Nel primo semestre 2026 gli ordini fermi sono calati del 12%, ma la Germania da sola ha installato 3,4 GW

Nel primo semestre del 2026 gli ordini fermi di turbine eoliche in Europa sono scesi del 12%, a 10,6 GW, come rileva il report ripreso in un’analisi sulle installazioni globali di turbine. È un numero che va letto accanto a un altro, in apparenza più rassicurante: secondo gli ultimi dati sull’eolico europeo di WindEurope, pubblicati il primo settembre, nello stesso periodo l’Europa ha installato 8,8 GW di nuova capacità, e il parco complessivo ha superato i 311 GW. I dati risalgono a quasi due mesi fa e riguardano un semestre chiuso a giugno: non sono una notizia dell’ultima ora, ma una curva da interpretare. Ed è una curva in cui ciò che si monta oggi e ciò che si ordina per domani non vanno nella stessa direzione.

Il numero che anticipa gli altri

Per capire perché gli ordini contino più delle installazioni bisogna guardare ai tempi dell’eolico. Una turbina che entra in funzione oggi è stata quasi sempre ordinata anni prima: gli 8,8 GW installati in Europa nel primo semestre, di cui 7,1 GW nei ventisette paesi dell’Unione, sono in larga parte il risultato di decisioni già prese. Raccontano il passato recente del mercato, non il suo futuro.

Gli ordini fermi, invece, sono contratti firmati per macchine che verranno consegnate e installate più avanti. Sono il termometro della pipeline, cioè della capacità che arriverà nei prossimi anni. Un calo del 12% in sei mesi non significa che il settore si stia fermando: 10,6 GW di ordini restano comunque più dei GW installati nello stesso semestre. Significa però che il flusso che alimenta le installazioni future si è assottigliato rispetto al periodo di confronto. E porta a chiedersi dove si concentri la crescita che vediamo adesso, e chi ne stia beneficiando.

Una crescita con un baricentro solo

La risposta, per quanto riguarda i paesi, è netta. Nel primo semestre la Germania da sola ha installato 3,4 GW, più di un terzo del totale europeo. Al secondo posto c’è il Regno Unito con 789 MW, al terzo la Spagna con 612 MW. Il distacco è di un ordine di grandezza: la Germania ha aggiunto più capacità di Regno Unito e Spagna messi insieme, moltiplicati per due. Il resto del continente si divide quello che rimane.

Anche la composizione del parco esistente dice qualcosa. Degli oltre 311 GW installati in Europa, 270,5 GW sono a terra e 40,9 GW in mare. Nonostante l’attenzione che riceve l’eolico offshore, il sistema europeo resta dominato dalla terraferma: l’offshore pesa per circa un ottavo della capacità complessiva. Vale la pena ricordare che si parla di potenza installata, cioè della capacità massima degli impianti, non dell’energia effettivamente prodotta, che dipende dal vento e dalle ore di funzionamento.

Poi c’è il lato dell’offerta, cioè chi costruisce le turbine. Qui il dato disponibile non riguarda il semestre ma l’intero 2025, e va preso come contesto. L’anno scorso i primi cinque fornitori per capacità installata fuori dalla Cina continentale sono stati Vestas con 12,9 GW, Nordex Group con 7,7 GW, GE Vernova con 5,8 GW, Siemens Gamesa con 5,4 GW ed Envision con 4,2 GW. La classifica è globale, non solo europea, ma indica quali aziende sono più esposte a un rallentamento della domanda su un mercato importante come quello europeo. Un calo degli ordini, se dovesse proseguire, si tradurrebbe prima nei loro portafogli e solo dopo nelle statistiche sulle installazioni. Resta aperta una domanda: una crescita così concentrata, sia per paese sia per fornitore, è una base solida per previsioni di lungo periodo?

Tre gigawatt in meno sulla carta

Lo stesso report d’autunno contiene una risposta parziale. WindEurope ora prevede che l’Europa installi 148 GW di nuova capacità eolica nel periodo 2026-2030, compresi gli 8,8 GW già montati nel primo semestre. Secondo questa stima, l’Europa arriverebbe a 436 GW complessivi. Nella precedente previsione di WindEurope sul 2026-2030 la cifra era di 151 GW. La differenza è di 3 GW su un orizzonte di cinque anni: un ritocco, non un crollo. Ma la direzione è quella degli ordini, verso il basso.

Dietro questi numeri c’è anche una posta occupazionale. Secondo l’ETIP, citato nella pagina dell’UE dedicata all’energia eolica, nel 2024 l’industria eolica dava lavoro a circa 380.000 persone nell’Unione. Le stime legate a REPowerEU prevedono che il numero salga a 936.000 entro il 2030. È una proiezione, non un risultato acquisito: più che raddoppiare gli occupati in sei anni presuppone una crescita delle installazioni sostenuta, e quindi un flusso di ordini che la regga.

Per capire se la limatura di quest’autunno resterà isolata, il dato da seguire è uno: gli ordini fermi di turbine del secondo semestre 2026, da confrontare con i 10,6 GW del primo. Se resteranno sotto quella soglia, è probabile che la previsione di 148 GW al 2030 venga rivista ancora, e con lei le stime occupazionali che le si appoggiano sopra.