La riforma avviata a dicembre 2025 sposta l’attenzione sui tempi delle società di rete e sulle penalità per i ritardi

Immaginate di avere tutto pronto: il terreno, i permessi, il capannone o l’impianto, magari un cliente che aspetta con una data scritta nel contratto. Manca solo una cosa: l’allaccio alla rete elettrica. Non sapete quando arriverà e non avete nessuno a cui chiedere conto del ritardo. In Gran Bretagna questa attesa è diventata un problema nazionale, e il regolatore dell’energia, Ofgem, ha provato a cambiare le regole del gioco. Lo ha fatto con il documento “Connections End-to-end Review – Updated Proposals and Next Steps”, pubblicato l’8 dicembre 2025 e messo in consultazione fino al 27 febbraio 2026. Non è quindi una notizia di questi giorni: è una riforma avviata quasi un anno fa, di cui conviene capire la logica, perché sposta la discussione da “quanto è lunga la fila?” a una domanda più concreta: “chi paga se la rete non rispetta i tempi?”.

Il progetto è pronto, la rete no

Chi aspetta un allaccio non è semplicemente sfortunato. Secondo un rapporto di British Progress sull’accelerazione delle connessioni, i tempi per collegarsi alla rete superano i cicli contrattuali di data centre, edilizia residenziale e industria. Tradotto: un’azienda può firmare un contratto, costruire, assumere, e poi scoprire che l’elettricità arriverà quando quel contratto sarà già scaduto. È un costo che non compare in nessun preventivo, ma che può far saltare un investimento.

I numeri danno la misura dell’ingorgo. Secondo un’analisi dello studio Greenberg Traurig sulle riforme delle connessioni, i progetti bloccati in coda arrivavano a 739 GW, con oltre 1.700 nuove domande di connessione presentate nel solo biennio 2023-2024. Per avere un termine di paragone intuitivo, si tratta di una quantità di capacità enormemente superiore a quella che la rete britannica usa in un qualunque momento. Molti di quei progetti, è facile intuirlo, non sarebbero mai stati costruiti: ma occupavano comunque un posto nella fila.

Dalla fila per ordine d’arrivo alla fila per chi è pronto

Qualcuno ha già provato a riordinare questa coda. La revisione complessiva del sistema delle connessioni era stata annunciata per la prima volta già nel novembre 2023, all’interno del Connections Action Plan scritto insieme da Ofgem e dal ministero per la Sicurezza energetica e il Net Zero (DESNZ). La prima consultazione su quella revisione, chiusa a marzo 2025, aveva raccolto oltre 100 risposte, segno di quanto il tema toccasse da vicino sviluppatori, imprese e operatori.

Il cambiamento più visibile è arrivato ad aprile 2025, quando Ofgem ha approvato le proposte di NESO, il gestore del sistema elettrico, note come TMO4+. Il principio è semplice: si abbandona il criterio “primo arrivato, primo servito” per passare a “primo pronto e necessario, primo connesso”. Chi ha un progetto maturo e utile al sistema scavalca chi ha solo prenotato un posto. Secondo la pagina di NESO dedicata alla riforma, così sono stati sbloccati 381,5 GW di capacità pronta per la costruzione.

C’è però un dettaglio che dice molto su come funzionava il sistema. Dalla fine del 2023 le società di rete e NESO inviano ogni mese dati sulle connessioni all’associazione di categoria ENA, a Ofgem e al governo, ma lo fanno su base volontaria, “best endeavours”, perché nessuna regola le obbliga. Riordinare la fila, insomma, non garantisce che lo sportello lavori bene: chi controlla i tempi delle società di rete?

Quando il ritardo comincia a costare anche alla rete

È qui che le proposte di dicembre 2025 diventano interessanti per chi aspetta un allaccio. Secondo una sintesi in dieci punti della revisione, Ofgem intende scrivere nelle licenze delle società di rete condizioni prescrittive, con standard minimi di servizio. Non si tratterebbe di principi generici: le nuove condizioni punterebbero a sanzionare un servizio inadeguato in tappe precise del percorso, sia prima della connessione sia dopo che l’offerta è stata fatta, con alle spalle anche regole più generali basate su principi.

Cosa significa in pratica? Che un ritardo nel rispondere, nel preparare un’offerta o nel portare avanti i lavori smetterebbe di essere solo un problema di chi aspetta. Oggi l’equilibrio è sbilanciato. Come ricorda il comunicato con cui Ofgem ha presentato il pacchetto, esistono penalità per le scadenze mancate da parte delle società di distribuzione (DNO), mentre per le società di trasmissione non è prevista alcuna penalità. Il regolatore propone di rivedere entrambe le situazioni, con l’obiettivo di ridurre l’asimmetria di rischio tra chi sviluppa i progetti e chi gestisce la rete.

Per un’impresa la differenza è concreta. Se il ritardo ha un costo anche per l’operatore, i tempi indicati in un’offerta di connessione diventano qualcosa su cui si può pianificare, e non solo una stima. Va detto con onestà che proposte di questo tipo non accorciano da sole i cantieri né costruiscono nuovi cavi: cambiano gli incentivi, non la fisica della rete. La consultazione si è chiusa a febbraio 2026, e le fonti disponibili non dicono quanto di queste proposte sia poi entrato davvero nelle licenze.

Chi deve connettersi alla rete britannica, o chi guarda a quel modello da un altro Paese, ha quindi un criterio semplice per orientarsi. Il passaggio decisivo non sta nei gigawatt sbloccati, ma nel momento in cui il ritardo dell’operatore smette di essere un rischio a carico solo di chi aspetta. Il consiglio pratico è seguire le decisioni finali di Ofgem e verificare se standard di servizio e penalità più equilibrate finiscono nero su bianco nelle licenze: è lì che i tempi promessi diventano tempi esigibili.