Il secondo bando per 700 MW è fallito a causa di una sola offerta, bloccando metà del piano nazionale
Dei 1.400 megawatt di eolico offshore che la Lituania aveva messo a piano, solo 700 stanno effettivamente avanzando. L’altra metà è rimasta intrappolata in una gara andata deserta. Venerdì 3 luglio, Ignitis Renewables ha incassato l’approvazione ambientale per Curonian Nord dall’Agenzia per la protezione ambientale lituana, un passo avanti decisivo per il primo grande parco eolico marino del paese. Eppure il paradosso è tutto qui: un settore che prometteva di decollare si regge oggi su un unico pilastro.
700 MW sì, 700 MW no: il paradosso lituano
Il progetto Curonian Nord, da 700 MW, sorgerà a circa 37 chilometri dalla costa, su un’area di 120 chilometri quadrati. È il frutto della prima asta eolica offshore lituana, vinta già nel 2023 e ora in dirittura d’arrivo ambientale. Il secondo bando, sempre da 700 MW e pensato per raddoppiare la capacità nazionale entro fine decennio, è andato invece a vuoto: nell’ottobre dello scorso anno ha attirato un solo offerente, e la legge lituana impone almeno due partecipanti perché la gara sia valida. Il National Energy Regulatory Council (NERC) ha così dovuto dichiarare la gara non valida, congelando di fatto l’altra metà dell’ambizione offshore del paese.
Non si tratta di un incidente isolato. Dietro al flop della seconda asta c’è un mix di fattori che da mesi stanno ridisegnando la geografia degli investimenti nell’eolico marino: strozzature nella catena di approvvigionamento, prezzi dei componenti lievitati, rischi di esecuzione e pressioni macroeconomiche che, come ha segnalato Wood Mackenzie, hanno portato a cancellazioni di progetti, gare fallite e un calo dell’appetito al rischio degli sviluppatori su scala globale. Il caso lituano è una cartina di tornasole: mentre Curonian Nord tiene la rotta, il resto arranca.
La lunga rincorsa di Curonian Nord
Quel paradosso nasce da una storia travagliata. La genesi di Curonian Nord risale all’asta del luglio 2023, quando una joint venture tra Ocean Winds e Ignitis Renewables si aggiudicò il diritto di sviluppare il progetto. Il Consiglio nazionale per la regolamentazione energetica confermò la joint venture vincitrice della prima asta eolica offshore nell’ottobre successivo, dando il via a un percorso che però si è rivelato tutt’altro che lineare. Nel 2025, mentre il mercato globale iniziava a mostrare crepe, il progetto è stato sottoposto a una valutazione indipendente di Wood Mackenzie, incaricata da un gruppo di lavoro e condotta in autonomia rispetto al management del gruppo Ignitis. L’analisi ha soppesato investimenti, rischi e tempistiche, offrendo un quadro realistico delle insidie da affrontare.
Poche settimane dopo, la struttura proprietaria è cambiata. Nell’ottobre 2025 Ocean Winds ha ceduto la sua quota del 49% a Ignitis Renewables — una vendita della partecipazione di Ocean Winds che ha reso Ignitis l’unico proprietario del parco. Un passaggio che ha semplificato la governance ma ha anche concentrato su un solo soggetto l’intero rischio di sviluppo. La decisione positiva di Valutazione di Impatto Ambientale arrivata lo scorso 3 luglio — subordinata a un pacchetto di misure per proteggere l’ecosistema marino, la biodiversità e la pesca locale — rappresenta quindi un segnale di resilienza. Superare l’esame ambientale con condizioni gestibili, dopo un cambio di proprietà e in un contesto di mercato sfavorevole, è un risultato che tiene in vita l’unico progetto offshore lituano ancora in corsa.
Appuntamento al 2027
Superato lo scoglio ambientale, la tabella di marcia è segnata: il permesso di costruzione per Curonian Nord è atteso nel 2027, secondo quanto indicato dallo stesso sviluppatore. Le pressioni sulla catena di fornitura, l’aumento dei prezzi dei componenti e i rischi di esecuzione che hanno affossato il secondo bando restano però sullo sfondo. Ignitis dovrà gestire questi fattori con una macchina progettuale interamente sotto il proprio controllo, senza più il paracadute di un partner internazionale. I prossimi diciotto mesi diranno se la Lituania potrà davvero contare su un eolico offshore domestico o se Curonian Nord resterà un caso isolato. Appuntamento al 2027, con il permesso di costruzione come primo vero banco di prova.




