Il gestore della rete elettrica incassa di più mentre famiglie e imprese pagano tariffe in aumento

989 milioni di euro in tre mesi. Non è il fatturato di una big tech, ma il giro d’affari di chi, nel primo trimestre 2026, ha visto i ricavi del gruppo Terna salire del 10 per cento e l’EBITDA trimestrale toccare i 698 milioni. Mentre l’Italia si riempiva di pannelli e pale, il gestore unico della rete elettrica nazionale incassava più di tutti.

E non è un caso: è il modello stesso della transizione a garantirlo.

Chi paga la festa delle rinnovabili

La corsa alle installazioni ha un motore invisibile, ma non per questo meno costoso: la rete. Ogni nuovo impianto va connesso, e a Terna spetta costruire, ammodernare, dispacciare. Il conto arriva in bolletta, sotto la voce tariffe di trasmissione. E quel conto, nel 2026, sale ancora: la tariffa di trasmissione e dispacciamento è stimata a 3,01 miliardi di euro, contro i 2,87 del 2025. Un incremento che pesa su famiglie e imprese, mentre i benefici ambientali restano diffusi e differiti.

Già alla fine del 2023, i risultati finanziari di Terna segnavano un miglioramento su tutte le voci chiave. Le domande di connessione alla rete nazionale avevano già superato i 328 GW: una cifra spropositata, che fotografa un interesse speculativo più che una reale capacità realizzativa. Ma intanto autorizza l’accelerazione degli investimenti.

La corsa d’oro delle autorizzazioni

Nel solo 2023, Terna ha incassato ventitré autorizzazioni per nuovi progetti di rete, per oltre 3 miliardi di euro. L’incremento annuo degli investimenti autorizzati è stato del 20 per cento rispetto al 2022. E se si guarda al 2021, la cifra è triplicata. Un’escalation che si autoalimenta: più impianti chiedono di allacciarsi, più la rete va potenziata, più Terna investe, più i consumatori pagano.

Dentro questa dinamica si inserisce persino l’innovazione tecnologica. Esiste un dispositivo, il rectiformer, che secondo quanto riportato potrebbe ridurre i costi delle opere civili e accelerare la costruzione eliminando strutture separate. Ma il risparmio promesso finisce per scomparire dentro un piano di spesa che continua a gonfiarsi: il fabbisogno stimato per il Tyrrhenian Link ha già toccato i 3,7 miliardi di euro, con quale impatto sulle tariffe finali ancora tutto da chiarire.

Si celebra il record delle rinnovabili, ma il paradosso è questo: il primo beneficiario della transizione non è chi produce energia pulita, né chi la consuma, ma chi detiene il monopolio delle infrastrutture di connessione. Con un sistema di remunerazione garantita, ogni investimento si traduce in maggiori ricavi. E il controllo su quanto si spende e quanto si scarica in bolletta, a che punto è?