L’accordo si inserisce in un mercato polacco affollato di PPA, ma frenato da una rete inadeguata
Sei anni di fornitura, quattro impianti, 219 megawatt di picco: l’accordo tra Uniper e Respect Energy, siglato ieri 6 luglio, non è solo un contratto commerciale. È un test su scala reale della capacità della Polonia di assorbire nuova energia solare senza disporre di una rete di trasmissione adeguata. I numeri ci sono, la tecnologia anche. Il collo di bottiglia sta altrove.
219 MWp sotto PPA: l’architettura dell’intesa
L’operazione lega per sei anni la produzione di quattro parchi fotovoltaici — Pakość, Kłodawa, Domanowo e Krotoszyce — a un unico acquirente, Respect Energy, con consegna prevista a partire dal 2028. I 219 MWp complessivi non sono una cifra simbolica: rappresentano un blocco di potenza in corrente continua che, una volta convertita e immessa in rete, dovrà trovare spazio in un sistema già saturo di richieste. L’accordo include anche le Garanzie di Origine, il passaporto verde che certifica la provenienza rinnovabile dell’elettricità e che ha un suo mercato parallelo in continua espansione.
L’intesa si inserisce nella strategia di trasformazione del portafoglio di Uniper, che già nel dicembre 2025 aveva preso una decisione di investimento per altri cinque progetti solari tra Polonia e Regno Unito, per circa 288 MWp aggiuntivi. Numeri che vanno letti insieme al piano da 8 miliardi di euro al 2030 per la trasformazione verde, annunciato nell’agosto 2023. Dietro questa accelerazione c’è anche un passaggio proprietario tutt’altro che banale: l’ingresso dello Stato tedesco, che nel settembre 2022 ha rilevato il 99% della società dopo la crisi del gas, ridisegnandone la missione industriale attorno alle rinnovabili.
Ma la vera prova per questi 219 MWp non sarà la produzione in campo — i moduli fotovoltaici sanno fare il loro lavoro — bensì l’integrazione in una rete che già oggi fatica a gestire la domanda di connessione.
Il paradosso di una rete che rifiuta il sole
I numeri raccolti da Arthur D. Little raccontano un ostacolo strutturale. Secondo i dati di Arthur D. Little, nel 2024 sono state respinte richieste di connessione per 74 GW di capacità teorica — più dell’intera potenza installata del sistema polacco, che si ferma a 72 GW. Tradotto in pratica: c’è una coda di progetti rinnovabili pronti a collegarsi, ma l’infrastruttura di trasmissione non ha i punti di aggancio per accoglierli. Non è un problema di generazione, è un problema di distribuzione.
Questo paradosso si innesta su un sistema elettrico in piena transizione. Dal 2018, quando oltre l’80% del mix elettrico bruciava carbone, la Polonia ha ridotto la dipendenza dal combustibile fossile fino al 52,8% nel 2025. È un arretramento significativo, ottenuto in gran parte proprio grazie all’eolico e al solare. Ma la discesa del carbone non è stata accompagnata da un ammodernamento equivalente delle linee di alta e media tensione, che restano pensate per un modello di generazione centralizzato — grandi centrali termiche collegate a nodi di trasmissione rigidi — e non per una produzione distribuita e intermittente come quella fotovoltaica.
Il risultato è che gli sviluppatori si trovano a operare in un mercato dove la domanda di PPA cresce, i capitali internazionali arrivano, ma il permesso di allacciamento resta l’anello debole della catena. Chi firma un contratto come quello tra Uniper e Respect Energy deve mettere in conto che tra la firma e l’effettiva immissione in rete possono passare anni, e non solo per i tempi di costruzione degli impianti.
La concorrenza accelera: Axpo, EDP e la mappa dei PPA polacchi
L’accordo Uniper-Respect Energy non è un caso isolato. Basta guardare la sequenza di PPA firmati negli ultimi mesi da altri grandi nomi dell’energia per capire che il mercato polacco è entrato in una fase di competizione reale. A ottobre 2025 Axpo Polska aveva chiuso un accordo per l’acquisto di energia da quattro impianti fotovoltaici utility-scale sviluppati da ib vogt, creando un precedente diretto per struttura e dimensioni. A dicembre 2025 EDP Renewables ed Energa hanno siglato un PPA ibrido da 322 MW su quattro progetti, combinando solare ed eolico in un portafoglio pensato per bilanciare l’intermittenza.
Messi in fila, questi tre accordi disegnano una traiettoria precisa: la Polonia sta diventando il terreno di confronto per i grandi compratori di energia rinnovabile in Europa centro-orientale. La taglia degli impianti cresce, la durata dei contratti si allunga, la presenza di attori come Uniper — con la spinta di un azionista pubblico tedesco alle spalle — alza la posta in gioco. Ma resta aperta la domanda che nessun PPA può risolvere da solo: con 74 GW di richieste di connessione respinte nel 2024, quanti di questi progetti riusciranno effettivamente a immettere elettricità in rete senza un intervento strutturale sulle infrastrutture?
Per il settore delle rinnovabili in Polonia, la tecnologia solare è pronta — i moduli funzionano, i contratti si firmano, i finanziamenti arrivano. È la rete che non lo è ancora. Gli sviluppatori devono fare i conti con un sistema che promette crescita ma consegna colli di bottiglia, e chi investe oggi su un PPA a sei anni scommette implicitamente che la finestra di connessione si apra prima della scadenza del contratto.




