La caverna di Huntorf sarà operativa nel 2028, ma la rete tedesca dell’idrogeno completa arriverà solo nel 2032
A Rüdersdorf, vicino a Berlino, EWE ha dimostrato che l’idrogeno si può stoccare in sicurezza sottoterra, in una caverna di prova da 500 metri cubi. A Huntorf, nella Wesermarsch, la caverna è circa mille volte più grande: circa 16 milioni di metri cubi standard di capacità di lavoro, con una scadenza fissata al 2028. È questo il salto descritto nel comunicato diffuso dal gruppo energetico EWE il 21 settembre, che annuncia l’affidamento a Bilfinger, fornitore internazionale di servizi industriali, della fornitura di un impianto di trattamento dell’idrogeno da parte della controllata EWE GASSPEICHER GmbH. Più che una notizia dell’ultima ora, il contratto è l’ultimo tassello di un percorso partito con i finanziamenti pubblici dell’estate 2024. E proprio per questo è utile guardarlo da vicino: è il primo vero banco di prova di una strategia che, sulla carta, ha tempi molto stretti.
Da 500 metri cubi a 16 milioni: il salto di Huntorf
Il punto di partenza è una prova riuscita. Nell’ambito di un progetto di ricerca nel sito di Rüdersdorf, EWE ha fornito la prova che l’idrogeno può essere conservato in caverne di sale senza rischi. L’azienda ha poi spiegato di voler trasferire le conoscenze maturate costruendo e gestendo quella caverna di prova da 500 metri cubi a strutture con un volume circa mille volte superiore, come quella di Huntorf. Detto così sembra un passaggio lineare. Non lo è: moltiplicare per mille la scala di un impianto significa affrontare problemi di gestione, pressione e qualità del gas che in laboratorio non si presentano allo stesso modo.
A Huntorf non si scava nulla di nuovo. Delle sette caverne del sito ne verrà riconvertita una sola, cioè una caverna di gas naturale dismessa, che dovrà essere trasformata per ospitare idrogeno e collegata alla dorsale tedesca dei gasdotti dedicati entro il 2028. C’è poi un secondo elemento di novità, meno visibile ma non meno rilevante: la tecnologia H2Dry, sviluppata da Bilfinger, verrà usata per la prima volta su scala commerciale proprio qui. In altre parole, a Huntorf si somma il salto di dimensione della caverna al debutto industriale di un sistema di trattamento del gas. Due incognite nello stesso impianto. Resta da capire chi abbia deciso che questo salto andava fatto adesso, e con quali soldi.
Il calendario della politica: 2024, 2028, 2032
Dietro il contratto c’è una decisione pubblica, non solo aziendale. Il progetto, articolato in quattro parti, rientra nel programma europeo IPCEI, gli Importanti progetti di comune interesse europeo, cioè lo strumento con cui l’Unione consente agli Stati di finanziare iniziative industriali considerate strategiche. Già nell’estate del 2024 il governo federale tedesco e il Land della Bassa Sassonia avevano approvato i finanziamenti. È qui che conviene distinguere i piani: l’approvazione dei fondi è l’atto politico, il contratto con Bilfinger è un passo di attuazione, e l’impianto funzionante resta un obiettivo dichiarato. Secondo EWE, la struttura è programmata per l’allacciamento alla rete centrale dell’idrogeno e per l’avvio delle operazioni nel 2028.
Il problema sta nel confronto tra le date. La rete centrale dell’idrogeno tedesca, quella a cui Huntorf dovrebbe collegarsi, raggiungerà la sua lunghezza complessiva di 9.040 chilometri solo nel 2032, secondo quanto indicato da KfW. Quattro anni dopo l’avvio previsto dello stoccaggio. Il serbatoio, insomma, arriva prima dell’infrastruttura completa che dovrebbe alimentarlo e prelevarne il contenuto. Non è necessariamente un errore: un sistema energetico nuovo ha bisogno di nodi già pronti quando i tubi arrivano, e uno stoccaggio è per definizione un’infrastruttura che deve esserci prima che il mercato si strutturi. Ma è una scelta che sposta il rischio.
Se la rete procede per tratti e la domanda industriale cresce lentamente, una caverna operativa nel 2028 potrebbe lavorare a lungo sotto la propria capacità. E poiché parte dell’investimento è coperto da fondi pubblici, il costo dell’eventuale attesa non ricade solo su EWE. Per le imprese che dovrebbero usare quell’idrogeno, invece, la domanda è più concreta: avranno accesso alla rete in tempo utile, e a quali condizioni? Il calendario regge solo se tutti i passaggi si incastrano: tecnologia, cantiere, allacciamento, domanda. Basta che uno slitti perché gli altri restino sospesi. E anche se tutto andasse secondo i piani, resta una questione di scala: quanto pesa davvero questa caverna nel sistema energetico tedesco?
Una caverna su sette
Allargando lo sguardo, le proporzioni si ridimensionano. A Huntorf viene riconvertita una caverna su sette, per circa 16 milioni di metri cubi standard di idrogeno. Per avere un termine di paragone, Uniper, uno dei maggiori operatori europei di stoccaggio di gas naturale, gestisce oltre 80 terawattora di stoccaggio sotterraneo tra Germania, Austria e Regno Unito. Huntorf è un progetto pilota industriale, utile per capire se il modello funziona fuori dal laboratorio. Una trasformazione del sistema è un’altra cosa.
La Germania, di fatto, sta costruendo il serbatoio prima di sapere quanto idrogeno ci metterà dentro. Non è detto che sia una scommessa sbagliata, ma è una scommessa. Le altre sei caverne di Huntorf seguiranno, e quando? E chi sarà pronto, nel 2028, a immettere e prelevare idrogeno da una rete che sarà completa soltanto quattro anni dopo? Sarà quella data a dire se Huntorf diventerà il modello da replicare o una caverna pronta ad aspettare una rete e un mercato che arrivano più tardi.




