Il collo di bottiglia è la rete elettrica, con 328 GW di richieste inevase a fine 2023

Nei primi cinque mesi del 2026 il mix di fotovoltaico ed eolico ha coperto il 24,6% della domanda nazionale, per un totale di 31,5 TWh. L’Italia ha aggiunto un record di 7,2 GW di capacità rinnovabile nel 2025, nel quadro di certezza del FER X. Eppure, per raggiungere l’obiettivo di circa 130 GW installati al 2030 servirà un tasso annuo di quasi 10 GW.

Ma il vero problema non è la produzione, è la stabilità della rete.

Il collo di bottiglia non è il silicio, è il rame

A marzo 2026 le richieste di connessione alla rete di trasmissione nazionale sono scese da 63 GW a 56 GW, mentre le richieste totali sono salite da 79 GW a 84 GW. Un dato che si scontra con un arretrato monstre: al 31 dicembre 2023 Terna aveva già ricevuto richieste per oltre 328 GW. Numeri che parlano di una corsa all’allaccio che la rete, così com’è, non può reggere. Per questo il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha approvato la proposta di Terna sul quadro MACSE, mentre proseguono gli investimenti miliardari: il Tyrrhenian Link – doppio cavo sottomarino che collegherà Sicilia, Sardegna e Italia continentale – costerà 3,7 miliardi di euro, con un finanziamento della Banca Europea per gli Investimenti di 1,9 miliardi. A sud, la dorsale Elmed – prima linea in corrente continua tra Europa e Africa – avrà 307 milioni dalla Commissione Europea.

Non è una questione solo italiana. Negli Stati Uniti, la FERC ha emesso ordini show cause a tutti e sei i gestori di rete regionali, puntando dritto su l’integrazione dei grandi carichi elettrici come data center e impianti manifatturieri. Il messaggio è lo stesso: senza flessibilità e capacità di trasporto, ogni nuovo gigawatt installato rischia di restare un esercizio contabile.

Quando l’inerzia manca, la rete oscilla

A luglio 2026 ENTSO-E ha pubblicato un nuovo report nato da due anni di collaborazione con WindEurope attraverso un gruppo tecnico congiunto. Il documento spiega come rilevare e analizzare le oscillazioni forzate, quei disturbi che fanno tremare la frequenza di rete e che con l’aumento della generazione non programmabile diventano sempre più insidiosi. Il focus è sulle turbine eoliche, ma i futuri requisiti RfG 2.0 si applicheranno anche ad altri moduli di generazione non sincrona e sistemi di accumulo. Il report getta le basi per una guida implementativa che supporterà i gestori di sistema nell’adottare i nuovi obblighi di limitazione delle oscillazioni forzate quando il regolamento entrerà in vigore.

La transizione energetica non si misura più in gigawatt installati, ma nella capacità della rete di assorbirli senza sbandare. Le code di connessione, gli investimenti miliardari in cavi sottomarini e i nuovi standard tecnici raccontano una verità scomoda: la partita si gioca sui cavi, non sui pannelli.