L’acquisto dei convogli era avanzato e Alstom ha sospeso lo sviluppo della tecnologia del progetto

Lo scorso 25 settembre la Banca europea per gli investimenti ha firmato un finanziamento da 80 milioni di euro al Gruppo FNM per il progetto TECHEU FNM Hydrogen Sustainable Mobility. I fondi, divisi in due tranche da 40 milioni l’una, coprono una parte di un costo complessivo stimato intorno ai 314 milioni di euro. L’operazione prevede l’acquisto di 14 treni a idrogeno per la linea non elettrificata Brescia-Edolo e di circa 40 autobus a idrogeno per diverse tratte lombarde.

Un prestito in controtempo

Il dettaglio che salta all’occhio è il calendario. Il primo dei 14 convogli a idrogeno era stato consegnato e presentato a Rovato, vicino a Brescia, nel febbraio 2025, più di un anno prima della firma con la BEI. In quella occasione si indicava la prima metà del 2026 come finestra per l’avvio del servizio commerciale sulla Brescia-Edolo. In altre parole, quando la banca ha sbloccato gli 80 milioni, il progetto era già in fase avanzata: il primo convoglio era già in Italia e la promessa di servizio era stata fissata a pochi mesi. Non si tratta di un finanziamento che apre un cantiere, ma di denaro che arriva a cose fatte, o quasi.

Il produttore che scende dal treno

Dietro i numeri c’è una scommessa industriale su Alstom. L’accordo firmato da FNM e Alstom del novembre 2020 prevedeva la fornitura a Trenord di sei treni a celle a combustibile a idrogeno, con un’opzione per altri otto. Dentro quella cornice è nato il progetto H2iseO Hydrogen Valley, del quale il treno a idrogeno è una componente.

Il punto è che Alstom, il produttore dei Coradia Stream a idrogeno di FNM, ha sospeso l’ulteriore sviluppo dei treni a idrogeno dopo che il governo francese ha ritirato i finanziamenti, come riportato da Gasworld. Non è una nota a margine: la società che costruisce i convogli per la Valcamonica ha messo in pausa proprio la tecnologia sulla quale FNM, BEI e SACE hanno appena puntato. Il progetto lombardo continua a essere presentato come una via per la decarbonizzazione del trasporto ferroviario, ma poggia su un fornitore che ha già rallentato la propria corsa.

La Hydrogen Valley che resta da finanziare

Eppure FNM, BEI e SACE presentano il progetto come un motore di transizione per la Lombardia. L’operazione, supportata da InvestEU e dalla garanzia Archimede di SACE, finanzierà i progetti innovativi del Gruppo FNM legati all’impiego dell’idrogeno nel trasporto. Nella lettura della BEI, il risultato atteso è un contributo alla transizione energetica e allo sviluppo di un sistema di trasporto più moderno e sostenibile in Italia.

Ma proprio qui il cerchio si stringe. I 314 milioni di costo complessivo non sono solo una cifra da bilancio: sono il perimetro di una scommessa che va dai treni agli autobus e all’impiego dell’idrogeno nel trasporto. Se il costruttore ha sospeso lo sviluppo della tecnologia, il nodo per i passeggeri della Brescia-Edolo non è soltanto sapere quando il servizio partirà. È capire con quale prospettiva industriale: pezzi di ricambio, aggiornamenti, assistenza tecnica e manutenzione evolutiva dipendono da un produttore che ha già spento parte della propria scommessa sull’idrogeno. Il finanziamento BEI copre l’acquisto e una parte della filiera, ma non scioglie la domanda più semplice: chi garantirà i pezzi di ricambio e la manutenzione, se il produttore non crede più nella tecnologia? Quando il treno a idrogeno entrerà in servizio in Valcamonica, potrebbe trovarsi con un convoglio nuovo e un futuro industriale già in discussione.