L’Olanda attiva un parco eolico con servizi di rete e protezione per l’avifauna
Cinquantasei virgola tre gigawatt.
È la capacità eolica offshore assegnata su scala mondiale nel 2024, secondo i dati del Global Wind Energy Council. Un balzo senza precedenti – un salto a 56,3 GW di nuova capacità eolica offshore – che racconta però solo metà della storia. Mentre l’Olanda accende il parco Ecowende con servizi di rete e accorgimenti ecologici che sembravano fantascienza, il colosso giapponese Sumitomo fa le valigie dal Belgio. Il numeratore dei gigawatt sale, il denominatore della fiducia degli investitori scende.
Un laboratorio che produce, bilancia e protegge
Il parco eolico Hollandse Kust West VI da 760 MW ha cominciato a immettere elettricità nella rete olandese all’inizio di luglio. Sviluppato da Ecowende, joint venture di Shell, Chubu e Eneco, è connesso alla terraferma attraverso l’infrastruttura offshore ad alta tensione di TenneT. Una volta a regime, garantirà 3,3 TWh di elettricità rinnovabile all’anno, un quantitativo paragonabile al fabbisogno di centinaia di migliaia di famiglie.
Ma è l’integrazione con la rete a segnare lo scarto. Il parco ha attivato la fornitura di servizi di bilanciamento e congestione, affidata a Next Kraftwerke come Balancing Service Provider. Già operativa è la riserva di frequenza negativa automatica (aFRR), che fino a poco tempo fa si chiedeva solo agli impianti termoelettrici: l’eolico offshore dimostra di poter stabilizzare la rete anziché limitarsi a iniettarvi energia.
Anche l’ecologia non è un accessorio. Una pala rossa su sette turbine è in fase di test per valutare la riduzione del rischio di collisione con gli uccelli. Il parco adotta inoltre un corridoio dedicato per l’avifauna, turbine più distanziate, gondole rialzate e un sistema di riduzione adattiva della potenza con radar assistito da intelligenza artificiale. Sotto la linea di galleggiamento, la protezione anti-erosione scolpita con nicchie e baie per pesci e fori per pesci nelle fondazioni monopalo creano rifugi per la fauna marina. Aria, superficie e fondale: ogni strato è stato ridisegnato.
Eppure Sumitomo volta le spalle al Mare del Nord
Mentre il Mare del Nord olandese si popola di pale intelligenti, il Mare del Nord belga perde un investitore pesante. Sumitomo Corporation ha annunciato l’uscita dai tre progetti eolici offshore belgi in cui era coinvolta. L’operazione ha portato alla vendita delle quote di Nobelwind e Northwester 2 a JERA Nex BP, il veicolo congiunto tra JERA e BP. Secondo la società, i proventi saranno dirottati verso aree di crescita coerenti con il Piano di Gestione a Medio Termine 2026 annunciato lo scorso anno. Una scelta di rotazione di portafoglio che coincide con un coro di avvertimenti più ampi.
Ben Backwell, CEO del Global Wind Energy Council, ha puntato il dito contro la crescente instabilità politica e gli attacchi ideologici che minano la certezza degli investimenti. E ha aggiunto che l’inasprimento delle guerre tariffarie sta aumentando l’incertezza per le decisioni di investimento internazionali e minaccia le catene di fornitura su cui l’industria eolica poggia.
La forbice tra tecnologia e capitali
Il contrasto è istruttivo. Da una parte un parco capace di erogare servizi di rete e di ridurre l’impatto ambientale, che mostra come l’eolico offshore possa conquistare un ruolo di pilastro elettrico senza essere solo una macchina da chilowattora. Dall’altra, un gigante finanziario che preferisce liquidare posizioni in un mercato maturo come il Belgio, proprio quando la tecnologia raggiunge la maturità. I 56,3 GW assegnati nel 2024 sono un record, ma il vero banco di prova sarà la capacità di trasformare quelle assegnazioni in acciaio in acqua. Se la volatilità politica e le barriere commerciali continueranno a salire, molti progetti annunciati potrebbero restare sulla carta.
Tra dodici mesi, il numero da guardare non sarà la capacità assegnata, ma quanti di quei gigawatt saranno diventati pale che girano. È lì che si misurerà la distanza tra la dimostrazione tecnologica e la fiducia dei capitali.




