Rimborso ETS alle centrali a gas: effetti sul prezzo finale da chiarire.
Chi decide il prezzo della tua luce
Sul mercato elettrico all’ingrosso il prezzo di ogni ora lo fissa l’ultima centrale necessaria a coprire la domanda, quella più cara. In Italia quella centrale è quasi sempre a gas. Secondo i dati del centro studi Ember, il gas ha pesato sul prezzo nell’89% delle ore del 2026 contro il 15% spagnolo. Il risultato, sempre secondo Ember, è che i prezzi medi dell’energia in Spagna si collocano sotto il costo dell’elettricità prodotta col gas e sotto quelli di altri Paesi europei con grandi parchi di centrali a gas. Detto in parole semplici: in Spagna nella maggior parte delle ore il prezzo lo fanno le rinnovabili,
in Italia quasi sempre lo fa il metano.
Questo spiega la logica del decreto. Le misure, come riporta la ricostruzione di Energy Connects, servono a rimborsare alle centrali a gas il costo dei permessi di emissione previsti dal sistema europeo di scambio delle quote, l’ETS. Poiché sono proprio quelle centrali a fissare tipicamente il prezzo marginale, il meccanismo toglierebbe di fatto gli oneri legati alla CO₂ dal prezzo pagato da tutti i consumatori, non solo da chi compra elettricità prodotta col gas. Il beneficio per la bolletta, quindi, ci sarebbe. Il problema è il segnale che si manda, proprio mentre l’Europa va nella direzione opposta.
Uno sconto sulla CO₂ mentre le regole si stringono
Il paradosso è questo: si alleggerisce il costo del carbonio per chi brucia gas nello stesso momento in cui quel costo è destinato ad allargarsi a nuovi settori. Già a marzo 2026, con il regolamento (UE) 2026/667 adottato l’11 marzo, l’Unione ha reso vincolante l’obiettivo di ridurre del 90% le emissioni nette di gas serra entro il 2040 rispetto al 1990. Lo stesso regolamento ha rinviato di un anno, al 1° gennaio 2028, l’avvio operativo dell’ETS2, il nuovo mercato del carbonio per edifici, trasporto su strada e altri settori, per dare agli Stati membri più tempo per prepararsi. Le aste delle quote ETS2, però, partiranno come previsto nel 2027.
Non è l’unico fronte. Dal 1° gennaio 2026 è entrato nella fase definitiva il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere, il CBAM, che applica un costo della CO₂ a una serie di merci importate. E lo scorso 17 luglio la Commissione europea ha proposto una revisione mirata dell’ETS con un doppio scopo dichiarato: rafforzare la competitività industriale europea e sostenere il raggiungimento dell’obiettivo 2040. Il quadro, insomma, non si sta allentando: si sta riorganizzando, con il carbonio che resta al centro.
Da dove parte l’Italia? Secondo il documento di inventario nazionale pubblicato da ISPRA, nel 2024 le emissioni territoriali di gas serra, escluse quelle legate a uso del suolo e foreste, sono state di poco più di 363 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente: circa il 30% in meno rispetto al 1990 e il 3,6% in meno rispetto al 2023. È un risultato vero, ma il 30% è ancora lontano dal 90% fissato per il 2040. In questo contesto, l’analisi dell’Istituto per la politica energetica della Bocconi segnala che una regolazione frammentata rallenta i progressi e lascia il Paese esposto agli shock di prezzo importati. Un rimborso sulla CO₂ fa da cuscinetto contro quegli shock, ma non riduce la dipendenza che li trasmette in bolletta.
Cosa cambia tra il 2027 e il 2028
Se il rimborso è un cuscinetto, che cosa può davvero cambiare chi fa il prezzo dell’elettricità? Le leve sono quelle che riducono le ore in cui comanda il gas: più rinnovabili, più reti, più accumuli. Le richieste non mancano. Secondo Terna, al 31 dicembre 2025 le domande di connessione per impianti rinnovabili con soluzione tecnica (STMG) accettata ammontavano a 328.977 MW, quasi 329 GW, di cui 139.006 MW al Sud, 74.426 MW in Sicilia e 47.520 MW in Sardegna. Molte di queste richieste non diventeranno impianti, ma il potenziale è concentrato proprio dove sole e vento abbondano. Servono anche sistemi per conservare l’energia: la prima asta MACSE di Terna, tenuta il 30 settembre 2025, ha assegnato 10 GWh di capacità di accumulo che entrerà in funzione dal 2028, a un prezzo medio ponderato di 12.959 euro per MWh all’anno.
Nel frattempo il costo del carbonio si avvicina a riscaldamento e trasporti. Lo scorso 30 settembre EEX, la borsa che gestisce le aste, ha pubblicato il primo calendario ETS2: aste dal 18 gennaio al 20 dicembre 2027, per un totale di 293.217.500 quote. Per le imprese il quadro è già concreto. Chi importa più di 50 tonnellate di merci soggette al CBAM deve chiedere lo status di dichiarante autorizzato. E c’è un settore in cui il prezzo dell’elettricità pesa più che altrove: in Italia circa l’89% della produzione di acciaio, secondo la Bocconi, arriva da forni elettrici ad arco alimentati a rottame. Per queste aziende ogni ora in cui il gas fa il prezzo è un costo diretto.
Per le famiglie, il biennio 2027-2028 porterà un costo del carbonio anche su riscaldamento e carburanti: chi sta pensando di cambiare la caldaia, isolare casa o rivedere come si sposta ha buoni motivi per valutarlo adesso, prima che quel costo entri nei prezzi. Per le imprese che importano merci soggette al CBAM o consumano molta elettricità, conviene verificare subito gli obblighi e quanto la propria spesa dipenda dal gas. Il criterio da tenere d’occhio è semplice: più degli sconti temporanei, contano le ore in cui il gas smette di fare il prezzo. Il sollievo vero in bolletta arriverà quando rinnovabili e accumuli faranno scendere quell’89%, non da un rimborso.




