Pannelli piatti posati da un treno: compromesso del 10% di resa, ma puntiamo a un impianto commerciale in Italia
Per chi progetta impianti fotovoltaici c’è una regola quasi sacra: il pannello va inclinato verso il sole. I 48 moduli che Sun-Ways ha posato tra le rotaie nelle montagne di Neuchâtel non lo sono. Stanno completamente piatti, distesi nello spazio tra i binari, senza alcun angolo di esposizione. Sembra un errore. Secondo la startup svizzera, però, la perdita di produzione dovuta alla mancanza di inclinazione è soltanto di circa il 10 per cento. Il progetto parte da questo compromesso, e da qui conviene leggere anche le notizie degli ultimi mesi: stando a quanto riportato da Startupticker lo scorso 25 agosto, Sun-Ways si prepara al suo primo progetto commerciale in Italia, dopo aver inaugurato quello che descrive come il primo impianto solare su rotaia al mondo compatibile con il traffico ferroviario.
Piatti, standard e posati da un treno
Rinunciare all’inclinazione ha senso solo se in cambio si ottiene qualcosa. Il primo vantaggio riguarda il formato dei moduli. Come ha spiegato un’analisi di Fast Company, Sun-Ways usa pannelli di dimensioni standard, mentre i concorrenti impiegano pannelli più piccoli appoggiati sopra le traversine. Un modulo standard è un prodotto di serie, con una filiera già esistente. Un pannello ridotto e su misura, invece, deve essere progettato apposta per quella superficie.
Il secondo vantaggio è il più interessante dal punto di vista ingegneristico: l’installazione non è manuale. Sun-Ways ha un treno dedicato che posa i pannelli tra le rotaie, una cosa che i concorrenti, secondo la stessa fonte, non offrono. Un pannello inclinato sporgerebbe dalla sagoma del binario e complicherebbe sia il passaggio dei convogli sia la posa automatizzata. Un pannello piatto, invece, può essere steso come un tappeto e rimosso quando serve. Il 10 per cento di resa perso è quindi il prezzo pagato per un cantiere meccanizzato. Resta da capire se il conto torna anche su un binario vero, in montagna, per un anno intero.
Un anno di binario a Neuchâtel
Il pilota svizzero ha dato le prime risposte. Secondo il resoconto di Euronews, la linea è stata attrezzata con 48 pannelli appositamente progettati, per una potenza complessiva di 18 kWp. In un anno l’impianto ha prodotto circa 16.000 kWh. Non sono numeri da centrale, e non vogliono esserlo: questo è un banco di prova, non un prodotto commerciale. Ma i risultati positivi dopo appena dodici mesi di sperimentazione rendono ora probabile l’installazione di un sistema permanente lungo lo stesso binario. È il passaggio che conta, quello da dimostratore temporaneo a infrastruttura.
Nel frattempo il raggio d’azione dell’azienda si è allargato. Nei mesi precedenti all’articolo di agosto, Sun-Ways ha firmato un accordo tecnologico con SNCF e lavora come esperto nell’imminente implementazione di sistemi solari su rotaia pronti all’uso nella rete ferroviaria francese, una delle più estese d’Europa. Ad agosto è arrivato anche il via libera del governo sudcoreano al primo progetto in Asia basato sulla sua tecnologia. Va trattato con più cautela l’interesse di altri Paesi: secondo il CEO e fondatore Joseph Scuderi, che ha incontrato diverse delegazioni asiatiche durante il pilota svizzero, Cina, Singapore e Indonesia avrebbero manifestato un forte interesse per la soluzione. È una dichiarazione dell’azienda, non un contratto. Un impianto da 18 kWp, insomma, dimostra che la tecnologia funziona. Non dimostra ancora che regga quando l’obiettivo si misura in gigawatt.
L’Italia e il salto ai gigawatt
In Italia la questione diventa una faccenda di scala. Da una parte ci sono i 18 kWp di Neuchâtel. Dall’altra c’è un obiettivo governativo, ricordato da Startupticker, di aggiungere 2 GW di energia solare alla rete ferroviaria. Gli impegni di FS Group vanno nella stessa direzione: secondo un comunicato del gruppo ferroviario italiano, l’obiettivo è installare oltre 1 GW di capacità rinnovabile entro il 2029 e circa 2 GW entro il 2034, coprendo fino al 40 per cento del fabbisogno elettrico complessivo. Tra il pilota svizzero e il traguardo italiano c’è un fattore di grandezza di circa centomila.
A questa scala, le due scelte di progetto di Sun-Ways diventano decisive. Con moduli standard si può contare su volumi di approvvigionamento che un pannello su misura difficilmente raggiungerebbe. La posa con un treno dedicato, poi, incide sul vero collo di bottiglia di qualsiasi intervento ferroviario: il tempo in cui la linea resta impegnata dal cantiere. Su chilometri di binario, installare a mano pannelli piccoli sopra le traversine significherebbe moltiplicare ore di lavoro e finestre di interruzione. Ad agosto il primo progetto commerciale italiano di Sun-Ways era atteso «nei prossimi mesi». Sarà quello il primo vero test di un prodotto, e non più di un prototipo.
I limiti vanno detti con chiarezza. Il dato del 10 per cento di resa persa è una stima dell’azienda. Il pilota copre un solo anno e un solo sito. Della manutenzione tra i binari su larga scala, nelle fonti disponibili, non si dice nulla di misurato. Il compromesso conviene solo se posa e interventi restano rapidi quanto promesso.
Per chi gestisce una rete ferroviaria, il punto non è il pannello ma il cantiere. Un 10 per cento di energia in meno è un prezzo accettabile se l’installazione avviene con un treno, con moduli standard e senza fermare la linea più del necessario. Se il primo progetto commerciale in Italia lo confermerà, il binario diventerà una superficie fotovoltaica come le altre. In caso contrario, quel 10 per cento smetterà di essere un buon affare.




