L’analisi di University College London quantifica in 14,2 miliardi di sterline il risparmio sulle bollette britanniche tra 2010 e 2023

Ogni 18 minuti e 31 secondi, nel corso del 2025, un aerogeneratore ha completato l’allacciamento alla rete elettrica mondiale. Non è una media spalmata sul decennio: è la cadenza registrata dai dati operativi del Global Wind Day 2026. Il risultato sono 165 gigawatt di nuova capacità eolica installati in dodici mesi, un volume che può alimentare circa 118 milioni di famiglie e che segna un balzo del 40% rispetto ai 117 GW del 2024, a loro volta già un massimo storico.

Le roadmap ufficiali, quelle su cui governi e analisti costruivano i budget 2025, erano più timide. Il GWEC aveva previsto per quest’anno circa 138 GW di nuove consegne, come parte di un percorso di 981 GW cumulati entro il 2030. La realtà ha già scavalcato la prima tappa con 27 GW di anticipo.

La potenza installata globale tocca 1.299 GW: l’eolico non è più una nicchia

La capacità eolica cumulativa ha raggiunto 1.299 GW a fine 2025, un valore più che ventuplicato nei vent’anni di attività del GWEC. Oggi 138 paesi alimentano le proprie reti con pale eoliche, e quasi tre quarti della popolazione mondiale vive in paesi importatori netti di combustibili fossili. Il dato spiega meglio di qualsiasi scenario perché un parco eolico, costruibile in appena 18-24 mesi, rappresenti una leva di sicurezza energetica che nessun gasdotto può offrire.

Il prezzo reale: meno sterline al gas, più margine in bolletta

L’accelerazione del 2025 non è soltanto un primato statistico. Lo studio della University College London ha quantificato che tra il 2010 e il 2023 le bollette energetiche britanniche sarebbero state più alte di 14,2 miliardi di sterline se l’elettricità delle pale fosse stata generata a gas. Su una scala temporale più ampia, l’EIU stima che l’eolico offshore britannico abbia evitato importazioni di combustibile per almeno 30 miliardi di sterline in 25 esercizi. Sono cifre che misurano l’effetto calmierante sul prezzo marginale dell’elettricità all’ingrosso: quando il vento soffia, il dispacciamento delle centrali a gas si contrae e il costo orario si abbassa per tutti.

18 minuti e 31 secondi: la fabbrica del vento non conosce ideologia

Mentre alcuni governi agitano guerre tariffarie e attacchi ideologici che bloccano progetti già in costruzione, il ritmo di installazione ha tenuto il passo di un nuovo aerogeneratore ogni 18 minuti. L’IRENA classifica l’onshore wind come la fonte pulita più economica al mondo, e il rapporto Renewables 2024 attesta che il 91% della nuova potenza rinnovabile oggi costa meno delle alternative fossili. Non è un’opinione: sono i fogli di calcolo di chi gestisce gli approvvigionamenti elettrici.

Davanti ai 969 GW aggiuntivi che il GWEC stima saranno commissionati tra il 2026 e il 2030, la vera variabile non è più il costo al megawattora né la logistica delle turbine. È la prevedibilità delle regole di investimento in un contesto in cui, come segnalato dal CEO Ben Backwell, la volatilità politica e le guerre commerciali rischiano di incrinare la certezza degli investimenti e le catene di fornitura. L’obiettivo COP28 di triplicare la capacità rinnovabile entro il 2030 appare a portata di mese, se la politica eviterà di sabotare ciò che la tecnologia e i conti economici stanno già consegnando.

Per chi installa e gestisce impianti, il trade-off è netto: i rendimenti operativi non sono mai stati così concreti, ma la finestra di investimento favorevole rischia di essere compressa da veti incrociati che nulla hanno a che fare con il vento.