Il mercato fotovoltaico italiano si è spaccato in due

Il mercato fotovoltaico italiano si è spaccato in due

La crescita delle nomine di energy manager segnala una professionalizzazione che necessita di risorse per tradursi in progetti

Nel 2026 il settore dell’energia sconta un paradosso che si fa sempre più nitido. Da un lato la domanda di competenze tecniche nella pubblica amministrazione non è mai stata così alta, dall’altro i canali di finanziamento per i progetti fotovoltaici procedono a velocità diverse, con un governo centrale che rivede le regole per i grandi impianti e le regioni che provano a rispondere con bandi su scala ridotta. Oggi, 26 giugno, sono stati pubblicati 3 bandi (Lazio, Basilicata, Sardegna) per circa 9 milioni di euro, un importo che misura bene le distanze tra le ambizioni e gli strumenti disponibili.

Il boom silenzioso degli energy manager

Il segnale più interessante di una trasformazione in atto arriva da un dato amministrativo che raramente finisce sotto i riflettori: nel corso del 2025 le nomine degli energy manager in Italia hanno toccato il livello più alto degli ultimi vent’anni. Si tratta di una professionalizzazione che coinvolge comuni, province e uffici tecnici, e che indica come la gestione dei consumi energetici stia diventando un obbligo operativo, non soltanto un tema da convegni. Il dato acquista peso se lo si mette a confronto con la serie storica: mai così tante nomine volontarie, mai così tanta attenzione alla figura dell’energy manager da parte degli enti locali. Ma questa crescita di competenze ha bisogno di risorse per tradursi in progetti concreti, e qui lo scenario si complica.

Tre bandi, nove milioni: la risposta regionale

Ecco allora le iniziative regionali, come i tre bandi pubblicati il 26 giugno, che stanziano in totale circa 9 milioni di euro per Lazio, Basilicata e Sardegna. L’intervento laziale riguarda la manutenzione della viabilità e dell’illuminazione nell’Università di Tor Vergata, mentre le regioni Basilicata e Sardegna attingono ai fondi della programmazione 2021-2027 per interventi di riqualificazione energetica e mobilità sostenibile. La piattaforma QualEnergia.it PRO, che ogni giorno monitora bandi e finanziamenti locali, regionali, nazionali ed europei, raccoglie gare d’appalto per la fornitura di beni e servizi su energia, rinnovabili, edilizia, efficienza energetica e mobilità sostenibile. Appare comunque evidente la scala contenuta degli importi rispetto al fabbisogno di un paese che ha davanti obiettivi di decarbonizzazione vincolanti.

Mentre il governo centrale rivede le condizioni per i grandi impianti, le regioni provano a loro modo a finanziare la transizione, ma con numeri che fanno riflettere. Nove milioni di euro distribuiti su tre territori non bastano a colmare i vuoti lasciati da un quadro normativo nazionale che, sul fronte degli incentivi, sta alzando l’asticella proprio per i progetti di taglia maggiore.

Fer X e fotovoltaico: chi resta fuori?

Il decreto Fer X definitivo ha cambiato le condizioni di accesso agli incentivi per gli impianti fotovoltaici sopra 1 MW, creando un nuovo spartiacque. Con l’entrata in vigore delle nuove regole, per i grandi impianti sopra 1 MW cambiano le condizioni di accesso agli incentivi e aumenta il peso della qualità dei progetti: autorizzazioni, connessioni, localizzazione, bancabilità e tempi di realizzazione diventano discriminanti più rigidi rispetto al passato. In un mercato abituato a ragionare su economie di scala, questa stretta potrebbe rallentare lo sviluppo di parchi fotovoltaici di grande taglia, favorendo invece operatori verticalmente integrati, con competenze ingegneristiche e finanziarie robuste.

Il punto non è se il Fer X premierà i progetti migliori — è quello il suo scopo dichiarato — ma se il sistema nel suo complesso riuscirà a compensare il freno ai grandi impianti con una moltiplicazione dei piccoli interventi. I bandi regionali di oggi, pur utili per l’efficienza degli edifici pubblici e per la mobilità sostenibile, non hanno la potenza di fuoco necessaria a sostituire la capacità installata che i grandi sviluppi utility scale potrebbero portare in rete. E qui si inserisce un altro fattore: la crescente presenza di energy manager nei comuni potrebbe accelerare la fase autorizzativa e progettuale proprio per i piccoli e medi impianti, creando un canale di sviluppo diffuso ma frammentato, che dialoga poco con la programmazione centralizzata.

Nei prossimi mesi, il dato da tenere d’occhio sarà la distribuzione degli investimenti: se i bandi regionali moltiplicheranno i piccoli impianti mentre il Fer X frena i grandi sviluppi, il mercato fotovoltaico italiano potrebbe spaccarsi in due, con vincitori e vinti ancora tutti da definire. Da un lato gli operatori specializzati in progetti sotto soglia, capaci di muoversi agilmente tra fondi locali e autorizzazioni semplificate; dall’altro i grandi sviluppatori che dovranno dimostrare di saper soddisfare requisiti di qualità sempre più stringenti. La partita è aperta, ma i 9 milioni di euro stanziati oggi ricordano quanto sia ancora ampia la distanza tra le intenzioni e gli investimenti reali.

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