi che in buona parte finiscono per scaldare i muri e disperdersi fuori dalle finestre. E nei prossimi anni dovrà affrontare un investimento stimato in circa 100 milioni per la sostituzione degli impianti a fine vita. Numeri che pesano sul bilancio comunale tanto quanto il freddo pesa sugli studenti. Ma qualcosa sta cambiando.

Un piano da record (se funziona)

La risposta si chiama Scuole Verdi, il più grande programma unitario di riqualificazione energetica degli edifici scolastici mai avviato in Italia, come ha sottolineato il sindaco Roberto Gualtieri. L’annuncio, arrivato la scorsa settimana, ha un peso specifico: un avviso esplorativo da 600 milioni di euro che interessa oltre 1.000 istituti scolastici. L’avvio è previsto a luglio con la pubblicazione dell’avviso e le proposte dovranno essere presentate entro dicembre. La stima del Comune di Roma è che l’iniziativa, finanziata con risorse capitoline, incentivi statali e investimenti privati, possa abbassare le emissioni di oltre il 70%.

Per capire la portata del progetto, basta guardare cosa hanno fatto altre città. Già nel 2016 Parigi lanciò un contratto di performance energetica da 84 milioni di euro per 140 scuole, mentre Torino, con il Programma EfficienTO sottoscritto nel 2022, prevede interventi su circa 847 edifici pubblici entro il 2030 con un risparmio stimato intorno al 33%. Roma, con 600 milioni sul piatto e oltre mille scuole coinvolte, scala il modello a una dimensione inedita per l’Italia. La differenza non è solo nei numeri: Parigi e Torino hanno già cantieri aperti e risultati misurabili, mentre per Roma il percorso è appena cominciato. La vera incognita sono i tempi: cinque mesi per presentare le proposte, poi serviranno gare, assegnazioni, progettazioni esecutive. La prossima consiliatura scade nel 2027: cinque anni per completare tutto. Un cronoprogramma che richiederà un’esecuzione quasi perfetta.

Cosa significa per le famiglie

E intanto, in città, le famiglie si chiedono cosa cambierà davvero. La risposta più onesta è: non subito, ma molto. Il piano Scuole Verdi non è un maquillage di facciata: significa cappotti termici, infissi nuovi, caldaie sostituite con pompe di calore, pannelli fotovoltaici sui tetti. Significa aule che d’inverno restano calde senza sprechi e d’estate non diventano forni. Significa bollette comunali più leggere, con ricadute indirette sui servizi: ogni euro risparmiato in riscaldamento è un euro che Roma può spendere altrove, dalla manutenzione ordinaria ai laboratori.

Per le imprese, l’avviso esplorativo in arrivo rappresenta un’occasione rara: 600 milioni di euro in interventi di efficientamento su un patrimonio edilizio enorme. Le società di servizi energetici, i big delle rinnovabili e le utility italiane stanno già preparando le proposte. Per i cittadini, invece, la parola d’ordine sarà pazienza. I cantieri arriveranno scuola per scuola, e nel frattempo conviene tenere d’occhio i bandi e lo stato di avanzamento degli interventi. Già nel 2020, lo stanziamento complessivo per la riqualificazione energetica delle scuole ammontava a 3 miliardi di euro: significa che il percorso è tracciato e i fondi ci sono. Ora serve che la macchina amministrativa tenga il passo.

Il freddo in aula potrebbe presto essere un ricordo, ma servirà pazienza. Nei prossimi mesi, occhi aperti sui bandi: per le imprese è un’occasione, per i cittadini una promessa da monitorare.